Così il cemento diventa nemico dell'economia
Caro Marco, giustamente i problemi dell'economia sono in primo piano.Caro Marco, giustamente i problemi dell'economia sono in primo piano. Tuttavia mi sembra che le impostazioni dei governi passati abbiano fatto tutto il contrario per favorire la depressione in cui siamo precipitati. La dissennata corsa al cemento, ad esempio, ha ottenuto l'effetto contrario di quanto sbandierato. Anziché incrementare il prodotto interno lordo, lo ha ridotto a causa dei danni causati anche al comparto agricolo.
Lo rileva il dossier "Terra rubata, viaggio nell'Italia che scompare", elaborato dal Fondo ambiente italiano con il WWF Italia. Dal 2000 al 2010 la superficie agricola utilizzata è diminuita del 2,3%, e il numero di aziende zootecniche si è ridotto del 32,2%, con il risultato di minor produzione e un territorio più fragile, che ha causato 6.439 vittime tra morti e dispersi per frane.
Commenta Elena Marigo sul nuovo sito "ilmensile.it": "La crescita senza controllo della superficie adibita a città ha avuto un effetto depressivo sull'economia agricola: i terreni sono stati letteralmente divorati, e con essi i prodotti tipici che vi provenivano". E ciò grazie alle amministrazioni che hanno convertito le destinazioni agricole in zone edificabili nella prospettiva di aumentare le entrate municipali delle imposte sugli immobili, l'ex Ici, oggi Imu. E spesso solo per finanziare manifestazioni e opere pubbliche sostanzialmente inutili.
"Nei prossimi 20 anni l'Italia verrà divorata dal cemento al ritmo di 75 ettari al giorno - ha spiegato la combattiva Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario del Fai -. Qualche esempio? La nuova area di Porta Garibaldi, a Milano: dove sono stati fatti grattacieli poteva esserci un parco. Non amo parlare di esempi negativi, preferisco pensare al meglio e per fortuna adesso anche Milano sta aggiustando il tiro. Fino ad oggi si è pensato sempre al presente, ma il domani arriva e non fa sconti".
E' quindi necessaria una vera moratoria per il nuovo cemento. Cambiare si può, è stato detto alla presentazione del dossier "Terra rubata". Ed ecco alcune indicazioni precise: "dare priorità al riuso dei suoli anche utilizzando la leva fiscale; procedere ai cambi di destinazione d'uso solo se coerenti con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità. E ancora: rafforzare la tutela delle nostre coste estendendo da 300 a 1000 metri dalla linea di battigia il margine di salvaguardia; difendere i fiumi non solo attraverso il rispetto delle fasce fluviali ma con interventi di abbattimento e delocalizzazione degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico; farsi carico degli interventi di bonifica dei siti inquinati, escludendo che i costi di bonifica vengano compensati attraverso il riuso delle aree a fini edificatori".
Chissà, caro Marco, se sindaci e amministratori pubblici bresciani in genere, si rendono esattamente conto del baratro ambientale in cui stiamo precipitando con danno per tutti e a vantaggio di pochi speculatori. E chissà se vorranno adottare i ragionevoli suggerimenti scaturiti dalla riflessione sul dossier "Terra rubata".
Tweet