La partita non è chiusa
Ha ragione l'on. Cesare Damiano, già ministro del lavoro, a sostenere che la partita sulle pensioni non è chiusaHa ragione l'on. Cesare Damiano, già ministro del lavoro, a sostenere che la partita sulle pensioni non è chiusa. Ha ragione Bersani a dire che la riforma conteneva, e contiene tuttora, inutili asprezze, che nulla avevano e hanno a che vedere con l'equità.
Alcune asprezze, grazie ad emendamenti tenacemente voluti da parlamentari del PD, sono state in parte superate: l'attenuazione parziale dello scalone per i lavoratori precoci; l'eliminazione della penalizzazione prevista per coloro che avendo i requisiti per il pensionamento anticipato (si chiama così ora la pensione di anzianità) non raggiungono i 62 anni; maggiori garanzie per i cosiddetti "esodati", cioè quei lavoratori che, a seguito di accordi sindacali e/o individuali, attraverso l'utilizzo degli ammortizzatori sociali o l'autorizzazione al versamento di contributi volontari, sarebbero approdati alla pensione.
Non è ancora sufficiente, perché sfugge a quale concetto di equità sia riconducibile il fatto che i lavoratori precoci della scuola non debbano rimanere nel vecchio regime almeno fino ad agosto 2012 e che ancora oltre 70.000 lavoratori esodati, in gran parte con un'età superiore ai 55 anni, rischino di restare senza pensione e senza lavoro.
Bene sta facendo il PD a battersi in Parlamento perché questi due aspetti, in particolare, siano superati, espungendo dal nuovo sistema palesi elementi di ingiustizia.
Sono convinto che queste contraddizioni si sarebbero potute evitare se alla riforma si fosse giunti con un percorso di concertazione con le parti sociali, che non è un ferro vecchio. Sarà fondamentale per dare alla riforma la seconda gamba: quella delle tutele e garanzie per coloro che hanno da poco iniziato o inizieranno il percorso lavorativo e le cui pensioni, in assenza di nuove normative, saranno irrisorie.
E sarà fondamentale, la concertazione, affinché la riforma del lavoro, su cui il confronto governo-parti sociali è nella fase iniziale, segni davvero il superamento del dualismo del mercato del lavoro (e del suo enorme carico di precarietà), che è una delle principali cause della bassa competitività italiana. Altro che art. 18, la cui eliminazione reintrodurrebbe, sotto altre forme, quel dualismo che tutti, ormai, reputano l'ostacolo da rimuovere.
La volontà, da entrambe le parti, di giungere ad un accordo è decisiva perché si imbocchi la strada giusta. Una questione così enorme non può essere aggredita se è la fretta a fare da consigliera.
Paolo Pagani
DELLA SEGRETERIA PROVINCIALE PD
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