Un po' di Brescia darà una mano ad Haiti

SOLIDARIETÀ. Il 20 aprile tre medici di InterMed onlus, l'associazione che ha sede in viale Venezia, partiranno alla volta del Paese devastato dal terremoto
Antonella Bertolotti, Alma Izzo e Ivana Trevisani raccontano cosa le ha spinte a intraprendere questo lungo, intenso viaggio
14/03/2010
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La dottoressa Antonella Bertolotti con un piccolo paziente nel corso di una delle sue numerose missioni

«Non dimenticate» era l'appello di sfollati e vertici internazionali dopo il terremoto che a metà gennaio ha devastato Haiti, causando oltre 200 mila vittime e 300 mila feriti. Brescia non solo non dimentica, ma continua a rimboccarsi le maniche per dare il proprio contributo all'assistenza umanitaria e alla ricostruzione del Paese. Perché, prima di tutto, ci sono ferite da rimarginare: chi ha perso tutto va curato, e aiutato a ricominciare.
Per questo fra un mese, il 20 aprile, da Brescia partiranno tre medici che fanno parte dell'associazione InterMed onlus, che ha sede in viale Venezia: sono Antonella Bertolotti, che lavora anche in Poliambulanza e al San Camillo, Alma Izzo, di Cremona, e - quasi certamente - Ivana Trevisani, già impegnata nelle scorse settimane a supporto del progetto di assistenza psicologica alle donne terremotate dell'Aquila.
«I Padri Camilliani hanno chiesto la nostra collaborazione per un progetto di sostegno nel loro ospedale a Port Au Prince - spiega la dottoressa Bertolotti -. Forniremo prima di tutto consulenza psichiatrica e installeremo un'apparecchiatura specifica per l'ozonoterapia. L'obiettivo è riuscire a formare il personale locale: medico, infermieristico e tecnico». Dovrebbero bastare un paio di settimane. «Ci prenderemo cura dei bambini ricoverati al pediatrico, non solo a livello meramente sanitario, ma sociale, istituendo gruppi di lavoro con gli operatori haitiani», continua Bertolotti, non nuova a queste missioni.
«DA 20 ANNI - ricorda - partecipo ai viaggi umanitari, soprattutto nei Paesi africani in via di sviluppo: Congo, Benin, Burkina Faso, Marocco, Costa d'Avorio, per citarne alcuni. Haiti non mi spaventa, so che abbiamo qualcosa di importante da dare e credo che anche là, come nelle altre zone in cui abbiamo lavorato, troveremo apertura e disponibilità da parte del personale locale. In fondo questo è un presupposto da cui non si può prescindere per conseguire un risultato: serve un rapporto praticamente perfetto, simbiotico, tra noi e gli operatori locali. Proprio perchè, una volta tornati in Italia, l'idea è quella di lasciare le persone in grado di fare da sole e garantire un'assistenza competente anche grazie a quello che noi riusciamo a insegnare loro».
Nel frattempo, continua il doppio filo tra l'associazione bresciana e l'Abruzzo: «In collaborazione con il gruppo Psicologhe Emergenze Abruzzo, ci rechiamo puntualmente nelle zone terremotate per la gestione del post-emergenza con gli sfollati e le altre associazioni coinvolte», sottolinea Bertolotti, che non vede l'ora di salire sul volo per Haiti: «Sono fiduciosa. Spero solo di poter fare al meglio il mio lavoro».
NATA NEL 1997, Intermed Onlus prepara e realizza progetti sociosanitari rivolti proprio alle popolazioni in via di sviluppo, o colpite da particolari calamità. Nel 2009 l'organizzazione ha contribuito alla formazione dei tecnici nell'ospedale di Ati, in Congo, insieme alle suore Canossiane; ha contribuito al sostegno alimentare nell'orfanotrofio di Puitenga, nel Burkina Faso; ha portato l'ozonoterapia negli ambulatori del villaggio di Zinuie, nel Benin, oltre ad aver elaborato un progetto di sostegno psicosociale per le bambine-soldato di Ituri, in Congo. «Perché per migliorare l'efficienza dei servizi locali, servono progetti sociosanitari mirati, di emergenza e di sviluppo strutturale, in rete con i ministeri, gli ospedali, gli enti internazionali - ricorda la dottoressa Antonella Bertolotti -. Sono le comunità interessate a chiedercelo. E i partner sul posto partecipano sin dalle prime fasi delle nostre scelte strategiche e operative».
Mara Rodella

Mara Rodella