Sondaggio
Come finirà il campionato del Brescia?
Scienza, epilogo amaro: dall'illusione all'incubo
FINE CORSA. I 164 giorni in biancazzurro: dall'avvio brillante alla serie nera di 13 partiteGioco brillante e otto partite senza sconfitte prima di sprofondare Ha accettato una squadra ridimensionata, ma i risultati lo condannano
Non è durato nemmeno sei mesi «il regno» di Beppe Scienza, assunto il 1 luglio, proprio in avvio della nuova stagione, e licenziato l'11 dicembre: 164 giorni iniziati col sorriso, e chiusi in silenzio. Il 13esimo risultato consecutivo senza vittoria, a un passo dal record negativo in B di Renato Gei, risalente al '72-73 (erano i tempi di Inselvini, Gasparini, Busi, Cagni, Salvi, Fanti, e la squadra non riuscì a sbloccarsi per 14 partite, quelle iniziali), gli è costato il posto.
SCIENZA VIENE PRESENTATO il 1 luglio, alla Saniplast di Ospitaletto, l'azienda del presidente Gino Corioni. Dice: «Brescia è un'opportunità gratificante. Dopo i contatti col Grosseto, ho preferito aspettare, perchè intuivo che sarebbe arrivata la chiamata giusta. Qui soffia un vento nuoto, diverso, stimolante. Ripartiamo da una retrocessione, ma non sono spaventato né preoccupato: credo sia il momento giusto. Il Brescia ha bisogno di rinnovamento e io posso dare una mano». Ridimensionare e ringiovanire. Bisogna cedere «i vecchi», che con i loro ingaggi incidono sul bilancio, e valorizzare i ragazzi del vivaio.
Originario di Domodossola, in provincia di Verbania, classe '66, ex centrocampista, Scienza ha cominciato da allenatore nelle giovanili di Pro Patria (dal 2002 al '05), Novara ('05-07) e Torino ('07-09). Il suo primo incarico tra i grandi: in Seconda Divisione, ex C2, a Legnano, dove è riuscito a tenere compatta la rosa, nonostante gravi difficoltà finanziarie. Qualche settimana prima del fallimento della società ha eliminato la Feralpi Salò nella semifinale dei play off, superato però all'ultimo atto dallo Spezia. Nello scorso campionato, in Prima, ex C1, ha salvato nei play out il Viareggio. E Brescia è la sua grande opportunità. «Marchioro, Mondonico, Sonetti: tutti mi hanno insegnato qualcosa aggiunge-. Sono abituato a variare gli assetti, ad adattarmi alla rosa a disposizione. Dopo essere partito con due esterni alti, ultimamente ho utilizzato il trequartista dietro le due punte. Credo nel possesso palla, nel gioco rasoterra».
E in partenza i biancazzurri divertono, segnano, vincono, e conquistano il pubblico, desideroso di dimenticare in fretta il recente passato. Quattro successi (contro Vicenza, Empoli, Juve Stabia a Castellamare, Cittadella) e due pareggi (a Nocera e a Torino) nelle sei gare iniziali di campionato illudono tutti. È un Brescia sbarazzino, brillante, imprevedibile. Si inerpica al primo posto in classifica, assieme a Padova e Torino. «La squadra ha trovato magicamente gli equilibri per muoversi sul campo con personalità - dichiara Scienza dopo il 2-0 rifilato al Cittadella, il 24 settembre-. I ragazzi hanno offerto una prova favolosa, sorprendente e straordinaria, ma a volte avrebbero potuto gestire meglio il pallone. I nostri obiettivi, lo ripeto forte e chiaro, rimangono però gli stessi. Se a Natale ci troveremo ancora in questa posizione, potremo fare un pensierino a una salvezza anticipata». I tifosi lo inneggiano con ripetuti cori.
IL CALO, PERÒ, è dietro l'angolo. A Modena la squadra si salva grazie a una prodezza di Arcari (il portiere respinge un rigore), e col Gubbio rimedia il 2-2 in extremis (colpo di testa di Salamon). A Padova conosce il primo ko del campionato (doppietta di Cutolo). Arrivano altre quattro sconfitte consecutive: Pescara, Grosseto, Reggina e Verona. Il pareggio interno con la Samp consente di tirare il fiato, ma gli infortuni, le squalifiche e il calo di rendimento incidono negativamente. Il Rigamonti diventa terra di conquista. Lo espugnano pure l'Ascoli, fanalino di coda, e l'AlbinoLeffe.
La speranza del rilancio viene dall'1-1 di Modena col Sassuolo e dal 2-2 di Varese. Nella sala stampa dello stadio Ossola di Masnago Scienza sostiene che i padroni di casa avevano «occhi più cattivi». I suoi, invece, gli sono sembrati «un tantino spaventati». Il brutto scivolone di ieri col Bari dimostra che il terrore si era ormai impossessato dell'intero complesso. E i sorrisi di luglio si sono trasformati in un gelido silenzio a dicembre.
Sergio Zanca
Tweet























