Unione comuni: scelte delicate

Egregio direttore, qual è il bilancio delle Unioni dei comuni nella nostra provincia?
06/02/2012

Egregio direttore, qual è il bilancio delle Unioni dei comuni nella nostra provincia?
A questo curioso interrogativo si dava una risposta già su Bresciaoggi del 18 gennaio scorso: "Unione dei comuni, che fatica!". Invero è questo il clima ed il bilancio delle unioni dei comuni bresciani (della Valcamonica nel citato articolo), nel senso che le già precarie finanze comunali sono messe alla prova dai recenti provvedimenti, che il collega Bozzoli di Passirano ha ben messo in luce nell'affollata riunione sul tema spinoso, organizzata da Acb e dall'associazione dei segretari "Vighenzi".
Che fare entro il 17 marzo 2012? Invero i piccolissimi comuni (sotto i 1000 ab.) non ci saranno più dalla scadenza naturale dei loro rispettivi consigli: d'altronde tenere in vita un paesino di 27 anime non ha molto senso e quindi obbligare l'accorpamento dei piccoli enti è ciò che ha stabilito il decreto Salva Italia e prima di esso la legge n.148, ma come nel passato, incentivare le unioni e le convenzioni dei comuni piccolissimi. La prima forma (l'unione del piccolissimo comune con altri della medesima dimensione) è una successione a titolo universale (ad invarianza di spese), mentre l'unione dei comuni minori, fino a 5.000 abitanti, è una forma di successione a titolo particolare di ben 6 funzioni amministrative a breve e questi comuni minori dovranno attrezzarsi per la gestione associata allo scopo di parare tagli e contabilità conforme al patto di stabilità interno, al fine di conseguire economie di scala sia per i servizi rientranti nelle "funzioni fondamentali " e sia per la gestione dell'apparato burocratico.
Il presidente dell'unione dei piccolissimi comuni farà le veci del sindaco dei comuni di origine, mentre quello dell'unione minore (sopra i 1000 ab.) sarà presidente inter pares e di qui la "fatica" di gestire la "plancia di comando", come si evidenziava nell'articolo citato. Attenzione quindi a non fare "unione miste" (fra enti piccolissimi ed enti sopra i 1000 ab.) perchè si rischia di imbattersi in una fatica per via della contabilità nonché, come s'è detto, della doppia veste del presidente dell'unione.
Scegliere una via apparentemente mediana come la convenzione per i comuni sotto i 1000 ab. può essere una strada a "tempo" nel senso che comunque alla prima scadenza ci sarà un sindaco senza giunta, con l'obbligo da subito di gestire tutti i servizi con un altro comune vicino e/o lontano, magari imposto dalla regione! Per cui alla fine la soluzione dell'unione rimane la strada obbligata con vantaggi ed incentivi che anche la regione può ancora prevedere (dell'oggi c'è certezza!). Una scelta che non esclude poi altri passi e convenzioni ulteriori per conseguire economie di scala. Un segretario comunale dell'unione può rappresentare una conveniente scelta (già peraltro sperimentata nelle unioni provinciali), per la penuria di segretari, oggi alla prese con vari enti convenzionati per coprire moltissime sedi vacanti, nonostante gli ultimi (con il contagocce) ingressi dei neo vincitori (Coa3).
Antonio Pètrina
SEGRETARIO PROVINCIALE DELL'UNIONE SEGRETARI COMUNALI E PROVINCIALI DELLA PROVINCIA DI BRESCIA




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