L'«alternativa» della mobilità
Caro direttore, rimango un po' perplessa sul concetto di mobilità lavorativa presentato come modello alternativo per superare la crisi economica italianaCaro direttore, rimango un po' perplessa sul concetto di mobilità lavorativa presentato come modello alternativo per superare la crisi economica italiana. Il Professore Monti, salito di nuovo in cattedra, spiega, attraverso un mezzo pubblico come la tv, a milioni d'italiani angosciati per il loro futuro e bisognosi di conforto, che il posto fisso è "noioso", completamente "dépassé" dai nuovi orientamenti economici. Si vorrebbe far credere e dar da intendere che la mobiltà non è una condanna ma una grande opportunità.
Lasciare il proprio territorio, la propria famiglia e altri legami per lavorare non solo in un'altra regione ma addirittura all'estero, obbligati e non per scelta, non ha nulla di entusiasmante e le pseudo spiegazioni filosofiche esistenziali del nostro Premier non sono del tutto convincenti. Viene da pensare che dietro a tutto questo vi sia un vecchio cliché: Italiani, popolo di emigranti.
Tenendo conto della già avviata fuga di cervelli e di giovani volonterosi e promettenti, con qualli risorse umane si pensa di ricostruire l'Italia?
Giulia Deon
LONATO DEL GARDA
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