Sui camion prima i rifiuti tossici poi il mais
SALUTE A RISCHIO. Clamorosa svolta nelle indagini dei Nas. Seguendo i viaggi degli autocarri con scorie da Acerra a Brescia individuato un commercio parallelo. Sono stati denunciati 21camionisti e un addetto al lavaggio di Lonato. Sequestrati 20 semi-rimorchi Gli alimenti erano destinati ad aziende del Meridione
Brescia. All'andata da Acerra a Brescia i camion trasportavano scorie dell'inceneritore che dovevano essere smaltite dalla Systema Ambiente in località Bettole. Tutto regolare e con tanto di autorizzazione. I problemi nascevano al ritorno in Campania, nonostante i viaggi fossero pagati dallo Stato: le cisterne, dopo un rapido lavaggio a Lonato, anziché essere sanificate, venivano riempite di mangime per animali destinato ad aziende del meridione. E così il mais, come accertato dagli investigatori del Nas di Brescia, fortemente contaminato dai residui tossici finiva nella catena alimentare.
L'INDAGINE iniziata a dicembre ha concluso la prima fase nei giorni scorsi con diversi sequestri su ordine della magistratura di Padova dato che in Veneto, a Cittadella e a Treviso, i Nas hanno fermato i camion che trasportavano mais in Campania: 80 i quintali di sementi che sarebbero stati macinati per essere destinati ai bovini posti sotto sequestro e che verranno distrutti.
È stato denunciato il bresciano che a Lonato gestisce il lavaggio per camion che, secondo quanto accertato dai Nas, disperdeva sostanze pericolose nell'ambiente. Denunce anche per 21 camionisti dipendenti di una ditta di Maddaloni (Caserta), la Ve.Ca sud autotrasporti.
NON SONO STATE accertate responsabilità, come ha sottolineato il comandante del Nas di Brescia Giuseppe Scaletta, nei confronti dell'azienda di autotrasporti, della Systema Ambiente che smaltisce il materiale e delle ditte che vendevano i mangimi.
I primi sospetti i Nas li hanno avuti indagando mesi fa nel comparto alimentare degli sfarinati con controlli e sequestri anche in alcuni pastifici del sud Italia.
È stato scoperto, pedinando alcuni camion diretti a Brescia, che una volta scaricato il materiale tossico, i mezzi ripartivano «pieni», anzichè vuoti, alla volta di Acerra.
I camionisti caricavano merce varia, dalle farine al mais proponendo prezzi concorrenziali. Potevano abbassare e non di poco le tariffe creando problemi tra i colleghi che si trovavano così spiazzati.
E' stato così possibile apprendere che era prassi diffusa ripartire carichi dalla Lombardia alla volta del Sud senza provvedere alla pulizia delle cisterne. Bastava un rapido lavaggio e sostituire i cartelli che indicavano il trasporto di «merci pericolose». Per mesi il «gioco» è riuscito a scapito della salute pubblica.
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