Pedoni e ciclisti «dimenticati»
Si susseguono gli incidenti che coinvolgono pedoni e ciclisti, specialmente nelle strade delle periferie urbane, quelle che invogliano alle corse pazze. È ora di porre un freno a questa vera e propria strage, che va a colpire in maniera diretta il diritto dei cittadini alla sicurezza ed alla vita.Si susseguono gli incidenti che coinvolgono pedoni e ciclisti, specialmente nelle strade delle periferie urbane, quelle che invogliano alle corse pazze. È ora di porre un freno a questa vera e propria strage, che va a colpire in maniera diretta il diritto dei cittadini alla sicurezza ed alla vita.
Perché si continuano a produrre auto che possono raggiungere altissime velocità? Perché non si interviene imponendo limiti di velocità più bassi nelle strade che fiancheggiano abitazioni ed in generale nei centri abitati? A 50 km orari il rischio mortale per un pedone - dicono studi pubblicati in queste settimane - è superiore al 50%. Ci sono in questo periodo importati iniziative partite dalla Gran Bretagna, per chiedere leggi “salvaciclisti”, a tutela dei soggetti più deboli della circolazione.
Se si mettessero in atto tutte le iniziative di dissuasione (passaggi pedonali rialzati, rotonde disassate, salvagenti a centro strada, piste ciclabili non solo segnate sull'asfalto ma ben distinte dalla viabilità stradale) si ridurrebbe di molto questo tasso di mortalità che oggi in Italia è di oltre 3 pedoni al giorno. E ancora vanno tutelate con apposite limitazioni le vie che i bambini percorrono per andare a scuola. Vanno pedonalizzati gli spazi adiacenti ai parchi, oltre alle piazze e alle aree centrali delle frazioni. Si può limitare la circolazione in città a chi vi abita, vi lavora, vi assiste persone anziane, potenziando i parcheggi scambiatori e le linee di bus.
E ancora: gli automobilisti non sanno - o talvolta dimenticano - che sulle strisce i pedoni hanno la precedenza. Anche il rispetto di questa elementare regola di galateo stradale sarebbe sufficiente a ridurre il numero degli incidenti.
Si tratta di imporre regole, ma anche di cambiare abitudini. Occorre che non solo i centri storici ma anche le periferie cittadine diventino luoghi accessibili a tutti, compresi anziani e bambini, pedoni e ciclisti.
Lorenzo Picunio
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