Lo sciopero targato Cgil riempie la piazza

LA PROTESTA. Almeno in cinquemila al corteo organizzato dalla Camera del Lavoro. Adesione dell'80 per cento dei lavoratori alla Iveco, del 70 per cento alla Beretta

La manifestazione sindacale per lavoro, fisco e cittadinanza è partita da piazza Garibaldi e si è conclusa in piazza Loggia
13/03/2010
Zoom Foto
La folla in Piazza Loggia per la manifestazione indetta dalla Cgil. FOTOLIVE

Brescia. Da sola, ma non nell'angolo. Le cinquemila persone che ieri mattina hanno riempito piazza Loggia dicono che la Cgil non è isolata. Lo sciopero generale di quattro ore per il lavoro, il fisco, la cittadinanza forse è andato oltre le stesse previsioni degli organizzatori. Ha concentrato in piazza Garibaldi fin dalle 9 operai dei fabbriche, dipendenti pubblici, personale della scuola, studenti, pensionati. La selva di bandiere rosse della Fiom, i lavoratori assiepati dietro gli striscioni di tutte le altre categorie, spingono il sindacato di via Fratelli Folonari a continuare per la sua strada.
Il lungo corteo è arrivato poco prima delle 10.30 in piazza Loggia, e quando già centinaia di persone erano sotto il palco degli oratori, la coda attraversava ancora via Pace. Dal palco, il neo segretario della Camera del lavoro Damiano Galletti dà i numeri delle adesioni. Iveco è andata oltre l'80 per cento, Beretta è al 70, tutte le altre fabbriche mediamente al 60 per cento.
«Quando tornate sui posti di lavoro, oggi, chiedete agli operai di Cisl e Uil cosa ha ottenuto la strategia dei loro sindacati, chiedetegli se stanno meglio o peggio dopo l'accordo separato di due anni fa - incita Galletti -, la Cgil non vuole essere complice del degrado in cui il Governo sta portando l'Italia». E denuncia la «gravissima imboscata» delle altre due sigle confederali che giovedì sera hanno firmato l'accordo separato sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
LA ROTTURA dell'unità è ormai consumata. E' penetrata anche tra la base e segna pesantemente i rapporti tra i gli operai sul posto di lavoro. Quando il delegato della Federal Mogul, che presidia la fabbrica di Desenzano da sei mesi per evitarne la chiusura, sale sul palco, dice di «vergognarsi della Cisl che è sparita dall'azienda e della Uil che diffonde volantini in cui si dice che stiamo lì a festeggiare». «Ci boicottano e ci provocano», accusa. Tuttavia i cartelli, gli slogan, gli interventi dal palco, sono contro Berlusconi e i suoi ministri. «Grazie a un decreto interpretativo il figlio di Bossi è ammesso ad Harvard», è la scritta che uno si porta al collo. «No ai tagli, no alla privatizzazione, stop a Gelmini», hanno scritto gli studenti del «Kollettivo» sul loro striscione. E sono tanti. Tantissimi, circa un migliaio pure i pensionati dello Spi, che mettono alla berlina il ministro Brunetta e la sua idea delle «mamme come chiocce, donne come veline o galline». E invece «noi siamo donne che lottano», gridano.
Quando gli ultimi hanno finito di sfilare la piazza è piena. La Digos stima prudenzialmente oltre 4 mila persone, ma 5 mila ci sono tutte. «Oggi si è aperta una vertenza – scandisce Galletti -, Governo, Confindustria, Cisl e Uil devono sapere che su fisco, articolo 18, precari e immigrati la Cgil non si fermerà».
Le categorie hanno risposto. Anche gli insegnanti sono presenti numerosi. «Da tempo non si vedeva una tale presenza della scuola a uno sciopero generale», dice il segretario provinciale Flc Pierpaolo Begni. Non ha il dato preciso delle adesioni, tuttavia «alcuni plessi della città sono rimasti completamente chiusi». E per Gilda Unams, che scioperava per conto proprio, Gregorio Musumeci parla di «voglia di protesta diffusa».
BUONE ADESIONI ci sono state pure nel Trasporto pubblico locale. A Brescia Trasporti l'astensione è stata del 38 per cento. Lì le sigle sindacali sono tante, non è semplice dire se a incrociare le braccia siano stati solo gli autisti Cgil. In ogni caso, l'azienda di via San Donino deve ammettere che «qualche disagio c'è stato».


Mimmo Varone


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