martedì, 22 maggio 2012

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Cosa pensi del "Sole delle Alpi" riprodotto su banchi e arredi della nuova scuola di Adro?

  • Ha ragione il sindaco: quelli sono simboli della cultura locale e non vanno tolti.
  • E' solo un simbolo di partito: non può stare in una scuola, il "Sole delle Alpi" va rimosso
  • Non mi interessa nulla di quei simboli: l'importante è che la scuola sia bella e funzionale.

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Adro, Lancini: "Sui Soli dimostratemi che ho sbagliato"

Il sindaco in tv promette che torneranno presto al loro posto
12/10/2010
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Il sindaco di Adro, Oscar Lancini

Oscar Lancini non si ferma, e promette che i «Soli delle Alpi» torneranno al loro posto. Anzi, il sindaco di Adro rilancia e promette un megalitico sole delle alpi da 7 metri di diametro al centro della rotonda di Torbiato. Fatto di bianco cemento Italcementi in grado di assorbire lo smog.
Ma conoscendo il carattere sanguigno dell'uomo, l'una e l'altra non sembrano grosse novità.
Le novità vere sono che nel 2007 il Comune franciacortino chiese alla Prefettura l'autorizzazione a intitolare una via a quel «Sole», e dopo le indagini di rito «l'autorizzazione venne». Che nello stesso anno sempre Lancini chiese alla Provincia (Giunta Cavalli, assessore ai Lavori pubblici Mauro Parolini, entrambi Pdl) a installare il «megalite» con il Sole sulla rotatoria, e pure quell'autorizzazione venne.
Ora, luogo pubblico è una strada, luogo pubblico è una scuola, ragiona Lancini: i 700 simboli stanno bene anche nel polo scolastico intitolato a Gianfranco Miglio. E il sindaco promette che lì torneranno.
IL RAGIONAMENTO sembra non fare una grinza. Ma è pur vero che i «Soli» della discordia compaiono in ogni manifesto e su ogni scheda elettorale della Lega Nord, e questo neanche lui può negarlo. Con il che gli ingredienti tornano tutti, e il «RetroGusto» della puntata di ieri sera su Brescia Punto Tv vira al sapore di pepe.
Torna in ballo il ruolo nella vicenda del prefetto Narcisa Brassesco Pace, la questione dei simboli di partito nelle scuole, la legittimità delle scelte della Giunta di Adro, e pure le responsabilità di tutti i media locali che avrebbero taciuto le virtuose meraviglie di quel polo scolastico tra i più belli d'Italia per concentrarsi su una querelle «degna di miglior causa», a sentire Oscar Lancini.
Come si sa, il sindaco di Adro è il tipo di persona che le cose non le manda a dire. E nel dibattito su Brescia Punto Tv ci sono gli ingredienti, e pure le persone giuste.
AL TAVOLO di «RetroGusto» officiato da Marco Bencivenga insieme al sindaco siedono il deputato Pd Pierangelo Ferrari e l'assessore provinciale alla Pi Aristide Peli, che avrebbe dovuto aprire la discussione conviviale anche ai problemi (non pochi e non da poco) della scuola bresciana.
Ma quando ci sono di mezzo i «Soli» il resto finisce in disparte. Le questioni, peraltro, sono sempre le stesse. Sono o non sono quei «Soli» un simbolo di partito, e nelle fattispecie della Lega Nord?
Lancini nega, Ferrari ne è convinto, Peli azzarda che se il sindaco non avesse esagerato a metterli dappertutto non sarebbe successo tutto quel putiferio.
Sono o non sono quei «Soli» una sorta di marchio del territorio nostrano? Lancini lo sostiene, Ferrari dice che da almeno 10 mila anni sono in ogni angolo del mondo, a Cuzco, in India, e persino a Lucera in quel di Lecce. Che stiano pure ad Adro e Torbiato è normale.
Ma ciò non toglie che siano un «marchio registrato» della Lega, benedetto dal vertice leghista sui banchi e sugli zerbini di Adro al momento dell'inaugurazione.
E l'assessore Peli, quasi a sottoscriverlo propone di «far piazza pulita di tutti i simboli partitici dalla scuole, comprese le bandiere arcobaleno della Pace».
Lancini, però, gioca la carta della trasparenza procedurale e dell'applicazione di una delibera di Giunta mai contestata e invalidata. E si dice pronto a rispondere di persona se avrà violato la legge. Ma «quale legge?», chiede. Degli edifici scolastici sono responsabili i comuni, e con la riforma del Titolo V è scomparsa la subordinazione degli enti.
In sostanza, Lancini si sarebbe incuneato in una sorta di vuoto legislativo lasciato da un federalismo incompiuto. Ferrari, però, contesta. E precisa che la riforma del Titolo V «non ha modificato le prerogative del Prefetto», che dunque «era tenuto a intervenire, non a mediare».
ALLA FINE, Lancini promette di andare avanti, e Ferrari di non dargli tregua. I "soli delle alpi" dividono. A unire, però, ci sono le castagne che dominano il menu dello chef Valerio Angelino Catella di Castalimenti. Quelle sì, sono un incontestabile pilastro della tradizione bresciana.




