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Padenghe: un ristorante accanto a S.Emiliano? Vota il sondaggio
PADENGHE. Dopo l'annuncio del sacerdote sul discusso progetto si apre un acceso dibattitoDon Negretti: «Il locale si farà» Ma sulla chiesetta dell'XI secolo restaurata con fondi pubblici il paese rischia di spaccarsi in due
Sta diventando un caso l'annunciata apertura di un ristorante accanto alla pieve di Sant'Emiliano, datata XI secolo, di proprietà della parrocchia di Padenghe.
UNA VICENDA sulla quale l'amministrazione comunale, pur sensibile al problema che sta diventando rovente, si muove con cautela per evitare che il paese si divida in due sulla querelle «ristorante sì, ristorante no» a Sant'Emiliano.
Principale sostenitore del progetto è il parroco. Di recente, don Bruno Negretto, al termine di una Messa celebrata proprio nella millenaria pieve, ha esposto chiaramente le proprie intenzioni: «Vi annuncio - ha detto ai fedeli - che nel fabbricato vicino alla pieve sorgerà un locale ristorante».
Qualcuno, nel prendere la parola, ha però manifestato il proprio disappunto.
È lo stesso disappunto, misto a incredulità, che avevano espresso un anno fa il Comitato per il Parco Colline Moreniche, altre associazioni ambientaliste e personalità della cultura per «questa discutibile decisione della parrocchia».
DISCUTIBILE perchè? Perchè un ristorante attaccato a una Pieve dell'XI secolo, tra l'altro recentemente restaurata con fondi pubblici, sembra a molti una scelta infelice.
Ma è una scelta che sarebbe condivisa anche dalla Curia veronese, dove si è tenuto un incontro tra una delegazione di ambientalisti ed esponenti del mondo culturale e un alto prelato della Diocesi. Ma l'esito è stato negativo, nel senso che anche la Diocesi non è contraria al ristorante accanto a Sant'Emilano.
Al Comune, finora, non è stata presentata alcuna richiesta di licenza di ristorazione, ma i contatti tra parroco eed eventuali interessati sono avviati.
Tempo fa, invece, la Soprintendenza aveva bocciato una domanda della parrocchia per realizzare un sopralzo con copertura. E per quanto riguarda gli eventuali parcheggi al servizioo del ristorante, per effetto dei vincoli architettonici, storici e paesaggistici, non potranno mai essere realizzati.
IL SOPRINTENDENTE di Brescia, nei giorni scorsi, ha anche svolto un sopralluogo, impegnandosi a «seguire attentamente i progetti».
Tra l'altro, la convenzione a cui si appella don Negretto è quella firmata nel 2007 dalla passata giunta Allegri in cui si dispone, pur con restrizioni, «di realizzare la casa del custode, locali per attività culturali e un punto ristoro». Ma da questo a un locale ristorante ce ne passa. Perché anche il Monastero francescano di Assisi ha un punto-ristoro, è vero, ma si trova in locali sotterraneo ed è ben mimetizzato.
Da ricordare, inoltre, che Regione e Comune hanno stanziato negli anni scorsi 450 mila euro per le opere di restauro della pieve e degli adiacenti fabbricati. Lo scopo di quelle spese era ovviamente la conservazione di un patrimonio storico e artistico.
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Maurizio Toscano
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1 ginettig 03/11/2011 11:20 2 commenti
Il dubbio che sorge, e che presumibilmente ha ispirato Don Bruno Negretto è il seguente: ma non sarà che trovando una giusta e ponderata entrata economica si possano trovare le risorse per riportare allo splendore l'area, valorizzandone il contenuto e favorendo il fatto che anche persone non residenti abbiano occasione di visitare il luogo e godere dell'incantevole vista?...non ne trarrebbe forse beneficio anche la comunità?... A quanto pare molte persone non la pensano così e si lasciano andare a stupide battute ed a vignette che alterano la verità dei fatti facendo perdere di vista questo obiettivo.