Cosa vuol dire essere precario

Egregio direttore, dopo le sparate del Capo del Governo e dei suoi ministri ("Il posto fisso è monotono"), mi chiedo: quando hanno sostenuto, loro, l'ultimo colloquio di lavoro? Quand'è stata l'ultima volta in cui hanno frequentato, osservato, parlato con giovani non privilegiati?
15/02/2012

Egregio direttore, dopo le sparate del Capo del Governo e dei suoi ministri ("Il posto fisso è monotono"), mi chiedo: quando hanno sostenuto, loro, l'ultimo colloquio di lavoro? Quand'è stata l'ultima volta in cui hanno frequentato, osservato, parlato con giovani non privilegiati?
Per darci lo zuccherino, ci fanno una battuta, con una pacca sulla spalla: "Ma perché vuoi il posto fisso?! Guarda il lato positivo del precariato: impari un sacco di cose diverse, incontri persone nuove!". Niente di più falso. Lasciamo stare per un attimo i discorsi sulla concessione dei mutui; essere precario vuol dire fare decine di colloqui con esito negativo (con conseguente effetto deprimente), trovare solo lavori scarsamente professionalizzanti (con conseguente stallo nell'aggiornamento del curriculum), non seguire alcuna formazione, essere assunti sempre con la qualifica e il livello più bassi possibile (ed è tutto legale!) e, quando si superano i 35-40 anni, essere esclusi dal mondo del lavoro, perchè si è considerati troppo vecchi!
Il tutto è poi mischiato, da quel che, invece, le Aziende richiedono al lavoratore: puntualità, flessibilità, turnazione (notte compresa) nelle mansioni e negli orari, accondiscendenza, fiducia nell'Azienda e nel progetto, abnegazione, ecc. ecc.
E dulcis in fundo, inoltre, il ministro Cancellieri poi ha aggiunto un'altra "sparata", a ciò che si era già detto: gli italiani vogliono lavorare vicino a mamma e papà (bamboccioni!). Lo ripeto per l'ennesima volta: "Non mi risulta che ci siano tanti posti di lavoro vacanti perché non si riesce a trovare nessun italiano pronto a trasferirsi".
Promemoria: nel nostro paese abbiamo circa quattro milioni di disoccupati! Pongo una semplicissima domanda, rivolta a chi ci governa: di chi è la colpa?!
Andrea Delindati
MANERBIO




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