Tornati i camion, porte aperte all'Alfa Acciai
IL CASO. Dopo la radioattività riscontrata in Sardegna il carico ha fatto ritorno a Brescia dove sarà smaltito (superate le prossime verifiche)Cavalli: «Bisogna dare la giusta dimensione al fenomeno e quindi agire con grande trasparenza»
Parola d'ordine: trasparenza. Alfa Acciai apre le porte e mostra le fasi del ciclo produttivo: ingresso dei carichi, fusione, abbattimento fumi. E l'attenzione è puntata sugli strumenti di rilevazione di sorgenti radioattive nei rottami. Dopo il «caso-radioattività» degli ultimi giorni, l'azienda mette a nudo i processi di lavorazione e l'intransigenza dei controlli. Nel primo pomeriggio sono tornati a San Polo i due camion che il 28 gennaio scorso hanno fatto scattare l'allarme dell'impianto radiometrico alla Portovesme srl di Portoscuso, che recupera metalli dai fumi delle fonderie di mezza Italia: secondo le analisi dell'università di Cagliari un container è risultato contaminato da isotopi di cesio 137 per circa 4 mila bequerel (mille il limite di legge per un chilo di polveri), l'altro, invece, supera di poco il migliaio. Un terzo non ha rilevato valori oltre la norma. «Numeri che non presentano alcun rischio per la salute», aveva già detto l'Arpa. E a frenare l'allarmismo arrivano anche le valutazioni condotte dai Vigili del fuoco di Brescia dopo l'arrivo dei container: secondo il nucleo Nucleare batteriologico chimico radioattivo «non ci sarebbero sati sensibili degni di nota, nè rischi, e nemmeno esiti preoccupanti» per la popolazione.
RESTA DA CAPIRE perchè questa radioattività non sia stata riscontrata all'entrata del carico, o ai successivi varchi di scansione (un portale all'ingresso del forno e due sonde, una fiori dalla cabina-forno, l'altra posizionata sul percorso delle scorie all'impianto di abbattimento, tra il filtro e il silos di raccolta). «Dopo le analisi di Asl, Arpa e forze dell'ordine disposte dalla Prefettura, capiremo innanzitutto di che tipo di radioattività parliamo e, quindi, come mai qui non sia stata rilevata», spiega Giovanni Paletti, responsabile Sicurezza in Alfa Acciai. Perchè, in effetti, i rilevatori suonano «anche solo per una palla di neve appoggiata sul rottame in entrata, per un dislivello del carico, per uno scroscio di pioggia che cambia il fondo d'ingresso, o se a duecento metri stanno eseguendo una radiografia sul gasdotto», cita Paletti. Senza dimenticare la radioattività naturale: «I livelli riscontrati a Cagliari sui nostri fumi coincidono con i valori di radioattività di molti materiali refrattari, come il granito, che si aggira intorno ai 4 mila bequerel per chilo. I sali da cucina, per esempio, raggiungono i 17 mila». Proprio ieri mattina, mostrano i tecnici, l'allarme è scattato per i refrattari su un camion scansionato al portale d'entrata: da lì è scattato il protocollo di verifica e il via libera dopo aver accertato fossero sostanze naturali.
«Forse la sorgente era talmente schermata e minuscola da non essere rilevata: se ha passato tre varchi, stiamo parlando di una capocchia di spillo», sottolinea Dante Silvestri, direttore del reparto acciaieria sul caso. Entro 45 giorni, in Prefettura dovranno arrivare gli esiti delle analisi sui container incriminati, poi si deciderà come smaltirli. Intanto, il direttore generale di Alfa Acciai, Giuseppe Cavalli conferma la massima disponibilità «a mostrare la struttura organizzativa aziendale, i processi di lavorazione e le strumentazioni di controllo che operano secondo una logica precisa. In primis dobbiamo dare la giusta dimensione del fenomeno», precisa, sottolineando che anche «il minimo segnale non va sottovalutato: per questo vogliamo muoverci in trasparenza».
Mara Rodella
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