martedì, 22 maggio 2012

Provincia da salvare

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A Bedizzole dovrebbe sorgere un impianto di trattamento dei reflui degli allevamenti avicoli, tu cosa ne pensi?

  • Il gassificatore di polline non deve essere realizzato: è un ulteriore scempio al territorio
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Padenghe: sei d'accordo con l'intenzione del parroco di realizzare un ristorante accanto alla Pieve di S. Emiliano, suggestiva chiesa del XI secolo?

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C'è una "Provincia da salvare": secondo te quali sono le maggiori minacce ambientali che incombono sul nostro territorio?

  • L'eccessiva cementificazione del nostro territorio.
  • L'inquinamento e la qualità dell'aria sempre più scadente.
  • La presenza di troppe cave e discariche.
  • Poca attenzione istituzionale alla salvaguardia delle aree di pregio.
  • La scarsa educazione ambientale dei bresciani.

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Una discarica abusiva, uno scempio urbanistico, una roggia inquinata, ordinari scorci di degrado. Mandaci le tue segnalazioni: invia una foto, completa delle indicazioni sulla località in cui è stata scattata agli indirizzi di posta elettronica:
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L'allarme: il cemento soffoca anche il Sebino

LA RICERCA. Dario Balotta: «I dati Ersaf sono eloquenti: si costruisce in modo caotico e senza reali necessità»


Paratico, Iseo e Pisogne sono i Comuni rivieraschi che hanno consumato più territorio Maggior equilibrio fra crescita demografica e urbanizzazioni a Marone e Sale Marasino
19/08/2010
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Uno scorcio del lago di Iseo

Più cemento non significa più sviluppo socio-economico. La conferma viene dal lago d'Iseo dove il processo di urbanizzazione cresce più del numero di abitanti. E' quanto sostiene almeno il circolo Legambiente Basso Sebino sulla base di una sua elaborazione di dati sulla Destinazione d'uso dei suoli agricoli e forestali redatto dall'Ersaf della Regione Lombardia. Dati ufficiali, dunque. Relativi al periodo 1999-2007. Dati che prendono in esame tutti e 14 i Comuni rivieraschi, più Solto Collina e Parzanica.
«IL SEBINO STA SOFFOCANDO sosotto il cemento di nuovi edifici, strade, porti, centri commerciali, capannoni e cave - osserva Dario Balotta, presidente del circolo in questione-. I dati percentuali e assoluti che presentiamo oggi confermano ciò che a tutti ormai è evidente, e cioè che progressivamente i residenti sull'Iseo vedono scomparire la ricchezza del loro ambiente». Nell'arco di 8 anni, stando alle tabelle fornite da Legambiente, si sono persi 2.168,4 ettari di verde, pari al 12,4% dell'intera superficie considerata, che è di 17.439,7 ettari: un trend peraltro- se la cosa può consolare- in linea con i valori delle province di riferimento (Bergamo 13,9%, Brescia 11,3%).
«L'eccessiva e caotica urbanizzazione- insiste Balotta- compromette il paesaggio del Sebino, ne rende precario l'assetto idrogeologico, come dimostrano le recenti piogge torrenziali, e ne compromette le ambizioni turistiche».
Castro ( 36,6%), Paratico ( 35,7%) e Sarnico ( 35%) primeggiano fra i Comuni che più hanno urbanizzato, mentre nella classifica del consumo di territorio, sempre nel periodo in esame, spiccano ancora Paratico ( 14,9%), Sulzano ( 13,2%), Parzanica ( 12,3%) e Pisogne ( 11,1%). In termini assoluti, il maggior incremento di superficie consumata spetta a Pisogne (27,5 ettari), seguita da Paratico (26,2) e Iseo (23,7 ettari), cittadina in cui per la verità l'aumento degli abitanti è stato lieve (6,1%).
Anche dove il saldo della popolazione è negativo, paradossalmente, c'è stata una consistente crescita urbanistica: è il caso di Tavernola Bergamasca ( 4,3% di superficie urbanizzata e -2,7% di residenti), di Castro ( 2,3% e -1,2%) e Lovere ( 0,9% e -1%). Solo a Marone e Sale Marasino la percentuale d'incremento degli abitanti è stata superiore a quella delle nuove urbanizzazioni. «Le aree rivierasche- sintetizza Balotta- sembrano sempre più un continuum indistinto di costruito in cui le seconde case sono il fenomeno negativo più rilevante, fenomeno al quale va aggiunta la perdità di identità. Insomma, se non si pone un freno al cemento, se non si ristrutturano le vecchie case abbandonate, di cui i nostri borghi sono pieni, se non si recuperano i capannoni inutilizzati, se non si smette con la politica dei parcheggi a servizio del turismo mordi e fuggi, se non si tutelano uliveti, aree agricole e frutteti, il nostro lago perderà anche le sue attrattive turistiche».
Aumenterà ancora, a sentire Balotta, il numero dei pendolari che già oggi (55% degli occupati) sono costretti a migrare a Brescia, a Bergano e a Milano per trovare lavoro.

Giuseppe Zani




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