Riqualificazione della Maddalena

Gentile direttore, mi permetto di chiedere uno spazio sul vostro giornale per ribattere come cittadina bresciana ad alcune affermazioni contenute nell'articolo «Maddalena, avanti tutta», pubblicato il 22 gennaio 2012
08/02/2012

Gentile direttore, mi permetto di chiedere uno spazio sul vostro giornale per ribattere come cittadina bresciana ad alcune affermazioni contenute nell'articolo «Maddalena, avanti tutta», pubblicato il 22 gennaio 2012, nel quale vengono ampiamente citate le dichiarazioni dei tecnici del Parco delle Colline sullo stato di salute del monte e sugli interventi di disboscamento.
Dal momento che io stessa insieme a familiari, amici, conoscenti frequento la Maddalena tutte le settimane, vorrei far presente che le cose non stanno proprio così come viene detto e credo che chiunque lo possa verificare. Il Parco delle Colline non sembra, come si scrive nell'articolo «in buona salute». Sopravvive con una qualità della vita appena accettabile, e comunque quasi prodigiosa se consideriamo le «cure» che gli vengono prodigate dai nostri amministratori...
Partirei dalle dichiarazioni conclusive sulla pista di downhill che si snoda per qualche chilometro, con diverse varianti intrecciate, dalla cima della Maddalena fino alla Margherita (e oltre) e che è stata ottenuta con la creazione di profondi avallamenti e di ben pronunciati dossi artificiali (realizzati probabilmente con l'intervento di ruspe), di trampolini che sono spesso vicinissimi ai sentieri pedonali e, in alcuni casi, forse per maggiore divertimento, prevedono lo scavalcamento aereo dei sentieri medesimi. Potrei allegare una fotografia dello scavalcamento del sentiero delle Pozze, in un tratto dove non è possibile, né per chi cammina, né per chi scende in bicicletta, l'avvistamento reciproco. La pista di cui si parla, dunque, non segue «l'andamento naturale del parco», come è dichiarato dai tecnici, ma piuttosto ne stravolge l'orografia (per non dire dei grossi castagni tagliati lungo il percorso) e non è nemmeno vero che sono state «cancellate» le «modifiche apportate» per la gara che si è svolta in settembre (basterebbe andare a vedere). L'area dietro alla Margherita (indicata come lotto numero 11 nel progetto), già disboscata con un taglio a raso del robinieto nella primavera 2011, è stata tagliata nuovamente dalle motoseghe nelle settimane precedenti la gara, perchè i ricacci delle robinie erano in pochi mesi ricresciuti fittissimi, fino a 3-4 metri, nonostante i due passaggi, estivo e autunnale, di 600 pecore che avrebbero dovuto mangiarseli, e che, invece, si sono gustate le novelle piantine, virtuali «alberi pregiati di querce, frassini e castagni», del recente rimboschimento.
Vale la pena di notare che l'esecuzione del taglio a raso del bosco, oltre ad essere una grave minaccia per quella biodiversità che si vuole salvare, presenta evidenti difformità rispetto al progetto definitivo approvato che prevede diradamenti e tagli selettivi. D'altra parte, per l'eliminazione della robinia, il taglio è decisamente sconsigliato dalla normativa perchè controproducente.
Siamo tutti d'accordo sulla salvaguardia della biodiversità e sull'opportunità che «la vegetazione deve essere curata e sfoltita», ma gli interventi del comune non hanno ottenuto e non potranno ottenere questi risultati perchè, come spiegano ambientalisti esperti, anche in scienze forestali, non è stata seguita scrupolosamente la buona normativa in materia. Sorvolo, per non dilungarmi, su altre affermazioni contenute nell'articolo, per esempio sul ripristino delle praterie aride (che non sono caratteristiche dell'ambiente montano di cui si parla) e sul problema delle frane. Mi sembra che le cause siano indicate dai tecnici del parco in modo un po' approssimativo.
