"Lega e Pdl
divisi dalla forma
non dalla sostanza"

MARISTELLA GELMINI
20/12/2011
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Mariastella Gelmini

In studio non ha neppure un albero di Natale addobbato e illuminato, soltanto una serie di foto appese al muro (la più grande, con Papa Benedetto XVI sovrasta perfino quella con Silvio Berlusconi), ma la festa che «rende tutti più buoni» addolcisce anche l´onorevole Mariastella Gelmini, tornata a occuparsi a tempo pieno di Brescia («Il territorio», come lo chiama lei) da quando non è più ministro dell´Istruzione e dell´Università.
Ora è tutta casa, Parlamento e partito. E nella triplice veste di mamma-moglie, deputato e dirigente Pdl si divide fra regali di Natale («Sono in ritardo - confessa - ma provvederò»), sedute della Camera e congressi, da Lodi a Ferrara. Con un piglio decisamente inedito, da mediatrice, proprio lei che in passato è stata spesso accusata di essere troppo dura, determinata, intransigente.
Onorevole Gelmini, i rapporti Pdl-Lega sono al centro del dibattito politico: a livello nazionale il Carroccio è passato all´opposizione; a Brescia e in Lombardia, invece, l´alleanza che governa Regione, Provincia e Comune resiste, non senza scricchiolii. Fino a quando?
«A Roma l´alleanza è stata ed è solida, perchè si tratta di una alleanza politica, non elettorale, come dimostrano tanti anni di buon governo insieme a Roma, in Lombardia, in Veneto e in Piemonte. La scelta della Lega di non appoggiare Monti incide nei rapporti, è chiaro, ma sui temi chiave il nostro elettorato e l´elettorato leghista chiedono le stesse cose, soprattutto in ambito economico: riduzione delle tasse, incentivi alle imprese, delega fiscale, sostegno al lavoro. Le differenze fra di noi sono più di forma che di sostanza: pur con modalità differenti, spesso diciamo le stesse cose».
E venerdì in Consiglio comunale il sindaco pdl Adriano Paroli ha definito la Padania «una speranza per il Nord»: sorpresa?
«No, perchè non è un mistero per nessuno che da tempo il Nord soffre la politica romana e avverte come prioritarie la riduzione della spesa pubblica e la lotta agli sprechi. In particolare, il mondo economico e produttivo del Nord, fatto di gente che lavora ogni giorno, nelle fabbriche come nelle piccole e medie imprese, non sopporta più gli eccessi della burocrazia e certe sacche di parassitismo presenti nel Paese».
Il presidente leghista della Provincia, Daniele Molgora, ha lanciato la proposta-provocazione di chiedere il riconoscimento di Brescia come Regione. «Se fa Regione il Molise che ha un terzo degli abitanti....», ha osservato.
«Mi sembra già un azzardo parlare di macroregione del Nord, come fa anche Formigoni... Immaginare una Regione Brescia mi sembra avveniristico. O forse anacronistico, visto che per ridurre le spese ora si tende ad accorpare e non a frammentare ulteriormente gli enti locali. E poi, i bresciani mi sembrano molto orgogliosi di essere lombardi e non credo che vi rinuncerebbero».
Fatto sta che la Lega sta rispolverando gli slogan e i progetti secessionisti: il Pdl vi si riconosce?
«Non facendo più parte di un progetto di Governo è normale che la Lega abbia riscoperto la sua vocazione di lotta. Ma non ne farei un dramma».
A primavera si voterà a Rovato, a Darfo, e nella «sua» Desenzano. Pdl e Lega andranno insieme?
«A Rovato e a Darfo, dove si vota in turno unico, auspico e credo di sì. A Desenzano, dove si voterà con il doppio turno, sto lavorando per convincere il segretario provinciale della Lega Fabio Rolfi a presentare un candidato comune, magari allargando l´alleanza all´Udc e al Terzo Polo, ripetendo il "modello Brescia" che in Loggia funziona tanto bene».
Pdl e Lega sono condannati ad allearsi per mancanza di alternative?
«Diciamo che il caso di non ricomposizione dell´alleanza il rischio di consegnare tanti Comuni alle sinistre sarebbe troppo elevato. Ma mi sembrerebbe più strano vedere il Pd insieme alla Lega, dato che non ha mai condiviso il federalismo, o insieme all´Udc, visto che quando l´ha fatto, come in Piemonte, è stato bocciato dagli elettori. Ancor più azzardata mi pare la grande coalizione Pdl-Pd-Terzo Polo proposta da Casini perchè ormai il Paese ha imboccato la strada del bipolarismo e non può tornare indietro. Certo, va ripristinato il collegamento fra i parlamentari e i territori che li esprimono, con il ritorno delle preferenze, ma il bipolarismo, non necessariamente muscolare e conflittuale, è una strada senza ritorno. E i cittadini vogliono sapere in anticipo che premier, che alleanza e che programma votano: è un fatto di trasparenza».
Il Pdl bresciano con che spirito si prepara al congresso di gennaio?
«Mi auguro con uno spirito unitario, per confrontarsi sulle idee e sulle prospettive più che sulle persone. Da Saglia a Paroli alla Beccalossi, del resto, tutti sanno che l´obiettivo è vincere le elezioni del 2013 e "tenere" la Loggia».
La vicenda Nicoli Cristiani quanto condizionerà il congresso?
