Coccodrillo, dal «veto» a un possibile ritorno
Tra le prelibatezze d'importazione potrebbe ritornare la carne di coccodrillo. Bandita due anni fa potrebbe presto essere nuovamente commercializzata senza restrizione e magari avere un boom come successo sul mercato tedesco. La novità paventata nelle ultime settimane da alcuni distributori che sarebbero in grado di garantire le condizioni d'origine dei prodotti rettili in generale, ai quali la carne di coccodrillo è uniformata.
ALL'ORIGINE del problema le condizioni sanitarie relative alla produzione, commercializzazione e importazione di carne di rettili e prodotti derivati, per le quali le normative comunitarie in realtà non sono mai state troppo chiare. In Italia, in assenza di direttive univoche si decise di «tagliare la testa al toro» (in questo caso, al coccodrillo) chiudendo alle importazioni nel 2007 (unico paese dell'Ue). Una scelta chiara della Direzione generale di sanità animale e della sicurezza degli alimenti, (del 15 febbraio 2007) trasmessa a tutti gli assessorati alla sanità. Il divieto è stato ribadito alla Commissione europea già nel giugno del 2007 dato che, in assenza di soluzioni legislative armonizzate l'Italia avrebbe continuato a non consentire la commercializzazione sul proprio territorio di carni di rettili anche se spedite da altri Paesi comunitari.
LA COMMISSIONE EUROPEA in quell'occasione aveva condiviso la posizione dell'Italia evidenziando anche il proprio proposito di procedere all'armonizzazione del settore dopo aver acquisito un parere in merito da parte dell'Agenzia Europea per la sicurezza Alimentare (Efsa), che il 21 novembre 2007 aveva evidenziato rilevanti rischi sanitari legati al consumo di carni di rettili, rendendo urgente la necessità di procedere alla fissazione di adeguate garanzie sanitarie prima di consentirne la commercializzazione sul territorio comunitario.
