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27.03.2009

SALO'
"Ridateci l'ospedale sbagliato chiuderlo"

Il camper di Bresciaoggi al mercato di Salò
Il camper di Bresciaoggi al mercato di Salò
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Prima che i cronisti di Brescioggi e Brescia Punto Tv «fermino» i visitatori del mercato di Salò alla ricerca di qualche residente e delle sue eventuali lamentele sulla cittadina, sono i commercianti a farsi avanti. Se a metà mattinata le critiche più ricorrenti riguarderanno «l’ospedale che non c’è più», «il cemento che avanza ovunque», i «prezzi alle stelle di case e negozi del centro», i primi passi tra i duecento banchi del mercato raccolgono proteste più contingenti e... «corporali». Ovvero: la mancanza di bagni pubblici nell’immenso parcheggio-piazzale che ospita il mercato. «UNO DEI MERCATI più grandi della provincia, con migliaia di visitatori, molti stranieri, non ha un bagno pubblico - scrivetelo questo, incalza Fabio - , A meno che si voglia definire bagno quelle due toilette mobili in plastica che provocano svenimento solo ad entrarci. Solitamente ci appoggiamo al vicino bocciodromo, che è chiuso per ferie da tre settimane e non c’è nemmeno un bar nelle vicinanze». Un altro commerciante, più vicino alla zona della piscina comunale, ammette di servirsi dei bagni del vicino centro commerciale Sma. Insomma, la prima tappa dopo le ferie estive di «Dillo a Bresciaoggi» si è subito aperta all’insegna della polemica più aspra nei confronti dell’amministrazione pubblica. Non sono meno teneri i commenti dei «pochi» salodiani mescolati tra la folla di turisti tedeschi, austriaci, italiani e i tanti abitanti dei paesi limitrofi (in primis valsabbini) che brulica tra le bancarelle. Due i problemi cardine sottolineati: la dismissione dell’ospedale e l’eccessivo cemento. La mancanza del nosocomio è l’urgenza principale di molti anziani. «E’ stato un errore madornale puntare sull’ospedale di Gavardo e chiudere Salò - taglia corto Giordano Gnutti, 73 anni, pensionato -. Innanzi tutto perchè l’ospedale di Gavardo è ancora insufficiente e inadeguato per molti pazienti: personalmente per curarmi devo andare a Brescia o a Gardone Valtrompia. Desenzano? Code infinite per qualsiasi esame. In secondo luogo perchè tutta la fascia di popolazione del medio e alto lago è senza una struttura ospedaliera». Nell’ex ospedale di Salò sono rimasti i poliambulatori e radiologia «Ma manca la Tac o la risonanza magnetica» aggiunge Irma Venturelli, 80 anni, pensionata. «Mio marito aveva urgente bisogno di una risonanza - aggiunge Anna Lucchini, 45 anni, impiegata - e abbiamo dovuto andare fino a Travagliato, nella Bassa, in una struttura privata, per averla in una settimana. Da Salò a Travagliato, mi capisce?». Anna tocca un altro nervo scoperto: «La trascuratezza delle frazioni. Grande attenzione al lungolago e al centro storico ma a Villa quando l’ambulatorio è chiuso i pazienti devono aspettare all’aperto; la fermata dell’autobus non ha una piazzola ma è a filo della carreggiata; e anche i mezzi pubblici sono carenti». Rincara la dose Teresa Opizzi, 73 anni, pensionata, che vive a Campoverde: «Siamo un pò dimenticati rispetto al centro lussuoso e carissimo, Da noi c’è solo un negozietto e quando finisce il pane dobbiamo per forza scendere in paese. Abbiamo razionate anche le messe, visto che don Armando Caldana, il nostro parroco, deve dividersi tra Campoverde e Villa, rimasta senza prete». Toccando il tasto del carovita Teresa tocca una corda che verrà suonata da altri suoi concittadini. Sotto accusa soprattutto negozi e bar del famoso lungolago. I residenti concordano anche sull’eccessiva cementificazione perpetrata in paese negli ultimi anni: «Troppe seconde case e a Salò non è rimasto nemmeno uno spazio verde - spiega Chiara Zambelli, 30 anni, impiegata -. Per questo sono contraria anche alla nuova urbanizzazione che la Tavina vuole fare alle Zette al posto dell’attuale stabilimento. Sarebbero tutte nuove case vacanze». Chiara critica anche i lavori per i nuovi parcheggi («tutti a pagamento») e il problema del carovita, ma nonostante tutto ammette che «a Salò si vive bene. Non c’è troppo casino, il turismo è più per famiglie e anziani, ma noi giovani abbiamo lo stesso i nostri luoghi d’incontro e socializzazione». E a proposito di turismo sarebbe da approfondire l’input lanciato da Italo Viadana, 58 anni, direttore di banca: «A Salò mancano un paio di alberghi che permetterebbero di portare turisti senza realizzare a tutti i costi seconde case». Turismo che significherebbe anche posti di lavoro, visto che gli sbocchi occupazionali a Salò sono abbastanza limitati: commercio e un pò di terziario. Attività industriali (esclusa la Tavina) non ce ne sono e non sono pochi i lavoratori pendolari. LA SFILZA DI CRITICHE all’amministrazione (che comunque riscuote applausi per come ha gestito il dopoterremoto del 24 novembre 2004) non riguarda solamente l’«operazione Tavina» (se ne parla dettagliatamente nel servizio a fianco) ma anche altri aspetti riguardanti servizi e strutture per il cittadino. Mauro Cobelli, 57 anni, impiegato di banca, oltre a rimarcare la sua netta contrarietà al progetto per le nuove edificazioni, ricorda la necessità di migliorare «la rete fognaria, visto che ci sono ancora degli scarichi a lago». Non cambiano di molto le frecce lanciate contro l’amministrazione da Roberto Franchi, 52 anni, imprenditore: «Boccerei l’eccessiva edificazione, a partire dagli appartamenti ricavati nell’ex campo Amadei e nell’ex area Pedrazzi. Non siamo ancora ai livelli di Moniga e Manerba, ma comunque dagli anni Sessanta ad oggi il cemento è raddoppiato. Mentre il paese non ha bisogno solo di case. Un esempio? La casa di riposo qui vicino, ha solamente 10 anni ed è già inadeguata a far fronte al numero delle richieste».

Pietro Gorlani
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