«L´area che faceva capo a Nicoli Cristiani vanta altre presenze importanti nel partito, ma non so se esprimerà un proprio candidato oppure no. Certo, la vicenda rappresenta un vulnus. Il Pdl ha affrontato il caso con serietà: in un documento unitario del direttivo provinciale ha auspicato che Nicoli Cristiani possa chiarire la sua posizione, ma ha anche preso atto delle gravissime accuse e ha espresso piena fiducia nella magistratura. Il danno d´immagine è indubbio, ma è chiaro che eventuali responsabilità, al momento tutte da accertare, resterebbero personali e individuali».
Le nuove incompatibilità decise dal Pdl escludono dalla corsa alla segreteria provinciale chi già ricopre altre cariche. Paradossalmente, al momento l´unica «disoccupata» è lei, la punta di diamante...
(ride) «Non è il percorso che ho in testa, anche perchè sono già stata coordinatrice regionale e non avrebbe molto senso. Non perchè sarebbe un declassamento, ci mancherebbe! È che il ruolo richiede una presenza sul territorio sette giorni su sette, cosa che a me non sarebbe possibile garantire, considerato che dal martedì al venerdì in genere sono a Roma. Meglio lasciare spazio ad altre figure, magari a un volto nuovo, a un giovane,,,».
Margherita Peroni deve scegliere se diventare vicepresidente del Consiglio regionale al posto di Nicoli Cristiani o restare presidenza della Commissione Sanità: le ha chiesto pareri o consigli?
«Margherita non ha bisogno dei miei consigli e si è sempre occupata di sanità e di servizi sociali. Per quanto il ruolo che le è stato proposto sia di prestigio, credo che resterà dov´è».
Torni a indossare per un momento il tailleur da ministro: la riforma Gelmini della scuola e dell´università può considerarsi conclusa o è rimasta a metà del guado?
«La riforma è stata il frutto di un grande lavoro svolto da tutto il ministero, non solo da me, con l´appoggio del Governo, anche in qualche passaggio complicato in Parlamento. Il riordino della scuola è completo; quello dell´università manca dei piani attuativi, ma il mio successore Profumo ha già annunciato di volere andare avanti sulla strada tracciata. E mi fa piacere, anche perchè ora l´università ha bisogno di stabilità, non di rimettere tutto in discussione».
Beh, dicono che Profumo l´abbia indicato lei come successore...
«Io l´avevo solo nominato presidente del Cnr, perchè lo stimo molto. La scelta di farlo ministro è stata di Monti».
A Brescia il mondo universitario è scosso dalla sentenza del Tar sui quesiti sbagliati ai test per l´ammissione alle facoltà mediche: gli studenti parlano di «vittoria storica» e sognano l´abolizione del numero chiuso...
«Il numero chiuso è un vecchio tema, ma nessuno sa indicare un sistema migliore per gestire le iscrizioni in esubero e lo stesso dicasi per i test, pur riconoscendone i limiti. La riforma, in ogni caso, proprio per venire incontro agli studenti ha aumentato i posti a Medicina, ha ridotto i tempi per l´abilitazione e per la specializzazione. L´idea-base era: accorciare il percorso e favorire i tirocini. E mi fa piacere che la riforma Gelmini tanto osteggiata e contestata all´inizio ora inizi ad essere apprezzata».
Sul piano umano, ancor prima che sul piano politico, che effetto le fa non essere più ministro?
«La qualità della mia vita è senz´altro migliorata. Certi incarichi non sono una via crucis ma neppure una passeggiata. Ora ho più tempo da dedicare alla famiglia, in particolare a mia figlia, che pure è sempre con me, anche a Roma».
Ora che ha più tempo potrà guardare anche la tv: si riconosce nella caricatura degli «Sgommati»?
«Assolutamente no! Il programma è divertente, ma se riguarda te ridi meno... Anzi, all´inizio era un incubo: mi hanno fatto troppo dura, troppo maestrina. Certo, con il ministro dell´istruzione era facile. Ma non sono così».
Da maestrina, che voto assegna al Governo Monti, finora?
«6-. La sufficienza c´è, perchè Monti ha messo in salvo il conti dello Stato. Ma la manovra è troppo sbilanciata sul versante delle tasse: è una modalità antica. Come dicono al bar, non servivano i professori della Bocconi per aumentare le tasse. Serviva più coraggio nel tagliare le spese».
Quante volte ha sentito Berlusconi, da quando non è più ministro?
«Spesso, in media una volta a settimana».
Come sta, dopo le dimissioni?
«Credo che anche lui sia sollevato, di sicuro è convinto di aver compiuto la scelta più giusta: fare il passo indietro non è stato facile, ma non c´erano più le condizioni per proseguire. E il ricorso alle urne avrebbe gettato il Paese nell´incertezza politica ed economica».
Ora che non è più ministro, può fare cose normali, come la spesa o lo shopping di Natale?
«Resto sotto scorta, ma penso solo per pochi giorni. I regali? Prenderò cose utili».
Lei che regalo vorrebbe trovare sotto l´albero?
«Sono già fortunata così, Mi basterebbe avere solo un po´ di tempo libero in più».
E ai bresciani, cosa regalerebbe?
«Un po´ di fiducia nel futuro. Tanta gente teme di non farcela ad andare avanti. Vorrei che ritrovasse la speranza».




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