Pezzotta: «Noi moderati contro il populismo»
L'INTERVISTA. L'ex leader della Cisl spiega lo strappo dell'Udc dal centrodestra lombardoL'accusa: «Formigoni si è berlusconizzato ed è condizionato dalla Lega» La prospettiva: «Basta con il giustizialismo e con le accuse di complotti»
Dopo 15 anni in cui ha condiviso l'esperienza del governo Formigoni, l'Udc questa volta non lo appoggia: come spiega il motivo del divorzio ai vostri elettori?
Uno dei fattori è quello che lei pone già nella domanda: governare potenzialmente una regione per vent'anni di seguito è un problema politico, oltre che contrastante con le norme di eleggibilità. Noi crediamo che Formigoni abbia perso la spinta propulsiva e innovativa: è ormai troppo berlusconizzato, distante dalle origini e sempre più condizionato dalla Lega. Va detto anche che nel frattempo è cambiato anche il quadro politico nazionale, perché la compagine dell'Unione di Centro sta cominciando a vincere qualche battaglia importante contro questo bipolarismo muscolare che ha ingessato e diviso il Paese. Le prossime elezioni potrebbero rivelarsi la tomba di questo modo di condurre il dibattito politico. I nostri elettori hanno capito questa prospettiva e apprezzano la nostra posizione autonoma e lontana dal populismo, del giustizialismo e dalla costante evocazione di complotti e accuse.
Che critiche rivolgete all'esperienza della giunta Formigoni e alla sua attuale coalizione?
Nel corso degli anni l'Udc è stata un alleato affidabile e propositivo, ma già negli ultimi cinque il PDL ha gradualmente consegnato il nord alla Lega. Se dovesse essere riconfermato Formigoni sarà condizionato pesantemente dalla camicie verdi.
Non temete il richiamo del Pdl al "voto utile" nei confronti dell'elettorato moderato che potrebbe fare riferimento a voi?
Bisogna vedere a chi è utile questo voto. Le regionali non sono un derby o un referendum. I veri moderati poi siamo noi, anche perché durante la vicenda del caos liste non mi sembra che Formigoni sia stato molto moderato. L'evocazione di complotti, l'arroganza e gli attacchi indiscriminati non fanno parte della cultura moderata. La nostra è una posizione di buon senso e gli elettori hanno la possibilità di valorizzare una presenza politica importante nel prossimo Consiglio Regionale.
Una parte del voto popolare e cattolico è migrato verso la Lega: come riconquistarlo?
Chiedendo loro se la Lega ha risolto i problemi del nord e se la loro condizione è migliorata in qualche misura negli ultimi anni. I cittadini capiranno che le situazioni vanno gestite e non basta più fare slogan o iniettare paura e odio nel tessuto sociale. La ronde sono fallite, i rastrellamenti sono inutili, il federalismo è rimasto lettera morta, Malpensa si sta svuotando, nelle nostre città ci sono quartieri esplosivi: la lista è lunga. Noi vogliamo una Lombardia protagonista in Europa e nel mondo, non ripiegata nella Padania.
Che rapporti intendete stabilire con il centrosinistra, che come voi si oppone a Formigoni?
Noi rimaniamo autonomi. Le ricordo che in oltre il sessanta per cento delle regioni ci presentiamo autonomamente e nelle altre abbiamo fatto accordi sui programmi e sulle persone per dimostrare ancora una volta che questo bipolarismo, così com'è, ha fallito.
Tre parole-slogan per riassumere il suo programma?
Il lavoro è il primo problema, quoziente famigliare e via la politica dalla sanità, più attenzione all'agricoltura.
Che contributo può dare la Regione alle aziende e ai lavoratori colpiti dalla crisi?
La crisi è il vero problema della Lombardia. Abbiamo passato settimane a discutere di liste e nel frattempo la cassa integrazione ha toccato i massimi storici, come i fallimenti delle piccole imprese e pertanto le condizioni di vita di tante famiglie. Questi sono problemi veri, ma al centrodestra e alla sinistra interessano altre cose. La crisi non è finita e le ripercussioni che sta avendo sull'occupazione sono sotto gli occhi di tutti. Credo nel primato dalle politica, ma per uscire da questa crisi così complessa, la politica non può farcela da sola. Io faccio due proposte concrete: l'istituzione di una cabina di regia regionale che coinvolga Regione, enti locali, industriali, corpi intermedi, sindacati e associazioni per programmare un'uscita strategica da questo difficile momento economico e subito un taglio del 10% all'indennità dei Consiglieri regionali e dei Presidenti delle società a partecipazione regionale che, calcolatrice alla mano, permetterebbe di risparmiare più di 2 milioni di euro l'anno.
Bonus - badanti, più case di riposo, strutture alternative: su cosa punterà la Lombardia per assistere una popolazione che invecchia?
Su politiche integrate che diano la possibilità alle famiglie di scegliere e di poter pagare servizi e tariffe in base al reale carico che devono sostenere, per questo tutte e tre le prospettive che lei ha delineato possono essere implementate.
