Mistero infinito di un incontro
Caro direttore, il fascino misterioso di un incontro amoroso lascia sempre spazio alla fantasia. Non parlo dell'incontro fugace, primaverile, ma di quello che sorregge un'esistenza a due, vincendo la precarietà del Tempo. Destino o casualità?Caro direttore, il fascino misterioso di un incontro amoroso lascia sempre spazio alla fantasia. Non parlo dell'incontro fugace, primaverile, ma di quello che sorregge un'esistenza a due, vincendo la precarietà del Tempo. Destino o casualità? Un'interpretazione provvidenziale lascia al Creatore tutta la volontà di spingere due creature una verso l'altra ponendole sulla medesima strada, alla loro insaputa. Toccante rimane la scena descritta da Giovanni Guareschi quando, davanti a un Don Camillo perplesso di fronte all'unione di due ragazzi appartenenti a famiglie rivali, la giovane innamorata spiega, con disarmante semplicità: "non ci siamo cercati, ci siamo trovati".
Poco importa, quindi, le distanze sociali o quelle geografiche, fondamentale rimane invece il momento storico dell'incontro, ridotto talvolta a frazione di secondi.
Un'altra spiegazione di ordine newtoniano porta a pensare che due corpi s'incontrano attratti da una forza richiesta dalla legge sulla gravità. Poco romantico ma plausibile. L'incontro può apparire ancora come una mappa geografica le cui coordinate risiedono nell'Ignoto e sembrano uscire da un caos ad un tratto misteriosamente disciplinato.
L'amore rimane dunque una materia difficile da definire per i numerosi elementi che la compongono. Nel film Porto delle Nebbie di Marcel Carné (1938), la bellissima Michèle Morgan sprofonda il suo sguardo sublime in quello di Jean Gabin e mentre quest'ultimo le confessa che "un uomo e una donna non possono capirsi (
), non parlano la stessa lingua", lei, senza esitazione e con grande dolcezza, risponde: "forse non possono capirsi ma possono amarsi".
E come per tutte le cose preziose e indispensabili, le parole non spiegano, non giustificano ma aspettano solo di essere vissute. Ecco che l'amore diventa vita e se una coppia prende forma perché questa forma si mantenga nel tempo, corpo e spirito devono rimanere indissolubili come lo ricordano le parole scritte da Herman Hesse nel Siddartha (1922): "dopo una festa d'amore gli amanti non devono separarsi se non compresi di reciproca ammirazione, se non vinti e vincitori a un tempo, cosicché in nessuno dei due insorgono sazietà e squallore il sentimento cattivo di aver abusato o di aver subito un abuso".
Ammirazione, meraviglia, forse la chiave di questo mistero infinito
Giulia Deon
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