Cosa ci insegna il caso degli olmi

Gentilissimo direttore, dopo lungo peregrinare da una perizia all'altra, finalmente, gli olmi di Via Longhi sono stati potati. Una vicenda tortuosa che è costata una cifra spropositata in infruttuose consulenze che hanno a loro volta veicolato inutili polemiche.
17/02/2012

Gentilissimo direttore, dopo lungo peregrinare da una perizia all'altra, finalmente, gli olmi di Via Longhi sono stati potati. Una vicenda tortuosa che è costata una cifra spropositata in infruttuose consulenze che hanno a loro volta veicolato inutili polemiche.
La conclusione della vicenda corrisponde esattamente a quanto i residenti hanno sostenuto sin dall'inizio, supportati da valide motivazioni tecniche che hanno rafforzato la legittima determinazione nell'attribuire valore al verde urbano in una città che soffre l'inquinamento quotidiano.
Le risibili accuse di becero romanticismo ambientalista, che i professionisti incaricati dal Comune hanno inteso rivolgere ai cittadini che si sono mobilitati per impedire la distruzione di un patrimonio consolidato in cinquant'anni di storia di quel territorio, si sono sciolte davanti ad inoppugnabili ragioni oggettive.
Da cittadino e da maturo professionista ho affiancato il “Comitato salviamo gli olmi” in questa avventura modulando l'apporto tecnico-scientifico in concrete proposte operative che hanno il significato di riconoscere a vecchie alberature la funzione benefica di partecipare da protagoniste al processo doveroso di disinquinamento dell'aria che respiriamo.
Due concezioni del verde urbano assolutamente contrapposte meritano una analisi ben più attenta e ben più ponderata della disputa di bottega fra corporazioni, atteso che la competenza in materia è tale per il Dottore in Agraria, iscritto all' Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, quanto del Dottore in Agraria, iscritto al Collegio dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati. Nel merito io sostengo che il verde urbano necessita di essere salvaguardato e difeso in quanto costituisce barriera naturale all'inquinamento dell'aria che respiriamo. Le foglie delle piante assorbono ozono, monossido di carbonio, biossido di azoto, anidride solforosa e intercettano le polveri sottili.
Il verde urbano svolge la funzione virtuosa di purificare l'aria (emettendo ossigeno e assorbendo anidride carbonica) e agisce da filtro fisico e chimico contrastando gli inquinanti presenti nell'aria, PM10 compreso.
Recenti studi dimostrano i benefici concreti dell'investimento in verde urbano la cui estensione programmata genera valore in termini di qualità della vita, favorendo l'ombreggiamento dalle radiazioni solari, costituendo occasione di incontro in cui esercitare attività ludiche e di svago, ricreative e sportive, promuovendo stili di vita e comportamenti sani e sostenibili, rappresentando al tempo stesso un valido contrasto all'inquinamento dell'aria che respiriamo.
Le alberature di Brescia, pur se datate e maltrattate negli anni da improvvidi interventi stradali, hanno per lo più le caratteristiche di interagire con gli inquinanti atmosferici, contrastandoli. In particolare le latifoglie di cui la città è ben dotata essendo piante a foglia larga (tiglio, carpino, roverella, olmo) hanno maggiore capacità di catturare le polveri e di resistere all'inquinamento proprio in quanto la perdita delle foglie in inverno consente il rinnovo della chioma ad ogni primavera. Il progetto europeo Gaia (green areas innercity agreements) coinvolge Comune di Bologna, Università e CNR nel monitorare la mitigazione dell'inquinamento da parte delle piante e promuovere una sensibilità diffusa al riguardo.
Brescia proprio perché è particolarmente esposta all'inquinamento, ha esigenza di individuare soluzioni naturali e virtuose che passano anche attraverso una concezione utilitaristica del verde che ben si concilia con la sensibilità ecologica: in questo senso il verde e i parchi di cui la città dispone assolvono un ruolo insostituibile nella vita di ciascuno di noi. E' necessario rafforzare l'impegno dell'Amministrazione Comunale nella gestione del verde, privilegiando innanzitutto la formazione dei tecnici comunali affinché siano in grado in piena autonomia di esprimere valutazioni competenti in ordine al verde, evitando nel futuro prossimo di ricorrere a costose quanto improvvisate e inconcludenti consulenze esterne, come la vicenda degli olmi di Via Longhi dimostra.
L'inopportuna ipotesi di destinare il Parco Pescheto ad accogliere la tettoia di largo Formentone va senz'altro accantonata, destinando il cospicuo investimento previsto a dotare l'amministrazione comunale di capacità tecniche e strumenti operativi in grado di rinvigorire le alberature del territorio.
Fulvio Mor
DOTTORE IN AGRARIA PERITO AGRARIO
BRESCIA




commenti

partecipa. inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.