«Resistenza da onorare»
LA COMMEMORAZIONE. La tradizionale cerimonia alla lapide di piazza Rovetta, spesso dimenticataDel Bono: «Va riconosciuta come fenomeno fondativo di popolo» Uno studente: «Ci sentiamo liberi e uguali grazie alla Costituzione»
E' una lapide abbastanza grande eppure così poco nota quella di piazza Rovetta, dove sono scritti i nomi dei «Caduti della città di Brescia per la libertà». Proprio lì ieri mattina si è tenuta l'annuale cerimonia di commemorazione dei primi caduti bresciani, tre antifascisti fucilati per rappresaglia il 13 novembre 1943. «Una rappresaglia contro dei cittadini, nemmeno contro dei partigiani» ha sottolineato Adriano Rosa, presidente vicario dell'Anpi provinciale e architetto ideatore della lapide.
SI TRATTA di Arnaldo dall'Angelo, Gaetano Perinelli e Rolando Pezzagno, ai quali si aggiunge il ricordo di Luigi Gatta, di Sarezzo, «il quale - ha ricordato Rosa, - era sopravvissuto alla battaglia della Croce di Marone, la prima battaglia della Resistenza a Brescia il 9 novembre 1943».
Con loro si commemorano anche due morti al campo di concentramento di Mauthausen: Domenico Pertica e Roberto Carrara, il cui fratello ogni anno viene in piazza Rovetta «anche se di Roberto ricordo poco perché io ero già stato preso e quando sono tornato lui era morto e da allora voglio continuare a ricordarlo, raccontando di lui ai nipoti».
Il dovere della memoria è molto sentito anche da Agape Nulli Quilleri, presidentessa delle Fiamme Verdi, «È un incarico che di solito non è affidato ad una donna: mi sono sorpresa quando me lo hanno proposto - ha ammesso - ma ho accettato perché significa fare la staffetta un'ultima volta». Agape ritiene fondamentale il lavoro nelle scuole, dove «trovo sempre ottima attenzione da parte degli studenti, a cui bisogna parlare con il cuore e non con la retorica».
Proprio alcuni studenti sono stati invitati sul palco della cerimonia, per testimoniare il significato che per loro hanno la Resistenza e la Costituzione: «Siamo giovani - ha detto Ali Mustapha, della scuola media Mompiani - ma abbiamo avuto la fortuna di incontrare chi aveva scelto di stare dalla parte della libertà, pagando con la vita. Grazie alla Costituzione ci sentiamo in diritto di sentirci liberi e uguali». Parole che fanno impressione perché pronunciate da un ragazzino di pelle nera, in un «momento in cui gli avvenimenti, anche locali, quali le ronde, il bonus bebé, i fatti di Coccaglio, dimostrano che viviamo in un clima in cui sono venuti meno i valori della solidarietà che sottendono la nostra Costituzione» ha fatto notare Salvatore Del Vecchio, delle Acli bresciane.
«SONO TEMPI DIFFICILI - ha ammesso Giulia D'Onofrio, viceprefetto della nostra città - ma credo che non si possa rinnegare ciò che è successo nella storia dell'Italia». Una storia che deve essere trasmessa, soprattutto nelle scuole «e soprattutto di questi tempi», ha ribadito Angela Battagliola, preside del secondo istituto comprensivo al quale appartiene anche la scuola Mompiani, presente in piazza con Annamaria Manenti, docente dello stesso istituto, che cura il progetto Cittadinanza e Costituzione.
Quello di ieri è stato un momento di ricordo ma anche di «espressione della gratitudine verso chi ci ha lasciato la democrazia e la libertà», secondo il consigliere comunale Pd Emilio del Bono intervenuto dal palco, dal quale ha ricordato con forza che «la Resistenza va riconosciuta come un fenomeno fondativo e di popolo, e i nostri valori costituzionali vanno onorati, sebbene oggi siano sottoposti ad attacchi e lacerazioni anche nelle più alte sale dello Stato».
Irene Panighetti
Irene Panighetti
