«La mia Africa colorata ha un finale tutto nero»
DARIO BONETTI
C'è una curiosa particolarità che unisce i fratelli Bonetti. Dario, nato il 5 agosto '61 a S.Zeno, ha debuttato col Brescia di Gigi Simoni il 15 ottobre '78 (1-0 con la Ternana di Renzo Ulivieri, rigore di Pasquale Iachini), all'età di 17 anni, 2 mesi e 10 giorni. Ivano, del 1 agosto '64, ha esordito col Brescia di Alfredo Magni l'11 ottobre '81 (0-1 con la Lazio di Ilario Castagner, rigore di Viola), a 17 anni, 2 mesi e 10 giorni. Sono partiti in biancazzurro alla stessa identica età, non un giorno di differenza.
Ma se Ivano, conclusa la carriera di calciatore, p andato a vivere in Romagna, Dario, che abita a Cunettone di Salò, con la moglie e i due figli (Matteo e Benedetta, gemelli, di 13 anni), sta girando da tempo per le strade del mondo. È appena tornato dallo Zambia, dove ha guidato la Nazionale, e ha già ricevuto offerte per andare in Cina o in Albania. «Adesso sto fermo un po' confessa Bonetti -. Ma sono sicuro che arriverà di nuovo il richiamo della foresta. E io rifarò la valigia. Mi sento pronto anche per una chiamata dalla A: Italia, Spagna, Inghilterra...».
Il racconto della carriera dell'ex difensore è un volo infinito. Necessario allacciarsi le cinture di sicurezza. Il decollo avviene a Castiglione, in Eccellenza, con Mario Mantovani direttore sportivo. Poi la D con la Sestrese.
Bonetti, nel 2000 lei è passato dal sole della Liguria al gelo della Scozia. Il primo balzo all'estero.
Il presidente del Dundee, Peter Marr, seguiva il calcio italiano, amava la Sampdoria. Un giorno è venuto a Genova per vedere il derby, mi ha contattato. Ho accettato la scommessa, insieme a Ivano: uno direttore sportivo, e l'altro allenatore. C'erano alcuni giocatori italiani, tra cui De Marchi, ex Ospitaletto e Juventus. Senza dimenticare l'argentino Caniggia, fuori rosa all'Atalanta, e da noi rilanciato alla grande, tanto da essere ceduto nel 2001 ai Glasgow Rangers. Siamo entrati in coppa Uefa, portando gli spettatori da una media di 6 mila a 15 mila.
Nel 2006 ecco l'Ungheria.
Sì, a Sopron, 60 chilometri da Vienna. Chiamato nel ritorno, sono riuscito a evitare la retrocessione. Idem la stagione successiva. Erano spacciati, li ho salvati. Imprese che danno una grande soddisfazione.
C'erano Signori, Sartor e Silvestri, di Gavardo.
Mi pesava il viaggio: 9 ore di automobile per tornare a casa dai bambini piccoli, appena terminata la gara, e ritornare in Ungheria il giorno dopo.
E Feczesin?
Era ai margini, con me segnava parecchi gol. Ora a Brescia, corre per la squadra, e inquadra di meno lo specchio della porta. Ma può essere più incisivo.
La terza tappa all'estero?
In Romania, con la Dinamo Bucarest. È durata 5 mesi, è finita malamente. Ho lanciato il centrocampista Torje, adesso all'Udinese. Ma volevo far fuori un paio di vecchi, una scelta che ho pagato con la panchina, dopo una conferenza stampa turbolenta. In coppa siamo stati eliminati dal Panatinaikos, con un rigore sbagliato all'88' da Nicolescu, uno di quelli che avevo deciso di tagliare. Poi mi hanno richiamato, ma ho preferito non tornare.
L'anno scorso l'Africa.
Che piacevole esperienza nello Zambia! Stabilità politica e democrazia, da 50 anni. Rame, oro, cobalto. Alberghi a 5 stelle, tutte le comunità europee. C'è tanta voglia di crescere, come nell'Italia degli anni '60.
E con la Nazionale?
Ci siamo qualificati per la coppa d'Africa del 2012. Ho avuto un ottimo rapporto con i giocatori e con il pubblico. A Lusaka, la capitale, dopo ogni partita la gente festeggiava tre giorni. Balli, e tanta allegria. Non dimenticherò quell'atmosfera. Ma il presidente della Federazione, Kalusha Bwalya, lo stesso che con una tripletta aveva steso l'Italia alle Olimpiadi di Seul nell'88, metteva il naso nelle convocazioni. Una cattiva abitudine, che non mi andava giù. Approfittando del fatto che è cambiato il Governo, da cui ricevevo lo stipendio, il mese scorso ho ricevuto la lettera di licenziamento da Bwalya. Il contratto scadrebbe nel 2012, potrebbero richiamarmi. Il nuovo tecnico, Renard Hervè, non ha ancora firmato.
Ci sono calciatori da raccomandare ai nostri club?
Alcuni sono già pronti per il calcio europeo. Ad esempio il portiere Kennedy Mweene, che gioca in Sud Africa, premiato come il migliore nello scorso campionato; l'attaccante Emmanuel Mayuka, 20 anni: somiglia a Eto'o ed è in Svizzera, allo Young Boys; il mediano Stoppila Sunzu, 21.
Bonetti, ha svolto anche l'attività di osservatore.
In tempi non sospetti avevo segnalato lo sconosciuto Forlan, ora all'Inter. Ho girato il Sud America (Uruguay, Venezuela, Brasile, Perù, Argentina), l'Europa (Inghilterra, Svizzera, Danimarca, Olanda, Russia, Germania), tutta l'Africa, dove ho visto talenti strepitosi, acquistabili a prezzi accessibili.
Ma in Italia, nonostante tutta questa esperienza internazionale, ha allenato solo in C2 e C1.
Vero. Sono andato bene a Potenza. Ho avuto delle divergenze col direttore sportivo a Gallipoli, sono stato allontanato nonostante fossimo terzi, a 3 punti dalla capolista. Di Castellamare di Stabia preferisco non parlare. La società era latitante. Dovevo comperare io la pasta e il prosciutto per i giocatori. Altrimenti non mangiavano. Idem a Pescina.
Il suo futuro?
Sono pronto per una grande squadra. È il momento giusto. Ma una panchina in Nazionale dà notevole visibilità. Guardate Trapattoni: lo vorrebbero tutti. In Irlanda, insieme a Tardelli, si diverte come un topo nel formaggio.
Sergio Zanca
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