giovedì, 9 febbraio 2012

Città

CAMBIA:

Piazza Rovetta, il cubo bianco divide anche la maggioranza

CENTRO STORICO. La commissione urbanistica lascia aperte tutte le strade, Paroli: «Non c’è fretta, ma non tempi biblici»

L’opposizione critica il metodo: «Ora il confronto con la città» Bizzaro (Lega) boccia l’estetica Toffoli (Pdl): «Nessun obbligo»
08/04/2010
Zoom Foto
Il progetto di Giuliano Venturelli per riempire Piazza Rovetta con una sala studio per gli universitari

Il «cubo bianco» non è un dogma. Ora la città può dire la sua. È quanto uscito ieri dal dibattito nella commissione urbanistica richiesta dalla minoranza per approfondire le scelte sul bando per sostituire la pensilina di Piazza Rovetta. Dopo che i tecnici hanno giudicato i 105 lavori preferendo quello di Giuliano Venturelli la commissione si è confrontata sulla bontà del progetto aprendo al confronto politico e con i cittadini.
LO STESSO sindaco Adriano Paroli ha lasciato il percorso aperto: sull'iter per decidere «non c'è fretta, anche se l'opera è necessaria alla riqualificazione del centro storico e bisognerà evitare tempi biblici». Emilio Del Bono (Pd) ha auspicato una discussione pubblica, evidenziando tuttavia che «prima del bando sarebbe servito un confronto pubblico e politico sulle ipotesi e gli indirizzi», ma aprendo al dialogo «auspicando un intervento condiviso in uno spazio sul quale non abbiamo pregiudizi e per il quale condividiamo l'idea di riqualificare».
IL CUBO BIANCO non è stato messo in discussione dall'opposizione, più attenta per ora al metodo di come si arriverà alla decisione finale che al merito della proposta, ma da alcuni esponenti della maggioranza. Bocciato dalla Lega «sul piano estetico» come ha detto Alessandro Bizzaro (che pure ha elogiato il metodo, considerando prioritaria la riqualificazione di quello spazio) mentre per Roberto Toffoli (Pdl): «Nessuno obbliga a realizzarlo, non è nemmeno detto che ce ne sia bisogno, non bisogna fare un'altra cosa brutta come la pensilina».
La precisazione sulla natura del bando è arrivata dallo stesso progettista. Venturelli ha sottolineato che «ci veniva richiesto di riempire un vuoto urbano. Il progetto risponde a questo: può sembrare un gesto architettonico bizzarro ma così non è, abbiamo lavorato su un ragionamento preciso: inserire una struttura contemporanea». L'idea come noto è quella di adibire la costruzione a sala studio e spazio espositivo. Un'area funzionale agli universitari in uno spazio che attualmente non è frequentato dai bresciani, che come evidenziato dallo stesso Venturelli, «per bere il caffè si mettono sull'altro lato della strada». La commissione di ieri serviva per conoscere meglio le valutazioni tecniche che hanno portato a preferire quel progetto. Per questo Aldo Rebecchi (Pd - e con lui tutti gli esponenti di minoranza) ha preferito «non esprimersi sull'operato dal punto di vista professionale».
IL SINDACO Adriano Paroli ha difeso «il metodo del concorso di idee; premiato dai numerosi contributi, che valorizza il nostro intento di dare spazio ai giovani architetti». Ma anche lui ammette, nel merito, che «da profano avrei visto meglio un effetto lampada: un edificio aperto la sera, anche col buio, con tanto vetro e la possibilità di vedere gli studenti all'interno in un dialogo simbolico con la città». Ma la logica «doveva essere aperta: per questo si è deciso di aprire il bando e lasciarlo molto libero». A Laura Castelletti il compito di difendere le scelte passate, «improntate a lasciare uno spazio aperto. La scelta sbagliata è la saturazione. Bella idea, quella di Venturelli, ma su un input errato».

Giovanni Armanini


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