martedì, 22 maggio 2012

Il camper

CAMBIA:

GHEDI Il nodo immigrati: "Servono controlli"

28/03/2009
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Il camper a Ghedi

Immigrazione e traffico, i temi caldi, che più proccupano la maggioranza dei ghedesi. Gli abitanti che giovedì mattina sfidando il caldo tropicale si sono avventurati tra le bancarelle del mercato settimanale, hanno evidenziato al cronista di Bresciaoggi, presente insieme a Brescia Punto Tv per la sesta tappa dell’iniziativa «Ditelo a Noi», i timori per i «troppi immigrati e il problema sicurezza», ma anche per la mancata realizzazione della tangenzialina a ovest della cittadina che toglierebbe il traffico dal centro abitato. Soltanto i giovani e i giovanissimi esprimono forti preoccupazioni per la presenza della base militare e degli ordigni nucleari mentre la popolazione adulta parla di «convivenza pacifica». Altri temi toccati: la novità della raccolta rifiuti «porta a porta» (promossa con qualche borbottio); ben accetto dai più anche l’arrivo del nuovo centro commerciale Italmark mentre è unanime la solidarietà del paese alle 115 lavoratrici dello storico cotonificio Tessival, che ha chiuso i battenti due mesi fa. «Era l’azienda simbolo del paese - dicono - e adesso le istituzioni devono aiutare chi è rimasto senza lavoro e alle promesse devono seguire i fatti». «Qual’è il problema principale per Ghedi? Senza dubbio l’immigrazione - taglia corto Giacomo Filini, pensionato di 57 anni -. Sono troppi, tanti di loro bivaccano in piazza senza far nulla e sono spesso anche arroganti e poco rispettosi. Non è un luogo comune: a Ghedi c’è davvero un problema di mancata integrazione». Filini non manca di approfondire anche il tema tangenziale («va assolutamente fatta per dare respiro al centro abitato e togliere il traffico»), quello riguardante la raccolta differenziata («costa un pò di sacrificio ma è necessaria, l’importante è che la facciano tutti e bene»). Anche per Barbara Agnelli, operaia 50enne, la vera emergenza riguarda l’eccessiva presenza di stranieri: «Fino a qualche anno fa la situazione era sostenibile; erano pochi ed anche più rispettosi. Adesso le istituzioni devono intervenire: servono controlli intensi e mirati e chi non è in regola deve essere mandato via. Sul nostro territorio c’è troppa criminalità, troppo spaccio di droga, troppa delinquenza». Preoccupazioni che trovano riscontro anche nelle tante notizie di cronaca riportate dai quotidiani locali, che dimostrano le tante operazioni effettuate dalle forze dell’ordine in contrasto allo spaccio di stupefacenti e al reato di immigrazione clandestina. La signora Barbara è una dei tanti ghedesi che convive in modo abbastanza sereno con la base militare: certo, anche lei ha sentito recentemente dei problemi di sicurezza (è stato divulgato il rapporto interno dell’Air Force, dove gli ispettori militari hanno rilevato «insufficienze nel personale, nelle strutture e nell’equipaggiamento») ma ricorda che «Con la base ci siamo cresciuti e fa parte di noi. Che venga messa in sicurezza se ce n’è bisogno, ma non farei manifestazioni per smobilitarla. Devo dire però che nel 1991 con la guerra del Golfo, nel 1999 con il bombardamento della Serbia e dopo l’11 settembre 2001 ho avuto paura: sia per il traffico aereo che era aumentato tantissimo, sia perchè la base è comunque un obbiettivo militare per eventuali attacchi». Molto preoccupati invece per la presenza della base militare sono sopratutto i giovani ghedesi, tanto da essere la principale preoccupazione per il 21enne Marco Ferrari, studente di Ingegneria all’Università di Brescia: «La presenza di testate nucleari mi dà molto fastidio e mi preoccupa. Mi piacerebbe che la base smobilitasse». Altri malumori? «Ghedi a livello culturale e ricreativo offre un po’ poco, come tutta la Bassa. Adesso stanno costruendo il teatro: speriamo che le cose migliorino». Anche la 15enne Giulia Medeghini, che ha frequentato la prima liceo di Ghedi, è preoccupata per la base: «Non si sa mai quello che può succedere». Promuove invece il suo paese per quanto riguarda l’offerta ricreativa e i servizi. Nessuna lamentela da parte sua sul fronte immigrazione. Una voce logicamente a favore della base militare è quella di Domenico Capitanio (74 anni, pensionato) ex militare che ha lavorato per 35 anni a fianco dell’esercito Usa: «La base ha dato anche tanto lavoro al territorio e non può essere vista come un problema di Ghedi visto che se succedesse un incidente sarebbe un problema dell’Italia, dell’Europa, di mezzo mondo. Per me la base è invece garanzia di sicurezza per l’Italia: sono originario di Cassino e so solo io quello che ho passato da bambino durante la seconda guerra mondiale». Giuseppe Travagliati (pensionato 56enne) ha un suggermento per migliorare i disagi derivanti dalla novità della raccolta differenziata (che ritiene utile): «Forse per i primi mesi andava lasciato un cassone per lo sporco generico all’isola ecologica». Anche per lui è urgente la realizzazione della tangenziale. La stessa urgenza che sente il signor Rino, pensionato di 75 anni: «Dicono che è un problema di soldi e poi costruiscono il teatro; la bretella era una priorità e i fondi avrebbero dovuto finire lì». Accanto alle opinioni che hanno un nome e un volto, ci sono anche le tante proteste - forse troppe - di ghedesi che preferiscono l’anonimato o il semi-anonimato («scriva solo in nome...»). È il caso della signora Lorella, di Maria, di altre mamme e nonni che chiedono interventi urgenti sul fronte immigrazione. Qualcuno segnala i grandi disagi e i danni ai tetti delle case creati dal basso volo aereo della base militare (con cause legali in corso da anni ma senza successo). Solo un cittadino segnala l’emergenza ambientale delle troppe cave di sabbia e ghiaia e dell’avanzare avido del cemento.
Pietro Gorlani




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