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Uova alla diossina ci si interroga sulle cause
IL CASO. I primi risultati, ancora riservati, di una campagna Asl di prelievi effettuati a livello regionale in piccoli allevamenti rurali vicino ad insediamenti siderurgici. Presenti valori abbondantemente oltre i limiti. Stop ai consumi famigliari e via a nuovi rilievi Ora entrerà in campo anche l'Arpa
Uova contenenti diossine e pcb (sostanze cancerogene) svariate volte oltre il limite di legge. Sono i valori choc riscontrati dall'Asl di Brescia nelle uova raccolte a fine settembre in cinque piccoli allevamenti rurali (galline che razzolano a terra) di Brescia, Sarezzo, Castegnato, Montirone e Ospitaletto. Pollai che si trovano vicino a grandi fonderie. Bresciaoggi è entrato in possesso del dossier per ora riservato, dove si legge che il dipartimento di prevenzione veterinaria dell'Asl di Brescia a inizio gennaio ha emesso un'ordinanza che vieta il consumo di uova e di carne avicola in tutti gli allevamenti controllati e ha imposto l'abbattimento delle galline.
I valori riscontrati nei campioni di uova sono addirittura superiori a quelli trovati nelle uova tedesche, che hanno generato allarme e panico in tutta Europa. Qui però non si tratta di grandi allevamenti che servono la grande distribuzione, quindi le uova contaminate non sono finite sugli scaffali del supermercato. A essere potenzialmente contaminati sono i proprietari di quelle galline e i loro famigliari, visto che si tratta di sostanze cancerogene che si depositano nei tessuti adiposi. E lì restano. Per questo l'Asl ha predisposto per la prossima settimana dei campioni ematici sui consumatori di quelle uova, per capire che valori di diossine abbiano in corpo. L'indagine, che ha analizzato anche campioni di latte (di cui non si conoscono i risultati) apre scenari davvero inquietanti: quanti altri piccoli pollai domestici che si trovano nelle vicinanze di aziende potenzialmente inquinanti possono essere avvelenati? La risposta, anche se in fortissimo ritardo, potrebbe essere in una massiccia campagna di monitoraggio in tutta la provincia.
Il piano voluto in tutta Lombardia dall'ente sanitario regionale (50 campioni in tutte e 12 le province, più la Valcamonica) è iniziato a fine settembre. I primi risultati sono arrivati a gennaio. Ma a parte i diretti interessati, nemmeno i sindaci dei Comuni dove sono stati effettuati i campioni sanno nulla di quanto stia accadendo. «Nell'ultimo anno, nell'ambito del piano nazionale residui e di altri piani di monitoraggio si legge nel documento Asl sono emerse alcune non conformità relativamente alla presenza in matrici alimentari di pcb e diossine. Pur trattandosi di casi sporadici, si ritiene opportuno mantenere una costante attività di monitoraggio sull'eventuale presenza di residui in oggetto, in particolare nei confronti di quelle matrici che possono essere considerate indicatori di contaminazione ambientale. Considerata l'impossibilità a procedere al completamento delle analisi ufficiali per la temporanea pausa invernale dell'ovodeposizione il dipartimento di prevenzione veterinaria ha formalizzato ai proprietari delle galline il divieto di utilizzo per uso umano degli animali e delle eventuali uova prodotte».
L'Asl chiede inoltre un aiuto all'Arpa di Brescia, per capire da dove possa provenire la causa dell'inquinamento. Ma è lei stessa ad indicare nel suo report gli insediamenti industriali che ci sono nelle vicinanze di tali pollai. Resta infatti da capire se tutti gli insediamenti siderurgici abbiano adottato le migliori tecnologie disponibili per ridurre al minimo l'impatto sul territorio. Dopo il caso del latte al pcb scoperto nel dicembre 2007 in dieci allevamenti nell'hinterland sud di Brescia, andrà appurata una volta per tutte il danno portato dall'industria che si è espansa nelle campagne.
Pietro Gorlani
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