Eternit, il valore di una sentenza

Caro direttore, la sentenza del Tribunale di Torino sull'Eternit mi porta ad alcune semplici considerazioni.
20/02/2012

Caro direttore, la sentenza del Tribunale di Torino sull'Eternit mi porta ad alcune semplici considerazioni.
Mi auguro che la decisione assunta dalla magistratura non sia più un caso isolato e che i danni causati per colpa o dolo siano puniti e risarciti a norma di legge. Troppo spesso, in Italia, infortuni (anche mortali), malattie professionali, inquinamenti, disastri ambientali, ecc... restano impuniti. Spero che l'approccio della magistratura torinese si estenda anche ad altre sedi e modifichi anche il comportamento delle varie istituzioni pubbliche deputate al controllo delle attività industriali in difesa della salute delle persone, degli animali e dell'ambiente.
Le istituzioni devono effettuare controlli più diffusi, frequenti ed attenti. Le istituzioni vigilanti devono essere obiettive. Non sono ammissibili condizionamenti dalla politica (specie Asl e Arpa a direzione tecnica ma di nomina politica regionale, ma anche Ispettorato del lavoro, ed altri), dai poteri economici e finanziari e dagli interessi non etici di molti imprenditori. Devono essere rimosse queste interferenze con una modifica del sistema delle nomine/gestione e deve prevalere, in tutti, la tutela degli interessi generali.
Il lavoro (non solo quello in fabbrica) deve essere liberato dal ricatto che accetta un certo livello d'inquinamento (a volte anche molto pesante e continuo come pare sia stato il caso di Eternit), di pericolosità e di mancanza rispetto delle norme di sicurezza in cambio del mantenimento dei livelli d'occupazione (poi comunque non rispettati). Io penso che si possa realizzare una piena occupazione, anche maggiore dell'attuale, con il rispetto dell'ambiente, dei lavoratori e dei cittadini. Molto spesso si è costatato che le misure di contenimento dei possibili, ma purtroppo frequenti, danni siano molto semplici ed attuabili, quasi sempre, con poca spesa. Le fabbriche devono operare a norma e ciò deve essere un impegno preventivo/costante dei proprietari mentre il controllo deve restare a carico delle istituzioni pubbliche locali o nazionali. Non farei troppo affidamento ad autogestione dei rischi e dei danni.
D'altra parte è ormai noto come molte attività industriali abbiano creato e creino tuttora danno e che tale danno sia spesso molto grave sia sul piano della salute, ma non rimediano e lasciano poi ad altri (lo Stato o altre istituzioni pubbliche con frequenti altri irregolarità) il peso degli indennizzi e del ripristino dell'ambiente.
Mi auguro che in questo momento di crisi non si allenti l'attenzione verso queste problematiche ed i controlli non siano semplificati. Sulla "pelle" della gente non si deve abbassare la guardia.
Brescia purtroppo vive ed ha vissuto queste gravissime esperienze con una situazione d'inquinamento aria/terra/acqua pesante e fortemente impattante. Non certo migliore la situazione della Lombardia e dell'intera pianura Padana con pesanti responsabilità politiche che ci costringono a vivere in una nube d'inquinanti da anni.
Altro motivo di speranza derivante dalla sentenza è anche quello che in Italia si giunga ad una più omogenea considerazione del danno nei vari settori delle attività produttive, ma anche nei Servizi Pubblici. Ad oggi infatti il riconoscimento del danno e delle responsabilità presenta forti difformità che non risultano sempre giustificabili.
Facciamo solo due esempi, opposti. Uno è quello della magistratura, dove i danni causati ai cittadini da sentenze errate non sono quasi mai riconosciuti e risarciti. Le poche volte che i cittadini danneggiati sono risarciti questo viene fatto in maniera molto limitata ed è lo Stato, cioè tutti noi, che provvede. I magistrati non sono ritenuti mai responsabili delle sentenze errate.
Al contrario in Sanità il danno arrecato ai cittadini malati dai professionisti e/o dalle strutture ospedaliere è quasi sempre punito e risarcito. In questo settore si è arrivati all'assurdo che quasi tutti i danni sono puniti e risarciti anche quando non esiste un nesso preciso tra danno e colpa.
Nella Giustizia ed in Sanità, come in altri settori, non sono quasi mai rimosse le cause che hanno portato al danno come le carenze delle strutture, degli organici, ecc. anche se evidenti e documentate e spesso, per assurdo, determinate dallo stesso datore di lavoro (Ministeri, Regioni, Aziende, ecc.) che come istituzione pubblica dovrebbe essere il garante della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini.
Cav. Dott. Francesco Falsetti
PRESIDENTE UMI




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