Passerelle e rotonde nell'oceano del debito

Caro Marco, condivido quanto mi scrivi: nell'oceano del debito pubblico confluiscono anche i fiumi e i ruscelli delle amministrazioni locali
06/02/2012

Caro Marco, condivido quanto mi scrivi: nell'oceano del debito pubblico confluiscono anche i fiumi e i ruscelli delle amministrazioni locali. Le quali raramente sono delle vere case di vetro, come dovrebbero essere. Sindaci e assessori al bilancio riescono a giustificare tutto, anche le spese superflue. Ho cercato in Internet il resoconto finanziario 2010 di alcuni comuni, ma inutilmente. Probabilmente per consultare tali bilanci dovrei recarmi presso gli uffici competenti nei rispettivi municipi. E per i successivi bilanci attendere siano esposti nell'albo pretorio (siamo ai tempi che Berta filava). La trasparenza, però, vorrebbe fossero resi disponibili attraverso gli strumenti più avanzati. Ma forse è pretendere troppo. O forse agli amministratori fa comodo così.
Ricordi sicuramente il detto popolare: "Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere". Fra le interpretazioni, calza a fagiolo questa: "in senso generale, il proverbio può indicare la volontà di tenere nell'ignoranza i sottoposti, per poterne facilmente approfittare". E' malevola?
Le passerelle lacustri gardesane, ad esempio, sono una delle invenzioni recenti per spendere denaro pubblico. Naturalmente, in tempi di vacche grasse, nessuno avrebbe da eccepire. E alcune sono necessarie, anche se fino ai giorni nostri non si è sentita l'esigenza di tali manufatti, spesso deturpanti. A giustificazione un sindaco ha dichiarato: "Non hanno avuto costi per il Comune".
Prendendo per vera la dichiarazione, c'è da chiedersi se non sarebbe stato più saggio ed esemplare rinunciare a contributi che finiscono nell'oceano del debito pubblico. Le passerelle, inoltre, richiederanno manutenzione, essendo di legno, con spese conseguenti. C'è anche da chiedersi se l'ente che ha erogato i finanziamenti, non poteva - e doveva - dirottare tale denaro su iniziative sociali più utili.
I sindaci affermano: "Le passerelle piacciono". Il gradimento della popolazione potrebbe essere accertato solo attraverso un referendum, istituto ignorato a livello comunale, contrariamente a quanto avviene nei Cantoni della Svizzera, dove si vota anche per spostare una fontana. Ma forse gli amministratori che si autoassolvono non conoscono un altro detto popolare che ben spiega il loro atteggiamento: "Non domandare all'oste se il vino è buono". Tradotto significa: "non chiedere all'interessato la qualità della sua merce, perché il suo giudizio non sarà mai oggettivo".
Le passerelle, caro Marco, fanno il paio con le rotonde. Abbiamo strade dissestate, ma ovunque rotonde a non finire. L'ho costatato anche transitando per strade secondarie, in genere con traffico ridotto.
Tutto a conferma di come si possono alimentare i rigagnoli del debito pubblico. Opere che creano lavoro, affermerà qualcuno. Ma non sarebbero più opportuni - a questo fine - investimenti nella manutenzione del territorio, mettendo ad esempio in sicurezza torrenti e fiumi, anche ripulendoli? E ancora prima ci sono strutture per handicappati che richiedono urgente aggiornamento!




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