L'attenzione al problema appare contraddetta dalla notevole quantità di legname e di residui del disboscamento che sono rimasti ammassati e mai rimossi in numerosi invasi e impluvi. Inoltre, non è sempre vero che pulizia e sfoltimento evitano le frane, né che «la vegetazione il più fitta possibile» le può favorire perchè «appesantisce il terreno» (basta vedere gli effetti di contenimento esercitati proprio dalla fitta vegetazione sulle frane di rocce avvenute lo scorso anno sul versante della Maddalena verso Botticino).
Con lo stesso denaro investito nel progetto di «riqualificazione» della Maddalena, del quale buona parte se n'è già andato in consulenze varie o in interventi che si sono rivelati inutili, per non dire dannosi, si sarebbe potuto prevedere un piano di manutenzione ordinaria (non straordinaria) e sistematica, di cura, di pulizia, di salvaguardia, di interventi mirati e oculatamente selettivi per molti anni... Purtroppo il Parco delle Colline, fin dalla sua istituzione, è sembrato sordo alle continue sollecitazioni dei cittadini. Mi sono perfettamente identificata in una bella lettera scritta nei mesi scorsi nella quale si descrive una «corsettina» domenicale in Maddalena come un percorso ad ostacoli. Non è difficile immaginare quali pensieri si affollino nella mente di chi, in una bella giornata dedicata alla famiglia e al tempo libero, arriva dalla città in cima alla Maddalena, magari con figli e cane al seguito: non credo si limiti a congratularsi con se stesso per essere sfuggito alle fucilate dei cacciatori, ai pallettoni destinati ai cinghiali, alle frecce lanciate dalle balestre del tiro a segno, alle biciclette-bolidi del downhill, alle carabine del Soft Air (pratica ludico/sportiva del Dark Arrow Group, così definita dai cartelli distribuiti sui sentieri dove si svolge non si capisce bene quale finto scontro paramilitare), al «pericolo» di «elevate radiazioni non ionizzanti» (vedi i cartelli in cima al sentiero n.6-3v), e via dicendo. E che potrà rispondere alla sua bambina che gli chiede: «Ma che cos'è un parco, papà?»
Muri diroccati continuano a crollare sui sentieri, oggetto di nessuna (o scarsissima) manutenzione. Sentieri molto antichi sono stati chiusi, o ridotti a squallide trincee, da alte e impenetrabili recinzioni private, talvolta perfino utilizzati come discariche e fogne (abbiamo segnalato più volte da anni la discarica sul sentiero n.4, in prossimità del tornante dopo il Gottardo; un mese fa ci hanno buttato contenitori, spero vuoti, di materiale tossico). Sentieri belli e importanti (nn. 3, 5, 12, ...) rimangono interrotti dalla caduta di alberi che nessuno si preoccupa di rimuovere; né si è mai provveduto a rendere sicuri alcuni tratti del loro percorso in prossimità di forre, dirupi, grotte, etc.
Completamente ignorata la cura della processionaria (o vogliamo che i pini della Maddalena muoiano tutti perchè non «autoctoni»?) Nessuno sa nulla dei frequenti tagli eseguiti da privati (oppure si chiude un occhio?). Per la seconda volta in un anno sono state abbattute numerose querce sul dosso dove si incrociano i sentieri n.4 e n.2, ai margini del bosco del Buren (tanto che una variante del n.2 è ormai interrotta e non più percorribile).
L'elenco potrebbe continuare e si aggiungerebbe alle molte, significative, a volte accorate, segnalazioni di tanti altri cittadini sulla stampa locale, su riviste come il semestrale Adamello del Cai e soprattutto in rete. In molti ancora, forse ingenuamente, ci chiediamo perchè la partecipazione e i contributi dei cittadini per la difesa dell'ambiente in cui viviamo e cresceranno in nostri figli restano inascoltati o, peggio, considerati opera di rompiscatole incompetenti.
Annamaria Guerrini




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