L'Aib: «Le industrie bresciane non inquinano»
IL CASO. Il presidente dell'Associazione industriale bresciana ricorda gli investimenti «verdi» compiuti negli ultimi anni dagli imprenditori (non solo i suoi 1.300 associati)Dallera scende in campo con una lettera aperta per difendere l'immagine delle aziende associate e per ricordarne l'impegno in campo ambientale
Polveri sottili nell'aria, diossine nelle uova, pcb nei terreni: la cronaca racconta ogni giorno un nuovo caso di inquinamento-avvelenamento in città e provincia, e - con le auto e i mezzi pesanti - a finire sul banco degli imputati sono sempre più spesso le fabbriche. Ma l'Aib - l'associazione che raggruppa e rappresenta 1.300 aziende bresciane - non ci sta. Quantomeno non ci sta alle generalizzazioni, respinge le accuse prive di riscontri oggettivi, contesta la diffusione di dati «a volte contraddittori» da parte dei vari enti preposti ai controlli e alle analisi (dall'Arpa all'Asl alle Università) e scende in campo a difesa dell'immagine dei 1.300 associati (con oltre 70 mila dipendenti).
«DAVANTI alle informazioni pubblicate in questi ultimi giorni sui risultati emersi dalle analisi sulle emissioni in atmosfera e all'indiscriminata generalizzazione che ha coinvolto anche imprese assolutamente estranee, l'Associazione Industriale Bresciana non vuole e non può tacere», scrive il presidente Giancarlo Dallera in una "lettera aperta" indirizzata a tutti i bresciani.
L'Aib - precisa il presidente - «sceglie la strada del dialogo e del confronto con la società e con le istituzioni del territorio sul quale le nostre imprese lavorano, per non subire passivamente le critiche e allo stesso tempo per chiedere alle istituzioni se la diffusione delle informazioni messe a disposizione dell'opinione pubblica dagli organismi preposti ai controlli è avvenuta con un adeguato, e misurato, uso della mai sufficientemente praticata virtù della prudenza, oltre che della titolarità delle rilevazioni e della diffusione delle informazioni talvolta allarmistiche e spesso, da un giorno con l'altro, anche contraddittorie. Domande che l'Aib, proprio perché portatrice degli interessi dei propri iscritti, deve porre all'opinione pubblica, come risposta a una serie di informazioni che, in questi ultimi giorni, hanno visto sospettate anche imprese la cui "colpa" è solo quella di aver un camino sul tetto, imprese la cui storia e la cui localizzazione è ultradecennale, imprese che hanno creato e conservano migliaia di posti di lavoro generando benessere diffuso».
SFODERATO l'orgoglio e messi i puntini sulle «i» dell'attualità, l'Associazione Industriale Bresciana - scrive Dallera - «deve assolutamente proporre all'opinione pubblica anche un'altra puntualizzazione: quella sull'impegno che il sistema produttivo bresciano da anni pone in essere in tema di responsabilità sociale, quindi anche di lotta contro gli infortuni e contro le emissioni in ambiente. Un impegno che ha richiesto prima un salto culturale e immediatamente dopo ha comportato investimenti importanti e tuttora in essere, adozione di tecnologie di ultima generazione, formazione del personale. Tutto questo - sottolinea il presidente dell'Aib - come riconoscimento del valore supremo, irrinunciabile e primario che la salute pubblica e quella dei collaboratori rappresentano per il complesso e articolato sistema delle imprese bresciane».
Ricordato che «in questi ultimi anni sono stati compiuti dall'industria bresciana investimenti importanti in tecnologie ambientali», Dallera sottolinea che «il numero di infortuni è diminuito sensibilmente, comprendendo in questo indicatore anche le imprese non associate all'Aib». Tali risultati, secondo il presidente degli industriali bresciani «non sono arrivati per caso». E non sono un punto d'arrivo: «Di questi risultati non ci siamo accontentati e non ci accontenteremo, sempre pronti a fare nostra ogni nuova possibilità offerta dalle tecnologie. Scelte che, ne sono convinto, stanno a indicare come il sistema industriale della nostra provincia in questi anni abbia voluto solo un confronto costruttivo, sempre pronto a cogliere il meglio di quanto la ricerca e l'innovazione offrivano in tema di sicurezza e di anti inquinamento, all'interno di un indispensabile dialogo tra società e mondo produttivo, dialogo che tuttavia non deve vederci solo come soggetto passivo».
DA QUI UN IMPEGNO solenne e un ulteriore scatto d'orgoglio: «Posso garantire che non ci fermeremo su questa strada sulla quale l'industria bresciana cammina da tempo a testa alta, ma neppure subiremo critiche, se non ce le meriteremo», assicura Giancarlo Dallera, ricordando l'impegno che l'Associazione Industriale Bresciana ha portato avanti istituendo il servizio Eco 90 (un ufficio specifico che tratta le tematiche normative, tecniche, amministrative e istituzionali riguardanti l'ambiente di lavoro e l'ambiente esterno in relazione al mondo delle imprese) e con il consorzio Ramet (ricerche ambientali per la metallurgia) che dal 2005 aggrega le imprese del settore sider-metallurgico nella ricerca «pulita».
«Continueremo questo nostro impegno - promette il presidente Dallera - proponendo in Aib l'istituzione di un organismo tecnico che consenta un dialogo corretto ed equilibrato tra il mondo della produzione e il territorio».
Marco Bencivenga
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