GHEDI Il paese: quota 20mila a un passo
Il nome di Ghedi evoca immediatamente la base militare, la presenza ormai dichiarata dei 40 ordigni nucleari ospitati a pochi passi delle abitazioni, e le recenti polemiche innescatesi a seguito del rapporto del National Resources Defence Council (www.nrdc.org/nuclear/euro/euro.pdf ), che sottolinea la poca sicurezza con cui sono conservate le bombe. Bene. I meno preoccupati per la presenza di questo arsenale sono i ghedesi anziani e di mezza età, abituati a convire con i bassi voli assordanti e con la presenza degli americani sin dal dopoguerra (per l’esattezza dal 1951). Sarà perchè pragmaticamente si è capito che la presenza o meno delle bombe Usa (sempre sospettata, ma mai confermata, fino all’altro ieri) travalica la volontà non solo degli enti locali, ma dello stesso governo italiano, sarà perchè la base ha portato anche lavoro (per artigiani, tecnici, industrie del territorio) fatto sta che il pathos civico degli abitanti si concentra su quelle tematiche quotidiane comuni al resto della provincia: immigrazione, infrastrutture, servizi, lavoro. Ghedi è una cittadina adagiata sulla fertile campagna centro orientale che si sta avvicinando a grandi passi alla soglia dei 20mila abitanti (traguardo superato solo da Desenzano, Lumezzane, Montichiari) e che per tutto il Novecento ha visto una costante crescita demografica (+8,5% nel decennio 1991-2001, fino ad arrivare ai 17mila e 500 abitanti di inizio 2007). Una crescita che è andata di pari passo con l’aumento di attività produttive e commerciali (ben 1100 considerando anche l’agricoltura) e che negli ultimi anni ha catalizzato sempre più manodopera straniera: i residenti non italiani sono raddoppiati in 5 anni, passando dai 1002 del 2003 ai 2285 del 2007 (dati Istat). Molti sono occupati nell’industria e nell’agricoltura. Una crescita facilitata dalla grande estensione territoriale (60 chilometri quadrati e due frazioni, Belvedere e Ponterosso) e dai costi relativamente bassi di case e capannoni, dalla posizione geografica strategica (a 20 km da Brescia, 54 da Mantova, 44 da Cremona, 30 da Desenzano) dalla presenza di importanti vie di comunicazione (autostrada A21, provinciale Lenese 668). Crescita che non ha mancato di far emergere la crisi della grande industria, come il recente fallimento dello storico cotonificio Tessival e che per certi versi ha sfruttato pesantemente il territorio. Un esempio è l’ultimo piano cave: ben 7,3 milioni i metri cubi scavabili inseriti nell’ultimo piano cave. E non mancano le contraddizioni, visto che il territorio comunale dovrebbe essere salvaguardato dal piano d’area dell’aeroporto di Montichiari redatto dalla Provincia. Se le ultime amministrazione comunali hanno sempre cercato di adeguare i servizi all’aumento demografico (piscina, liceo, servizi fognari efficenti) non mancano però le zone d’ombra. A partire da un tasso di criminalità leggermente superiore alla media regionale (1,05 contro una media di 0,62 per i comuni con un numero di abitanti compresi tra 10mila e 40mila abitanti) per arrivare al problema traffico, con le polemiche in merito alla tangenziale in progetto da tanti anni ed ancora in fase di completamento.
P.GOR.
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