Un confronto senza «steccati»
Meraviglia leggere, nel resoconto del vostro giornale, sul convegno per il «Giorno del Ricordo» al San Barnaba, le parole di commento dell'assessore Arcai che purtroppo non era presente e, perciò, non ha potuto sentire i relatori Paolo Cittadini e Milovan PisarriMeraviglia leggere, nel resoconto del vostro giornale, sul convegno per il «Giorno del Ricordo» al San Barnaba, le parole di commento dell'assessore Arcai che purtroppo non era presente e, perciò, non ha potuto sentire i relatori Paolo Cittadini e Milovan Pisarri. Sono stati due interventi che, proprio nel solco delle parole del Presidente Napolitano, hanno voluto ricordare una «memoria negata» e, nello spirito della legge, hanno illustrato alcuni aspetti della «complessa vicenda del confine orientale». Due racconti: uno sulla storia dell'esodo che, è stato detto, ha visto, per oltre una decina d'anni trecento mila persone abbandonare quelle terre, perse a causa della guerra scatenata dal fascismo. L'altro è stato il racconto di come la guerra è stata vissuta dall'altro lato dell'Adriatico.
Una memoria fatta nel ricordo di occupazioni, violenze, saccheggi, rappresaglie, deportazioni di donne, vecchi e bambini ad opera delle truppe nazi-fasciste e delle milizie loro collaborazioniste. Non è stato un caso che i relatori fossero due giovani di trent'anni. Le vecchie generazioni continuano a dimostrare di essere ancora chiuse nel proprio dolore e nel ricordo solo delle proprie sofferenze.
Non possiamo dimenticare che la storia di quelle terre è stata profondamente segnata da componenti irredentistiche xenofobe e razziste dei primi del '900 che poi sono confluite nelle crescenti politiche anti-slave del fascismo fino all'invasione della Jugoslavia nel 1941 e al campo di sterminio nella risiera di San Sabba a Trieste. Ben venga, dunque, il confronto tra due giovani storici che riescono a dialogare senza gli steccati ideologici dei vecchi nazionalismi, in un'epoca di globalizzazione in cui il futuro sembra essere nelle mani delle agenzie di valutazione economica e finanziaria («rating»).
Dopo 60/70 anni da quelle vicende, è venuto il momento di ricordare le vittime di entrambe le parti. Non si fa memoria negando il diverso ruolo di aggrediti e aggressori, ma cercando di capire le radici e le dinamiche che hanno portato a tanta reciproca violenza. Ad esempio, è in questo senso che abbiamo vissuto la scelta di Manlio Milani per il suo non capito e discusso incontro con Casa Pound. Si può capire la sorpresa di chi, scopre per la prima volta il racconto «dimenticato» della crudeltà e delle sofferenze inflitte agli altri. Meno si può capire chi di una storia di parte si è fatto pretestuoso paladino, raccontando solo ciò che gli fa comodo per ragioni di interesse e di facile consenso.
L'aver voluto ricordare la complessità di quelle vicende, proponendo il punto di vista che emerge anche dai documenti degli archivi di Belgrado, non può essere che un titolo di merito per la Casa della Memoria. In un'Europa in cui spariscono i confini, è il tempo che anche la nostra storia si confronti con la storia degli altri, non per negare, ma per confrontare e condividere pagine del nostro comune passato. Non è stato che un primo passo, ma siamo convinti che questa sia la strada da percorrere, fuori da antistorici revanscismi e da reciproci anatemi ideologici, cercando, in nome della verità, una strada di riconciliazione.
Adriano Moratto
BOTTICINO MATTINA
Tweet