Che ruolo assegna il suo programma a Brescia e quali progetti specifici contiene per la nostra provincia?
Il mio è un programma aperto, che si è arricchito durante questa campagna elettorale con le mie numerose visite in provincia di Brescia. Sinceramente credo che i problemi della Lombardia siano anche quelli di Brescia. Il lavoro è al primo punto del mio programma ed è su questo che mi voglio impegnare anche per il territorio bresciano.
Grandi infrastrutture: quali saranno le priorità che lei assegnerà a Brescia nei prossimi cinque anni?
Le grandi opere infrastrutturali stanno procedendo e pian piano si sta colmando il deficit che contraddistingue la Lombardia e in particolare Brescia. Ora l'attenzione va concentrata sul trasporto ferroviario e sulla organizzazione e specializzazione degli aroporti lombardi.
Se il governo indicherà la Regione Lombardia come sede di una centrale nucleare, come reagirà? E nel caso che decida di riattivare Caorso?
Le centrali nucleari non devono essere un argomento elettorale per combattere inutili guerre ideologiche. Prima ancora delle localizzazioni delle centrali, i veri temi sono l'elevato costo della bolletta energetica in Italia e la nostra dipendenza da altri stati in tema di energia. Detto questo non credo che in Lombardia ci sia lo spazio per una centrale. In generale servono comunque maggiori certezze sulla sicurezza del nucleare, anche se noi siamo tendenzialmente favorevoli, come propendiamo anche allo sviluppo e all'utilizzo delle energie rinnovabili. Le dico inoltre che non possiamo prescindere dal fatto che viviamo accanto a Paesi nuclearizzati e che questo è un tema europeo, non solo italiano.
La dote scuola - è l'accusa ricorrente delle opposizioni - in questi anni ha privilegiato gli iscritti alle scuole private e i ceti medio-alti. Voi proponete una revisione circa la distribuzione di queste risorse?
Ci sono stati degli squilibri reali, ma la libertà di scelta va preservata e la dote va sicuramente rimodellata per raggiungere la famiglie con maggiori necessità. Io punterei anche all'accreditamento della scuola privata così come è avvenuto per la sanità pubblica, in modo che entri nel sistema pubblico.
I pendolari ferroviari lamentano la qualità dei collegamenti Brescia - Milano. Come intende migliorare questi servizi?
È un tema molto sentito ed è anche strettamente legato alla questione dell'inquinamento. La domanda di mobilità è cresciuta in questi anni e l'impegno di Regione Lombardia non ha prodotto miglioramenti nella qualità del servizio, nella puntualità dei convogli e nella pulizia delle carrozze. Ultimamente sono state annunciate 249 corse in più in Lombardia: 56 saranno a cura delle Nord, 193 a carico di Trenitalia. Va detto che durante la scorsa legislatura il rapporto tra Regione e Trenitalia è stato molto complicato. Noi pensiamo che per il futuro la Regione debba poter pretendere un servizio migliore da Trenitalia e fornire servizi migliorati attraverso Le Nord. Ci fa piacere sapere che i treni superveloci per Roma continuino a stabilire tempi da record, ma temiamo che questo sia troppo poco e una troppo magra consolazione per i pendolari lombardi afflitti costantemente da grandi disagi. L'alternativa potrebbe essere aprire al mercato con possibili ricadute positive su qualità e tariffe.
Le statistiche dicono che a Brescia, come in altre aree metropolitane, la qualità dell'aria è pessima. Che programmi metterà in campo per migliorarla?
Sinceramente i blocchi del traffico sono più utili a limitare la libertà individuale che le polveri sottili. Certo, hanno un valore educativo che non voglio sminuire, ma serve altro. Noi pensiamo che ci sia stata troppa attenzione sul traffico veicolare e troppo poca sulle emissioni industriali e civili. La qualità delle auto è cresciuta molto in questi ultimi anni e l'incidenza delle emissioni dei veicoli sullo smog è oggi piuttosto marginale. Bisogna sicuramente puntare sul trasporto pubblico sul lungo periodo, mentre le emissioni civili e quelle industriali sono nell'immediato più esigenti di attenzione, anche perché, se il tema dello smog balza al primo posto dell'agenda politica solo d'inverno, qualche relazione con le fonti di riscaldamento ci dovrà pur essere.
Brescia può rientrare, e in che modo, nel progetto-Expo?
Noi vogliamo un Expo meno centrato su Milano, che sappia coinvolgere tutte le province lombarde e che sia occasione come volàno per l'economia di tutto il territorio. Ogni provincia lombarda ha delle eccellenze da valorizzare e lo slogan dell'esposizione internazionale si adatta bene a tutta la Lombardia. Turismo e enogastronomia sono, ad esempio, due settori sui quali far leva per il terriorio bresciano.
Lei s'è prefissato un obiettivo, un traguardo? Quale percentuale di consenso considererà un successo il 29 marzo?
Vedremo il 29 sera, ma sono certo che cresceremo rispetto ad ogni altra consultazione elettorale precedente in Lombardia.M.TE.
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