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Bedizzole: il gassificatore in Regione Vota il sondaggio
Il gassificatiore di Bedizzole sbarca in Regione e lo fa con la trasferta del Comitato salute e ambiente per incontrare i rapresentanti della sesta commissione regionale ambiente e protezione civile del Consiglio. «È stato un incontro proficuo - hanno detto il presidente del comitato Gianpietro Fogliazza e la sua vice Daniela Armanini - abbiamo esposto le criticità di un impianto che i bedizzolesi non vogliono». Ad accoglierli vi erano, tra gli altri, il presidente della commissione Giosuè Frosio con i consiglieri bresciani Margherita Peroni (Pdl), Francesco Patitucci (Idv), Gianbattista Ferrari (Pd), in commissione anche l'Udc Gianmarco Quadrini.
Il presidente del comitato ha ribadito i motivi per cui quel gassificatore non s'ha da fare. Sono noti i timori più volte messi in evidenza da chi si oppone all'impianto: il carattere sperimentale del gassificatore ubicato in un luogo tutt'altro che desolato, ma anche l'impatto ambientale, gli odori, i rischi per la salute, lo smaltimento delle ceneri, la possibilità che i promotori siano stati attirati più dai possibili contributi che da una reale necessità di realizzare l'impianto. Inoltre la struttura farebbe arrivare da lontano il 75 per cento di quanto verrebbe bruciato nel gassificatore, mentre il 25% sarebbe la quota relativa alle polline bedizzolesi. La contrarietà era stata espressa anche dal Consiglio Comunale di Bedizzole sia dall'intera maggioranza guidata dal sindaco Roberto Caccaro che dai rappresentanti delle minoranze dei gruppi della Lega Nord e del Centro Sinistra.
Il no al progetto aveva poi varcato i confini comunali e trovato preziosi alleati nei rappresentanti politici e non solo dei Comuni vicini. Innanzitutto il sindaco di Calvagese della Riviera, Ivana Palestri, ma anche gli assessori all'ambiente, in rappresentanza delle rispettive Amministrazioni, di Lonato e Padenghe. Tante le iniziative fatte dal Comitato che si è mosso con determinazione. Innanzitutto le seimila firme, un tesoretto corposo di manifestazione di volontà, che farebbe riflettere anche il più insensibile dei politici, non solo a livello locale, ma anche provinciale e regionale. Poi il gruppo anti inceneritore su Facebook, quindi gli striscioni sui cavalcavia. Ed ancora la manifestazione in Provincia ed ora l'audizione in Regione.
«I rappresentanti dei diversi gruppi politici - hanno detto i vertici del comitato - si sono dimostrati ben consci della situazione del basso Garda ed in particolare di Bedizzole, sul cui territorio grava la discarica di fluff della ditta Faeco, recentemente dissequestrata e quindi destinata a riprendere la sua attività». «La Regione Lombardia - conclude il Comitato - non ha potere decisionale, ma i finanziamenti vengono dalla Regione tramite bandi. Bisognerebbe ripensare alla questione della definizione di pollina, prima rifiuto, oggi biomassa». Ora il nodo del gassificatore è in attesa della conferenza dei servizi che dovrebbe essere fissata a giorni in Provincia dopo le valutazioni espresse dalle parti nelle scorse settimana. Un passo determinante per pianificare le prossime mobilitazioni.
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2 superbonny 16/05/2011 14:56 1 commenti
Bedizzole ha già ospitato le ceneri dell'inceneritore di Brescia e tutti sappiamo quanto tossiche esse siano, ora vogliono rifilarci anche il gassificatore per dare il colpo finale ad un bel paese come Bedizzole posto nelle immediate vicinanze del Lago di Garda e magari fra qualche anno chissà ci potrebbe stare anche una bella centrale nucleare!!!!!!! Buoni si, ma!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!.
3 darioforesti 13/05/2011 18:04 1 commenti
Sono un ingegnere e lavoro nel campo delle energie rinnovabili: l'impianto in se, per quel che ne so, dovrebbe essere una risorsa, dal punto di vista energetico. Ma qui si favorirebbe il guadagno (incentivi) per i pochi privati realizzatori dell'intervento, compromettendo dal punto di vista olfattivo una delle zone più pregiate della nostra provincia. Pensiamoci bene: esiste solo un altro impianto come questo negli USA, e lo hanno fatto nel deserto!
