«Adesso lo strappo è davvero irrecuperabile»

07/09/2010
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Stefano Saglia, 39 anni

«Deluso». Incline a un giudizio «severo» su quel che è successo a Mirabello. «Questo per noi è davvero l'atto conclusivo di un rapporto politico». Da Bruxelles, dove è impegnato nella riunione interministeriale sull'Energia, il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia sancisce il divorzio definitivo da Fini e dalle sue sorti.
«Ascoltando Fini mi è sembrato che le lancette dell'orologio fossero tornate indietro di due anni. Siamo tornati al punto di partenza. Fini ha ricostruito An, senza i colonnelli, come se nulla fosse accaduto. Ma la scelta di sciogliere An, due anni fa, è stata sua. Che senso ha tornare due anni indietro ricreando una An in sedicesimo?».
Forse ha il senso di «denunciare» che con Silvio non si può essere alleati, ma solo obbedienti? «Se è così non fai il presidente della Camera, cioè non ti ritagli un ruolo istituzionale che non ti consente di fare politica. Come era successo a Casini e a Bertinotti, così è successo a Fini. Se invece sei al governo magari ti comprometti ma conti. Non a caso non era accaduto tutto questo quando Fini era vicepresidente del Consiglio. Che il rapporto fra Fini e Berlusconi fosse logoro era evidente da tempo. Ma oggi non puoi dire 'Rinegozio il patto di legislatura'. Questa è una strada che porta dritti alle elezioni».
«LA GUERRA del cerino, per vedere chi fa cadere il governo, non serve nè al paese nè al centrodestra. Fini ha fatto un discorso antiberlusconiano, s'è ritagliato un ruolo da grillo parlante. Un Di Pietro di centrodestra. Non a caso Di Pietro lo attacca più di tutti: vede in lui un concorrente che parla agli elettori legalitari o astensionisti. L'antiberlusconismo è una categoria della politica, elettoralmente redditizia».
«No, non temo una particolare concorrenza elettorale. Noi al Nord perdiamo voti verso la Lega, non verso Fini. Però a livello nazionale può bastare un 3-4% a farci perdere il Senato, a rendere inevitabile dopo le elezioni il ricorso a un governo istituzionale. Semmai è possibile che Fini attragga alcuni degli iscritti che sentono il richiamo dell'ovile. Fini ha scelto una tattica che nel migliore dei casi, nel dopo-Berlusconi, lo porterà a essere il leader dell'opposizione. Nel peggiore dei casi farà la fine di Bertinotti: leader di un partito marginale, buono per i convegni. Il mio obiettivo politico è sempre stato fare di Fini il capo del governo. Per far questo però devi raccogliere l'eredità di Berlusconi e Berlusconi dev'essere d'accordo. Anch'io riconosco mille difetti a Berlusconi, ma per andare oltre Berlusconi bisogna andare d'accordo con Berlusconi».
«L'IPOTESI più probabile sono le elezioni a primavera, con questa legge elettorale. Cambiare una legge elettorale che ti fa vincere non è facile. Non è vero che il Pdl è finito. Il Pdl c'è. È Fini che è uscito e, malgrado lo neghi, ha fondato un nuovo soggetto politico. Che chiedesse di rinegoziare il patto di governo ci stava, ma speravamo rimanesse nel Pdl. Invece la rottura ora è definitiva, e una delle principali responsabilità è quella dei giornali cosiddetti "amici". Ora noi ex An dovremo decidere che forma organizzata prendere per far vedere che nel Pdl è rimasto un pezzo rilevante di An». M.TE.