In città giovani diminuiti
del 40% in vent'anni
SCENARI DEMOGRAFICI. Il sindaco vuole «ripopolare» Brescia. Le statistiche gli danno ragione: ecco com'è invecchiata la popolazione cittadina dal 1990 al 2009. Nello stesso periodo gli ultra 65enni sono cresciuti del 41%, gli ultra 75enni addirittura del 59%. Penalizzata la fascia 15-29 anni
Brescia. Il sindaco di Brescia ha assegnato, alla propria amministrazione e al Pgt che verrà, un compito decisamente impegnativo: «ripopolare la città». Compito improbo ma necessario, viste le tendenze in atto.
Che Brescia stia invecchiando, stia diventando sempre più «straniera», insomma che stia cambiando pelle è sotto gli occhi di tutti. Ma quando gli statistici mettono nero su bianco i dati che confermano queste sensazioni, i fenomeni acquistano una solidità, una «durezza» del tutto diversa. Basta leggere l'ultima completa indagine dell'Unità di staff statistica, con elaborazioni e note a cura di Ines Paccanelli, per rendersene conto.
IL «PASSAPORTO». L'ufficio statistica della Loggia prende in considerazione le trasformazioni della popolazione degli ultimi vent'anni, dal 1990 al 2009. In cifre assolute la popolazione cittadina, in questo arco di tempo, è diminuita di un nonnulla (lo 0,76%). È però cambiata radicalmente la composizione «nazionale» della popolazione: gli italiani, in vent'anni, sono diminuiti del 16,3%, mentre gli stranieri sono passati nello stesso periodo dall'1 al 16,5%, «crescendo» da meno di 2.000 a più di 32.200 unità. Gli stranieri danno peraltro un contributo decisivo alla formazioni delle classi d'età più giovani: basti ricordare che un italiano su 7 è un giovane d'età compresa fra 0 e 18 anni, mentre fra gli stranieri uno su 4 si colloca in questa area.
LE FASCE D'ETÀ. A colpire è poi la distribuzione per fasce d'età. La fascia giovanile (15-29 anni) ha subìto un'autentica decimazione, passando da 45.387 a 27.315 unità (meno 39,8%). Non c'è vocazione universitaria che tenga: Brescia non è più una città per giovani. Tiene - anzi aumenta - la fascia da 0 a 14 anni, complice però un 30% di natalità apportata dalle famiglie straniere, e «tiene» sostanzialmente anche la fascia da 30 a 44 anni.
Stupisce invece la flessione, anche se modesta, dei 45-64enni. Ciò vuol dire che la generazione dei baby boomer (figli della ritrovata serenità e della fiducia post-bellica che contagiò tutto l'occidente dal '46 al '64) ha voltato le spalle alla città, preferendo andare a vivere in provincia. Campo libero dunque alla terza età: gli ultra 65enni in un ventennio sono passati da 32.601 a 46.001 (più 41,1%) mentre gli ultra-75enni sono addirittura aumentati del 59,2%
Oggi in città la classe anagrafica più rappresentata è quella di mezza età (45-64 anni) con il 26,7%, seguita dagli ultra 65enni con il 23,6%, dai 30-44enni con il 22,4%. I giovani da 15 a 29 anni sono il 14% mentre la fascia da 0 a 14 anni è la più «esile» e rappresenta il 13,3% della popolazione.
LA VITTORIA DEI SINGLES. Brescia è ormai una città di singles (comprendendo vedove e vedovi). Fra gli italiani la tipologia familiare più diffusa è quella di femmine sole (25%) che supera persino le coppie con figli (23%) oltre che le coppie sole (19%) e i maschi soli (16%). Fra le famiglie straniere svettano i maschi soli (30%, ma vent'anni fa erano il 50%) seguiti da femmine sole (24%, erano il 13% vent'anni fa), «altra tipologia» (24%) e coppie con figli (15%).
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