«Eravamo tutti legati a Iachini: il suo esonero è una sconfitta»
ANDREA CARACCIOLO
Il tempo di Iachini è terminato. E che il tempo fosse scaduto l'ha metaforicamente stabilito l'orologio che l'ormai ex tecnico del Brescia ha gettato con delusa rassegnazione sull'erba del «Meazza», dopo il primo gol milanista di Boateng arrivato dopo soli 200 secondi. L'inizio della fine per l'allenatore marchigiano. Per la squadra invece, il tempo continua. E, nonostante manchino ancora 4 partite alla fina dell'andata, comincia a stringere. Andrea Andrea Caracciolo sa bene che il momento è più che delicato, oltre che colmo d'amarezza.
«Sì, non è un bel momento - conferma un Airone deluso e con poca voglia di sorridere -. Eravamo tutti legati a Iachini e al suo staff. Averlo salutato martedì è stata una sconfitta morale per tutti noi. Ma questo è il calcio: se mancano i risultati, queste sono le dure conseguenze. E Iachini, purtroppo, ha pagato per tutti noi».
Caracciolo, cosa si sente di dire all'allenatore esonerato?
Solo un grande grazie di cuore a lui e ai suoi collaboratori: con loro siamo passati dall'essere considerati dei perdenti a giocatori di serie A.
Quella serie A che adesso va difesa con Mario Beretta.
Vent'anni fa allenava l'Abbiategrasso con mio papà Bruno. Io ero piccolo, ma mi hanno sempre parlato bene di lui. A Beretta facciamo un grande in bocca la lupo, sperando che sia più fortunato di Iachini. Ha tutta la nostra disponibilità.
Era un cambio necessario?
Saranno le partite a dirci se ce n'era veramente bisogno. Certo, ne parlavamo anche nei giorni scorsi, alcuni episodi sono stati determinanti: in ogni partita, c'è stato un rigore su di me non concesso. Ne avessero fischiato qualcuno, staremmo raccontando un'altra storia
A proposito di storia, avete provato a parlare con il presidente per cambiarne l'epilogo?
Sì. Ma se mancano i risultati, che gli vuoi dire? Conoscendolo, è stato un miracolo che abbia aspettato fino ad ora. Se l'ha fatto, è stato per rispetto verso Iachini.
Milano la classica goccia?
Siamo sempre stati all'altezza. Perdere col Milan ci sta, non in quel modo.
A San Siro però, s'è perso anche dell'altro...
Sì, s'è perso lo spirito di gruppo. Ed è stata la prima volta che abbiamo provato questa sensazione. Ci siamo lasciati assorbire dalle negatività individuali. E questo non deve più succedere! Non siamo il Real Madrid, siamo il Brescia e dobbiamo restare uniti: la coesione è fondamentale.
Ne avete parlato tra di voi?
Tra i saluti di Iachini e l'arrivo di Beretta siamo rimasti soli. Ci siamo guardati in faccia da uomini, ci siamo detti che dobbiamo tornare a essere gruppo. Come con la Roma, dove quelli in panchina tifavano per chi era in campo. Ecco lo spirito giusto.
Spirito da ritrovare con Beretta?
Ora tutti partono da zero. Dobbiamo venirne fuori.
A cominciare dalla Sampdoria...
Assolutamente.
La Samp è una sua ex squadra.
Ma è come non ci fossi mai passato, ci ho giocato pochissimo. Ora è d'obbligo ripartire facendo gruppo.
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