Una voce dal Maghreb
«Virus via internet
ma buono: è la libertà»

ÉLIETTE ABÉCASSIS
25/03/2011
Zoom Foto
Éliette Abécassis, 42 anni, in libreria con il romanzo Sefardita

Francese ed ebrea sefardita di origini maghrebine, la scrittrice Éliette Abécassis è figura ponte tra l'Europa e l'Africa araba, emblema delle identità multiple del Mediterraneo. Un amalgama di pensieri, azioni, contraddizioni e talenti come la protagonista del suo ultimo romanzo, Sefardita (Marco Tropea Editore, 351 pagine, 18 euro), che ha venduto in Francia oltre 80mila copie, ha vinto il Prix Ecriture au Féminin e il Prix Alberto Benveniste e ha concorso da finalista al Prix Renaudot. Éliette Abécassis, 42 anni, nata a Strasburgo da una famiglia ebraica sefardita di origini marocchine, è stata allieva della École Normale Supérieure di Parigi. È divenuta celebre con il romanzo Qumran, che ha venduto in Francia 150mila copie, 40mila in Italia ed è stato tradotto in 18 lingue. Pubblicato nel 1997 da Marco Tropea Editore, il romanzo viene ora riproposto in una nuova edizione per la Collezione Tropea, nata per festeggiare i 15 anni della casa editrice. Alla passione per la scrittura Éliette Abécassis alterna l'insegnamento di filosofia all'Università di Caen. Ebrea praticante, la sua educazione e la sua vita sono intrise della sua religione e della sua cultura, che infatti sono ampiamente presenti nei suoi libri e li rendono sipari aperti sul mondo ebraico. Tra i suoi romanzi, dopo quello d'esordio, tutti pubblicati da Marco Tropea Editore: L'oro e la cenere (1998), Ripudiata (2001), Il tesoro del tempio (2002), Mio padre (2003), Clandestino (2004) e quest'ultimo Sefardita, che intreccia i destini due famiglie tra Israele, Francia e Marocco.

La protagonista del romanzo, Esther Vital, è una francese ed ebrea sefardita di origini maghrebine. È lei?
Esther è il mio doppio: nella sua ricerca d'identità e delle origini, nella lotta fra le identità multiple. L'ho costruita a mia immagine e mi ha trascinato nella ricerca del mio essere sefardita. Mi ha fatto scoprire i suoi segreti e le sue gioie. La resa mi sembra fedele.

Cos'altro c'è di lei nel personaggio?
Le ansie, il modo di essere nel mondo, profondamente radicato nel senso di colpa, l'attaccamento patologico alla famiglia e, allo stesso tempo, la ricerca frenetica per la libertà.

Esther, divisa tra fedeltà alla tradizione e istinto di libertà, viene definita una «contraddizione vivente». Le donne hanno trovato un punto d'equilibrio, lo troveranno mai?
Non lo so. Penso che ogni epoca ha inventato un nuovo modo per alienare le donne. La libertà è una conquista, da reinventare in ogni istante. Le donne sono sempre divise tra i loro ruoli: madre, donna, lavoratrice, moglie. Tra quello che ci si aspetta da loro e quello che loro vogliono per se stesse la distanza è grande. E il loro spazio personale è sempre ridotto.

Si può sfuggire o no al proprio destino?
Sì, si può. È la ricerca di una vita, non si smette mai di farlo. Ma il destino affonda le radici nel passato, non solo personale, ma anche collettivo. Siamo nati con un'identità che parte da molto lontano e da cui dipendiamo. Facciamo parte di una stirpe, di un Paese, di un popolo, ci piaccia o no. Ma questa identità non è solo alienazione: è una fonte inesauribile di ricchezza.

«Abbiamo tutti identità multiple» si legge all'inizio e alla fine del romanzo: in che senso?
Non siamo tutti sefarditi, ma siamo tutti nati da genitori che appartenevano a un Paese, a una regione, a una storia. Al tempo stesso siamo nati in un Paese con la sua storia e abbiamo identità immaginarie, quelle dei posti in cui ci si sente a casa, dove ci piace andare. Siamo francesi o italiani, ma anche del Nord o del Sud; abbiamo quella religione o quell'altra, siamo uomini o donne. Tutto ciò costruisce il nostro essere.

Che tipo di uomo è Charles Tolédano, protagonista maschile del suo romanzo, promesso sposo di Esther? Si è ispirata a qualcuno in particolare?
Mi sono ispirata ai comici ebrei sefarditi, che hanno molto successo, come Michel Boujenah, Gad Elmaleh, Elie Kakou. Da noi c'è una tradizione di buffoni, intrattenitori e, soprattutto, imitatori.

Vorrebbe incontrarlo, un uomo così?
Ho incontrato tanti Charles Tolédano, sono deliziosi perché bizzarri e seducenti. Anche se spesso questo nasconde una mancanza di profondità e, paradossalmente, un fondo di intensa depressione.

Cosa infiamma il Nord Africa in questi mesi?
Occorre fare delle differenze tra i Paesi, che non sono tutti uguali. Ma ho grande speranza in questi movimenti democratici. Siamo di fronte a un cambiamento storico.

Come andrà a finire?
Il possibile avvento della democrazia nei Paesi arabi è qualcosa che non era mai successo prima. Non dimentichiamo però che le giovani democrazie sono spesso sprofondate in tirannie.

C'è stata qualche reazione da parte dei maghrebini di Francia? I giovani immigrati delle banlieues, spesso protagonisti di rivolte generazionali, come hanno partecipato al fermento in corso in Nord Africa, dove pure i loro coetanei sono scesi in piazza, ma per chiedere libertà?
Penso che dalla Francia ci sia una vera diffusione e dichiarazione dei valori della nostra Repubblica tramite Facebook, che ha permesso alle popolazioni maghrebine di scoprire in pratica cos'è un sistema democratico.

La democrazia nel terzo millennio si trasmette allora via internet?
Bisogna constatare che l'ideale della libertà stavolta è stato diffuso come un virus informatico. Ma, per una volta, si trattava di un virus buono.




commenti

partecipa. inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.