Loggia più stabile, Broletto da «ritoccare»

EFFETTO-VOTO. Il successo dell'asse Pdl-Lega, il mancato sorpasso del Carroccio, la tenuta dell'Udc: tutto concorre a stabilizzare il quadro politico cittadino

Tagliando della giunta-Paroli non prima dell'autunno Provincia, sostituto cercasi per l'assessorato di Parolini In Comune la vera partita ora è quella delle nomine
ACHILLE FARINA
01/04/2010
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Faustini e la Vivaldini in una vecchia seduta del consiglio provinciale: una poltrona per due in giunta?

Brescia. E tre. La giunta Paroli esce dall'angolo in cui era finita per colpa dei vincoli di bilancio imposti dallo sforamento del patto di stabilità, per il blocco delle varianti urbanistiche causato dal ritardo nell'approvazione del Pgt e per l'«affaire» delle carte di credito.
Nel giro di una settimana sono arrivate per il sindaco tre buone notizie: l'emendamento salva-Brescia che elimina la ghigliottina del patto di stabilità; il dividendo di A2A che inietta nelle casse comunali 60 milioni di euro; il risultato delle regionali che cementa la coalizione.
DAL VOTO di domenica e lunedì Paroli non poteva sperare di meglio: il suo partito, il Pdl, torna a essere il più votato della città e torna ai livelli delle comunali di due anni fa; la Lega sua alleata avanza (+5,3%) rispetto al 2008 ma non minaccia il sorpasso e soprattutto riporta essenzialmente a casa il voto finora disperso in leghe «spurie»; l'Udc si rafforza rispetto alle comunali e rimane, sia pur per qualche decimo di punto, essenziale per raggiungere la maggioranza assoluta. Se poi si guarda al gioco delle preferenze, i segnali sono ancora più significativi: con 2.447 preferenze Mauro Parolini (espressione della stessa componente di Paroli nel Pdl) è il più votato in città; Margherita Peroni (2.185) rafforza se stessa e l'assessore Giorgio Maione suo fido; i 1.496 voti di Franco Nicoli Cristiani tacitano gli azzurri più scontenti. Boccata d'ossigeno in casa Udc per l'assessore Nicola Orto, che si conferma sia pur di misura il più preferenziato in città davanti a Bartolomeo Rampinelli.
UN PREMIO alla stabilità, insomma. Che rinvia a fine anno (cioè a metà legislatura, come Paroli ha sempre detto) il «tagliando» della giunta. Che nel frattempo «non si tocca».
Ne è convinto il capogruppo del Pdl in Loggia, Achille Farina: «Le urne ci premiano - dice - la coalizione cresce. Non c'erano in programma, a breve, tagliandi o verifiche, e dunque non ci saranno. È a metà legislatura che si farà il tagliando, per verificare i programmi ed eventuali aggiustamenti di deleghe». Farina, in compenso, non arretra di un passo di fronte a un altro nodo: «L'area ex Forza Italia del Pdl - dice - rivendica un suo giusto peso nella maggioranza. In questo momento altre componenti risultano privilegiate specie per le nomine. L'accordo al momento della fusione Fi-An nel Pdl prevedeva un bilanciamento di 70 a 30. Se guardiamo alle nomine fatte finora, emerge che gli ex di An sono presenti in tutti i Cda e questo porta il loro peso intorno al 40-50%. Questo è un punto di riflessione, che esula dal risultato elettorale». Meno problemi, invece, nei rapporti con la Lega: «La Lega è un alleato - taglia corto Farina - e con lei ci sono accordi da mantenere».
NICOLA GALLIZIOLI, capogruppo leghista, constata che «la febbre del rimpasto è calata nel Pdl, in particolare nel "correntone"». Da parte sua la Lega manda segnali alla Loggia: «Nessuna richiesta a Paroli - dice Gallizioli - però ci aspettiamo che il sindaco sappia valutare l'esito positivo della Lega in città». Gallizioli non punta (per ora) a un rimescolamento in giunta, ma semmai «all'apertura a deleghe anche a consiglieri comunali leghisti, visto che le tre rilasciate dal sindaco finora sono andate tutte a consiglieri del Pdl» ovvero Ferrari (Università), Farina (sanità) e Fornasari (eliminazione delle barriere architettoniche). L'attesa di un tagliando della giunta c'è, ma non in tempi troppo ravvicinati: «Diciamo che l'estate sarebbe il momento giusto».
Dalla Lega, infine, nessun diktat anti-Udc: «La maggioranza - osserva Gallizioli - è questa e tale rimane per i prossimi tre anni. Però se il trend rimane questo Lega e Pdl sono autosufficienti. È l'Udc che dovrebbe fare una riflessione, se intende rimanere politicamente in questo limbo o, magari, percorrere le strade per lei disastrose del Piemonte».
ANDREA BONETTI, capogruppo dell'Udc, giudica «moderatamente buono» il risultato del suo partito: «Non siamo riusciti a intercettare il voto degli indecisi e degli insoddisfatti. Tuttavia, nonostante la forte crescita della Lega e la tenuta del Pdl, noi restiamo necessari in città per superare il 50%». Quanto alle preferenze individuali, «in un quadro in cui tutti hanno preferenziato poco Orto è rimasto il più votato». Secondo Bonetti «anche il risultato del voto all'interno del Pdl rafforza il sindaco e scoraggia chi voleva imporgli cambiamenti».
Se in Loggia cala la febbre da rimpasto, in Broletto un ritocco alla giunta si impone: l'assessore Mauro Parolini (Pdl, componente Paroli-Parolini) andrà in Regione, forte delle 19.019 preferenze personali. Nella giunta a 11 di Molgora (6 Pdl e 5 leghisti) va occupata la casella strategica dei Lavori pubblici. Il capogruppo del Pdl Diego Invernici, sul punto, è chiaro: «Parolini ha ottenuto un forte consenso anche grazie al lavoro fatto in Provincia prima con la giunta-Cavalli e poi nella giunta attuale. Il voto nel suo complesso indica che il lavoro che il Broletto sta facendo di fronte alla crisi è capito e apprezzato».
ANCHE IL MANCATO sorpasso è sottolineato da Invernici: «Ambienti leghisti lo attendevano, invece non c'è stato. Il Pdl è ancora il partito di maggioranza, e gli accordi su cui si regge la giunta vanno confermati».
In altre parole «la maggioranza degli assessori deve restare del Pdl». Sul nome del successore di Parolini, Invernici non si sbilancia: «Il gruppo è compatto, la scelta dipenderà dalla segreterie, ma noi chiederemo che sia scelto un componente del gruppo consiliare». Scontato, per Invernici, che in un eventuale valzer di poltrone «la presidenza del Consiglio rimanga al Pdl».
IL GRUPPO Paroli-Parolini conta oggi in Consiglio su tre nomi: il presidente Bruno Faustini, l'ex sindaco di Lumezzane Lucio Facchinetti e la giovane Monica Poli. Uno spostamento di Faustini all'assessorato consegnerebbe un seggio alla prima dei non eletti, Maria Teresa Vivaldini (anche lei del gruppo Paroli-Parolini) ma aprirebbe anche la delicata successione alla presidenza dell'aula (foriera di tensioni due anni fa). Perciò circola l'ipotesi che in giunta possa finire direttamente la Vivaldini (imprenditrice agricola) risolvendo anche il vulnus che affligge in questo momento la giunta-Molgora: l'assenza di un assessore donna.

Massimo Tedeschi


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