4 adalbertofrugoni 13/05/2011 09:08 1 commenti
Ritengo che il gassificatore non debba essere autorizzato. In quanto, da quanto si legge in diversi articoli pubblicati, risulta essere un impianto sperimentale. Per questo motivo ritengo che debba essere bloccato o sospeso fino a quando non si certifichi in maniera scientifica e precisa che questo impianto non produca inquinamento a livelli tali da danneggiare la cosidetta 'salute pubblica'. E' assurdo, e penso anche rilevante in termini di responsabilità civile, che gli enti preposti diano l'autorizzazione senza queste cerficazioni o assicurazioni al riguardo (basti pensare ai protocolli che vengo richiesti per la commerciabilità dei farmaci). Adalberto Frugoni.
5 walteregon 04/05/2011 20:17 64 commenti
Io abito a Brescia ma sono idealmente vicino ai Bedizzolesi. Condivido in pieno i post di "uomodidio" e "vareseimb" che hanno centrato il nucleo del problema. A Brescia ci godiamo l'inceneritore, costruito troppo vicino all'abitato, in barba ai sondaggi degli abitanti della zona sud e del quale godiamo i frutti. Ma non sappiamo di che frutti si tratta.... poichè le "analisi al camino" le vedono gli "addetti ai lavori" mentre sarebbe importante venissero, sempre,ogni giorno, pubblicate su Bresciaoggi e sul Giornale di Brescia. Le diossine, per citare dei veleni famosi (tristemente) non si vedono e non si percepiscono all'olfatto, ma si disperdono nei terreni limitrofi all'inceneritore, accumulandosi nel tempo perchè sono sostanze cancerogene, persistenti, non biodegradabili, facilmente accumulabili nella catena alimentare. I risultati verranno, purtroppo, e non saranno piacevoli.
6 vareseinb 04/05/2011 16:43 1 commenti
NO AL GASSIFICATORE. Bedizzole e le aree limitrofe sono zone agrituristiche, ricche di oliveti, vigneti, nonchè centri abitati.No a puzza(meno grave) e inquinamento(gravissimo). Io e tanta gente siamo stufi di politici a livello regionale e nazionale che pensano solo ad arricchirsi insieme ad imprenditori sempre più ottusi e menefreghisti. Michele Bodei
7 uomodidio 04/05/2011 13:54 1 commenti
NO ALL'INCENERITORE! Non ci sono obbiettivi positivi in questo progetto. Non viene fatto ne per il bene comune e nemmeno a favore di noi cittadini, che per quanto mi riguarda hanno già attivamente urlato la loro CONTRARIETA'! Non è corretto che in democrazia, chi soffrirà maggiormente non può avere voce in capitolo. Qui si parla di benessere, salute e rispetto dell'ambiente, ma ovviamente questi importanti fattori vengono dopo il deprimente desiderio di arricchirsi! Mi dispiace pensare che le persone che portono avanti questo progetto "inceneritore" non abbiano più un filo di coscenza e rispetto per gli altri!!!! Stefano Cherubini, fiero cittadino Bedizzolese e Bresciano!!!!
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1 gruppi 05/06/2011 09:30 12 commenti
La truffa dei CIP 6 è ormai ben nota a tutti, tutto comincia nel 1992 con la delibera n. 6 del Comitato Interministeriale Prezzi che stabilisce un incentivo per la produzione di energia provenienti da fonti rinnovabili. I fondi per tale operazioni provengono da un aumento del 7% delle bollette energetiche di tutti gli italiani che, da circa 20 anni, finanziano in questa maniera la promozione delle energie rinnovabili. O almeno pensano. Perché la delibera CIP6 fa riferimento ad una legge preparata ad hoc per fregare gli italiani a favore di industriali e affaristi che si spacciano per grandi imprenditori ma che costruiscono i loro profitti distraendo in maniera inopportuna risorse pubbliche. Con l’espressione “rinnovabili e assimilate”, infatti, sono state finanziate per decenni forme di energia che nulla hanno a che fare con la definizione di rinnovabili fornita dalla Direttiva 2001/77/CE. Un caso su tutti, gli inceneritori, costruiti in Italia non perché, come vogliono farci credere, sono la soluzione al problema dei rifiuti ma per il semplice fatto che costruirli e gestirli rappresenta un grosso affare per pochi, pagato dai contribuenti. Nel 2004 la Commissione Europea apre a tal proposito ben due procedure di infrazione contro l’Italia, giudicando inammissibile il finanziamento pubblico per l’incenerimento come fonte di energia rinnovabile.