Articolo 18, la firma «violenta» il lavoro

DAMIANO GALLETTI
13/03/2010
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Damiano Galletti

La Cgil torna in piazza dopo quella che considera l'«imboscata» di Cisl e Uil sull'articolo 18. E il segretario generale della Camera del lavoro, Damiano Galletti, si dice soddisfatto dell'esito dello sciopero. Anzi, «meglio del previsto».
La crisi continua con il sindacato sempre più diviso dopo la firma sull'«avviso comune».
Si è trattato di un'imboscata di Cisl e Uil, con la firma avvenuta al termine di un incontro in cui ufficialmente si doveva discutere d'altro. L'ennesima conferma della rottura voluta con la riforma dei contratti.
Cresce l'allarme sul precariato, che nella mozione maggioritaria del congresso bresciano ha un ruolo centrale.
Alla luce della controriforma sull'articolo 18 che introduce l'arbitrato come strumento «idoneo a garantire una soluzione tempestiva alle controversie di lavoro» cresce la preoccupazione: siamo di fronte ad una scelta che fa violenza ai giovani e peggiora ulteriormente le condizioni di lavoro. E sullo sfondo non si vedono linee di politica industriale, se non l'irresponsabile voglia di nucleare.
Da dove ripartire, quindi?
Raddoppio della Cassa integrazione, aumento della mobilità, riforma fiscale. Poniamo temi che possono creare un confronto nei luoghi di lavoro per una piattaforma da sottoporre democraticamente a tutti i lavoratori. Nella mia militanza sindacale sono sempre stato considerato un contrattatore, per questo dico: confrontiamoci e stiamo sui posti di lavoro per ottenere risultati veri.
Le distanze ci sono anche con la Cgil nazionale, visto che siete opposizione?
Lo siamo dal 1991. Non è una novità. Continueremo a contribuire attivamente e lo faremo con la forza delle nostre idee: siamo il primo territorio d'Italia per contratti di solidarietà. Dimostriamo così di saperci prendere responsabilità e perseguirle fino in fondo.
Inizia un mandato difficile a Brescia: quali saranno le priorità?
Voglio riprendere con forza il progetto di Marco Fenaroli per essere più presenti sul territorio con tante piccole Camere del lavoro comunali. Ne abbiamo già 80 (comprese quelle delle categorie), dobbiamo crescere nei servizi ma anche nella capacità di fare politica sindacale: i partiti non esistono più, è un dato di fatto, per questo il nostro ruolo va al di là della pura contrattazione, come già succede ad esempio col progetto del mutuo soccorso.
Sono incolmabili le distanze con Cisl e Uil locali?
Sull'iniziativa per i migranti eravamo d'accordo, poi ci sono stati tanti distinguo della Cisl, fra cui il fatto che il ricorso alla piazza spaventerebbe i bresciani. Oggi è quantomeno difficile ricomporre la situazione. Noi seguiremo la linea del nostro congresso che dopo il 53,9% di voti alla mozione Rinaldini ha generato la mia elezione col 90% delle preferenze grazie all'importante lavoro di ricomposizione di Fenaroli degli ultimi anni.