Le circoscrizioni cittadine
Egregio direttore, le chiedo spazio per poter rispondere alla lettera pubblicata qualche giorno fa da parte del consigliere comunale Walter Muchetti in merito al futuro delle circoscrizioni cittadine.Egregio direttore, le chiedo spazio per poter rispondere alla lettera pubblicata qualche giorno fa da parte del consigliere comunale Walter Muchetti in merito al futuro delle circoscrizioni cittadine.
Non tedierò i lettori con oltre due colonne di considerazioni, perché rischierei di annoiare i più (a questo ci ha già pensato Muchetti). Mi siano però consentite alcune brevi riflessioni per chiarire la situazione e rispondere alla considerazioni critiche dell'esponente Pd, un po' poco informato sullo stato delle cose:
- Le circoscrizioni composte da rappresentanti dei cittadini direttamente eletti contestualmente all'elezione del sindaco scompaiono nelle città con meno di 250.000 abitanti a partire dal rinnovo elettorale (per Brescia nel 2013) in seguito ad una norma approvata dal Parlamento durante il precedente governo Berlusconi. Si tratta a mio avviso di un errore perché, pur ispirandosi questa norma alla volontà giusta di ridurre e fare ordine nella galassia di posti e posticini esistenti nell'universo degli enti locali, comprese le circoscrizioni, così facendo non si fa pulizia delle situazioni patologiche (come i presidenti di circoscrizione di Palermo con 5000 euro di stipendio al mese) che paradossalmente rimangono salve perché esistenti in città con più di 250.000 abitanti o in Regioni a statuto speciale
- È pur vero, ricordo al consigliere Muchetti, che ora esiste un governo con un'ampia maggioranza, dove il Pd (il partito di Muchetti) detiene la golden share e potrebbe farsi promotore di un'azione politica per abolire questa sbagliata, per Brescia, disposizione di legge. Perché non lo fa? Forse perché in Parlamento, francamente, delle circoscrizioni non importa a nessuno
- Muchetti confonde la fine del momento partecipativo delle circoscrizioni con la fine del decentramento amministrativo. Non è così. La legge dispone che non si potrà più eleggere consiglieri da parte dei cittadini contestualmente all'elezione del sindaco ma non che i Comuni possano, nella loro autonomia, continuare a suddividere il territorio in circoscrizioni amministrative all'interno delle quali predisporre uffici dove collocare servizi decentrati (es. servizi demografici, sportelli etc..): ecco perché la correzione dei confini e la riorganizzazione delle sedi circoscrizionali, peraltro necessari dopo la riduzione delle circoscrizioni da 9 a 5;
- Sul contenuto della modifica dei confini si potrebbe scrivere per ore perché è materia sulla quale ognuno ha le proprie idee. Noi crediamo di aver ritoccato in modo ordinato e logico, cercando di dare confini certi e comprensibili e tenendo conto di come gravitano i quartieri. Che senso aveva, ad esempio, Crocifissa di Rose con la Circoscrizione centro quando via Pusterla rappresenta un confine naturale che divide la Città antica dal resto?
- Circa il futuro della partecipazione, il discorso è aperto ma bisogna farlo senza alterazioni ideologiche, cercando di comprendere la realtà, la voglia di partecipazione e la tipologica di partecipazione alla vita politica che c'è oggi e che non è quella del 1970. Così come sono diversi gli strumenti della partecipazione alla vita pubblica. Pensiamo solo al ruolo dei social network: sono o non sono uno strumento di partecipazione e comunicazione politica? Incidono nelle modalità di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica o no?
Quanti amministratori oggi comunicano con i propri concittadini, anche sindaci di città metropolitane, direttamente con un social network? Non voglio banalizzare ma semplicemente richiamare il dibattito politico che faremo a breve (sempre che il Parlamento non decida di correggere un evidente errore di valutazione circa le circoscrizioni da eliminare) alla realtà, a leggere una società che non è quella di 30 anni fa e che messa alla prova con elezioni di consulte di quartiere, anche recentemente, ha dimostrato di essere priva di quella spinta partecipativa di un tempo, spinta che magari oggi prende altre forme e si realizza attraverso altre modalità (il volontariato, il mondo sportivo, la partecipazione spontaneistica e spesso monotematica dei comitati). Di questi mutamenti, non per forza negativi, occorre prender atto per costruire un sistema di partecipazione che ci consenta di far proseguire un'esperienza positiva, seppur con modi diversi.
Non vi è quindi nessun disinteresse da parte dell'Amministrazione comunale su questo tema, anzi siamo impegnati a definire una proposta di regolamento istitutivo delle nuove consulte circoscrizionali, peraltro in linea con quanto stanno facendo altre città anche a guida centro sinistra, al fine di offrire alla città uno strumento di partecipazione adatto ai giorni nostri.
Fabio Rolfi
VICESINDACO DEL COMUNE DI BRESCIA
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