Tra i grandi eventi e l'inguine di Belèn

Gentilissimo direttore, il 13 febbraio scorso dallo spazioporto di Kourou, in Guyana francese è partito per la sua prima missione il vettore Vega (Vettore Europeo di Generazione Avanzata)
21/02/2012

Gentilissimo direttore, il 13 febbraio scorso dallo spazioporto di Kourou, in Guyana francese è partito per la sua prima missione il vettore Vega (Vettore Europeo di Generazione Avanzata), un vettore spaziale rivoluzionario di concezione e costruzione in gran parte italiane e che dovrebbe rappresentare un grandissimo vanto della nostra industria missilistica e della nostra ricerca in ambito aerospaziale. I telegiornali hanno dedicato pochi secondi a questa notizia, senza riferire alcun dettaglio inteso a chiarire l'importanza di un evento che ci colloca nell'empireo dei Paesi tecnologicamente più avanzati nella corsa alla conquista dello spazio.
La cosa eccezionale è che questo nuovo vettore, che fa diventare di colpo obsoleti i precedenti vettori europeo Ariane e russo Soyuz, è in grado di portare in orbita più di un satellite. In questo primo lancio ne porterà in orbita addirittura nove, tra cui il “Lares”, una sfera di tungsteno di quattrocento chili, cui è assegnato il compito di verificare alcuni effetti sullo spazio-tempo previsti dalla teoria della relatività generale di Einstein, nonché di fornire nuovi dati sulla dinamica terrestre, nell'ambito dello studio della deriva dei continenti e dei terremoti. Un altro dei nove satelliti, ALMASat-1, sperimenterà diverse tecnologie sviluppate presso i centri di ricerca dell'università di Bologna, tra cui un sistema miniaturizzato di propulsione a gas freddo.
Il razzo potrà farsi carico di portare a destinazione, come se fosse un taxi, anche satelliti scientifici costruiti da Paesi che non hanno la capacità di effettuare lanci in proprio. Con una spesa modesta si potrebbero avere risultati di grandissima importanza.
Tutto il mondo ne parla. Noi no. Da noi è invece d'obbligo riempire telegiornali su telegiornali, e tonnellate di carta stampata, degli sproloqui del “molleggiato” a Sanremo o delle considerazioni sul tatuaggio all'inguine di Belèn, messo in bella mostra per lo spacco disarmante e (forse) la mancanza delle mutande. L'inguine di Belen sarà di tutto rispetto, non lo nego, e non dico che non se ne debba parlare, ma si lasci un minimo di spazio anche a notizie di cui l'Italia dovrebbe essere orgogliosa e che meriterebbero un certo qual maggior rilievo.
I giornalisti preferiscono il pettegolezzo, le cose serie annoiano e sono bandite. Ci si adagia sui piani bassi. Nell'antica Roma il popolo reclamava “panem et circenses”, pane e spettacoli gladiatori. Da allora credo che, se sono stati fatti passi in avanti, è difficile vederli e capire quali.
Omar Valentini
SALÒ




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