«I Timoria?
Possono anche tornare»

OMAR PEDRINI
15/01/2011
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Per Pedrini una carriera «multimediale»: musica, televisione, cinema e letteratura. FOTOLIVE

Cantautore, attore, conduttore, docente, scrittore. Omar Pedrini festeggia vent'anni di carriera multimediale.
L'inizio del tour di presentazione del disco «La capanna dello zio rock» - una raccolta di successi che spazia dai Timoria alla produzione solista - è anche l'occasione per celebrare l'uscita di «Acqua d'amore ai fiori gialli», seconda parte di un libro di poesie edito dalla Gam. «Non mi annoio mai - sorride Pedrini, il "professor rock" -. So che per tanta gente un cantautore dovrebbe raccontare sempre e solo la sofferenza, ma sinceramente io non penso di suicidarmi ogni mattina: qualche anno fa ho sfiorato la morte, per questo ho tanta voglia di divertirmi».
Il divertimento è fare un po' di tutto. Ricominciare dopo un'operazione a cuore aperto e scoprirsi artista a tutto tondo. Guardare avanti, ma anche tornare alle origini?
«Esatto. La vita è un cerchio: voglio ripartire da zero, dal contatto diretto con il pubblico, dal sudore dei club, con una nuova band».
L'ultimo album è uscito per una major, la Carosello, ma l'agenzia di management e booking è bresciana: la IndieBox di Montichiari.
«Torno alle mie radici, e voglio dare spazio a chi se lo merita. Gli Italian Farmer saranno miei ospiti, Il Registratore suonerà prima di me: è un gruppo di grandi qualità».
A proposito di gruppo: i Timoria appartengono al passato o ci sono speranze di reunion?
«Le proposte non mancano, ma non è una questione di soldi. I Timoria non si sono mai sciolti: il progetto era sopravvissuto alla fuoriuscita di Francesco Renga, ma si è arenato quando Diego Galeri e Carlo Alberto Pellegrini hanno voluto una svolta hard e fondato i Miura. Io non so scrivere a comando, non posso decidere di fare un disco pop o metal: le mie canzoni nascono dal cuore. Ma sarei pronto a tornare sul palco e fare un disco come Timoria anche subito: aspetto solo un cenno di Illorca, il mio amico carissimo Carlo Alberto che ha subìto un grave incidente, ma adesso sta meglio. Con lui, con Enrico Ghedi, con Diego che considero il miglior batterista italiano, ricomincerei anche domani».
Senza Renga?
«Francesco ha preso da tempo con successo una strada distante dal rock. I rapporti sono ottimi e sarei felice se venisse a cantare con noi, così come io ho cantato con lui sul palco di piazza Paolo VI per la serata SmAil. Ma quando dico della possibilità di riunire i Timoria penso al post-Renga, da "Sole spento" in poi. E "Sole spento", del resto, è la canzone che meglio rappresenta i Timoria. Sentirla cantare a squarciagola all'Mtv Day da 300 mila persone è stata un'emozione indimenticabile».
Pedrini torna sui palchi in una fase superimpegnata della sua vita.
«La musica è mia moglie, ma ho tante amanti. Conduco "Contromano" in seconda serata su Isoradio, "Rock e i suoi fratelli" in prima serata su Rai5: la televisione di stato crede in me, mi ha affidato un programma che mi consente di conoscere e intervistare personaggi come Mike Joyce, il batterista degli Smiths che ho incontrato il mese scorso al Lattepiù. Fra gli attestati di stima ricevuti mi ha colpito quello di Renzo Arbore, che mi ha definito un jazzman della tv perché vado a braccio come lui. Il complimento più bello».
Tante soddisfazioni, Brescia Calcio a parte.
«Se vuole tornare a vincere, il Brescia deve suonare allo stadio il mio inno! Da quando lo ha tolto, continua a perdere. Ma il Brescia ha tutto per salvarsi, anche perché si è sbloccato Eder. Caracciolo fa sempre il suo e Diamanti è il nostro Chet Baker».

Gian Paolo Laffranchi




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