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20 madigan 17/09/2010 08:38 1 commenti

Fantastico. Il sole che ride come simbolo atavico delle valli celtiche. Meraviglioso. Chissà perché però questo celtismo viene bellamente ignorato quando si tratti, che ne so, di preservare un’area protetta anziché costruirci sopra un capannone (a proposito: sarà pure funzionale sta scuola, ma ragazzi, “bella” toglietelo dal sondaggio: è una pseudoferriera. Il bello andrebbe visto anche da fuori, non solo fruito da chi stia dentro un edificio), di istituire un parco anziché di farci passare in mezzo una strada, di favorire il silenzio e la tranquillità nei nostri paesi anziché di aprirci locali di impasticcamento pubblico (templi neoceltici, immagino) che nulla hanno a che fare con le radici dei paesi medesimi. Chissà perché di fronte a tutto ciò i celti , con i loro villaggi schivi e tranquilli, a contatto quotidiano con la natura e tutto l’armamentario sentito e risentito su quel popolo (su quei popoli, meglio) cedono il passo alla smania costruttiva ed espansionistica (anche nel senso di espansione del portafogli) assai più “Romana” che altro. Ma in fondo vivalalegaechissenefrega, no? Un’avvertenza a chi, la prossima volta, volesse costruire, magari in qualche borgo tedesco, un bella scuola dell’Infanzia fregiata di un migliaio di svastiche: notoriamente la svastica (magari un po’ girata rispetto a quelle che simpaticamente campeggiavano in certi raduni di buontemponi a metà del XX secolo) è un simbolo di origini indoeuropee attinente al sole nascente ed alla rinascita. A nessuno venga in mente quindi che girare oggi con una svastica tatuata sul braccio sia un voler richiamare il nazismo. A meno che di tacciare di prenazismo quel nazista (per l’appunto) di Enea Silvio Piccolomini, papa Pio II, che portava un piviale colmo di quell’ameno simbolo. Insomma, un po’ di elasticità e di richiamo alle origini, che diamine. Ma solo quando fa comodo, è chiaro.

21 cumpustela 16/09/2010 22:53 3 commenti

Secondo me la scelta estetica ha dei grossi problemi anche di buongusto, ma voglio provare a credere al sindaco di Adro. Siccome afferma che la presenza di quel simbolo è antica e nella storia di Adro in quanto presente su alcuni palazzi storici del comune, avrà certamente fatto fare una ricerca approfondita sulla volontà di chi dei committenti di voler comprovare l’asserita origine celtica degli abitanti di allora, i nobili di quel periodo, gli unici ad aver lasciato qualche segno evidente della loro storia. Per quel che ne so quelle famiglie blasonate erano più avvezze a lasciare ai posteri lo stemma gentilizio di famiglia, ma forse non ne so abbastanza. Se non ci fosse alcuna documentazione e si trattasse solo dell’intuizione del sindaco, questo simbolo rimarrebbe solo una figura geometrica decorativa composta da cerchi sovrapposti che nel tempo e nei luoghi dove è apparso è stato di volta in volta definito, ad esempio, “rosa dei pastori”, “fiore a sei petali”, “rosa celtica” e nel medioevo “rosa carolingia”. Ma questo motivo decorativo lo si può trovare in tutto il mondo: Cina, Egitto, Giappone, Israele, India, Norvegia, Armenia, Austria, Spagna, Perù, Maessico e via dicendo. A Clusone è inciso perfino sulla tomba del legionario Publio Marcio. In Puglia è motivo ricorrente nei monumenti funerari della Civiltà Dauna. Negli agli anni novanta il biellese Gilberto Oneto, amico personale e collaboratore di Gianfranco Miglio, l’ha denominata “sole delle alpi”, o “fiore delle alpi” e venne assunto come simbolo leghista della cosiddetta Padania. Il sospetto che si tratti solo dell’apposizione di un marchio di tipo ideologico - partitico è forte. Vorrei tanto che il sindaco presentasse i documenti di questa ricerca storica a conferma delle sue affermazioni circa la volontà degli Addensi di allora. Se no è solo nascondersi dietro ad un dito.

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