Meno insegnanti e più studenti Ecco i nuovi tagli

SCUOLA. Stabilita la quota regionale, la Cisl contesta le scelte
In Lombardia persi 235 «prof» alle medie e 872 alle superiori. A Brescia meno 300 alle elementari
01/04/2011
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Il tavolo dei relatori al convegno promosso dalla Cooperativa Foppa nel centro «Paolo VI» sul lavoro come formazione FOTOLIVE

Meno docenti e più studenti. La stagione dei tagli alla scuola arriva all'atto finale, e la Cisl lancia l'allarme. Con il 2011-12 si completerà il Piano triennale degli organici, nelle aule ci saranno 19.700 docenti e 15 mila Ata in meno.
Il ministero di Maria Stella Gelmini ha già stabilito le quote regionali delle decurtazioni, e solo di docenti la virtuosa Lombardia ne perderà 2.415 (oltre a circa 1.900 Ata) mentre gli studenti aumenteranno di 9.338 unità. «I tagli daranno meno tempo scuola, meno servizi, meno rispetto delle scelte delle famiglie, più difficoltà nell'inserimento dei disabili e nell'organizzazione del lavoro, meno possibilità occupazionali per i precari», elenca il segretario provinciale di Cisl-scuola Enrico Franceschini. Con lui, nella sede di via Altipiani di Asiago anche il segretario della confederazione Enzo Torri, a dimostrare che la scuola non è affare di insegnanti ma della società intera. «In Lombardia si rischia di mettere in crisi un sistema scuola fortemente integrato con il mondo del lavoro - avverte Torri -, e il rischio che venga meno la crescita formativa si ripercuoterà sulle aziende». È un segnale di allarme lanciato alla Regione, invitata ad «assumersi le proprie responsabilità». Nella scuola lombarda «non ci sono sprechi e i tagli incideranno sulla qualità del sistema», sottolinea.
Il momento della definizione degli organici per il prossimo anno scolastico ha il sapore di una resa dei conti finale. La posta in gioco è un risparmio di 8,5 miliardi di euro, e la partita è cominciata due anni fa con le prime sforbiciate. Per arrivare in fondo si taglia ancora, «senza tenere in minimo conto - dice Franceschini - che oltre a essere un bene per i singoli la scuola è un baluardo della coesione sociale».
Come sempre si comincia dalle elementari, e proprio lì i tagli saranno più pesanti. I dati della Cisl dicono che a fronte di 116 maestre dell'infanzia in più (per tamponare le liste d'attesa), le elementari perderanno 1.424 insegnanti in Lombardia e fino a 300 a Brescia. Altri 235 spariranno alle medie e 872 alle superiori. Ma per avere il dato bresciano di questi due ordini di scuola bisognerà aspettare le decisioni dell'Ufficio scolastico regionale di Giuseppe Colosio.
A PREOCCUPARE la Cisl sono soprattutto i criteri con cui si rileva il fabbisogno di personale. Le classi avranno un minimo di 27 alunni, anche con accorpamento di quelle intermedie - dice Franceschini -, non ci saranno sdoppiamenti in caso di nuovi arrivi di studenti. Il tempo prolungato sarà autorizzato solo per il numero delle quinte uscenti, e se in base alle richieste delle famiglie l'anno prossimo dovrebbero essere 130, non si potrà andare oltre le 89 di quest'anno. Sparirà il doppio organico nel tempo pieno. I disabili certificati avranno il sostegno richiesto, ma saranno inseriti in classi da 27 e non più ridotte.
Soprattutto, verrà assicurato solo il tempo scuola delle lezioni frontali. Vuol dire che non sarà più coperto il tempo della mensa per le classi che fanno 30 ore settimanali e hanno qualche rientro pomeridiano. Saranno questi a soffrire di più, spiega Battista Alghisi della segreteria di categoria. «I tagli non saranno distribuiti equamente sul territorio - dice -, il 24 per cento dei plessi bresciani ha consolidato il tempo pieno e lo manterrà anche se perderà in qualità con classi affollate e 40 ore anziché 44». Non avranno riduzioni d'organico nemmeno i moduli a 27 o a 24 ore settimanali. «Il peso maggiore cadrà proprio sulle classi a 30 ore con rientri pomeridiani - spiega Alghisi - e in questi casi dovranno intervenire i comuni».
Il che è come dire che salta tutto, poiché «i tagli e il Patto di stabilità - sottolinea Giovanna Mantelli della segreteria confederale - costringeranno i municipi a ridurre i fondi per il diritto allo studio». Perciò il sindacato chiede un tavolo interistituzionale anche con l'Associazione dei comuni.
A breve si dovrebbe sapere esattamente quanti docenti avranno in meno le elementari bresciane, ma Cisl-scuola non coltiva ottimismi. Se non saranno 300 in meno, ci si andrà vicino, e anche per medie e superiori la situazione non sarà diversa. «Chi ci governa non ha a cuore la scuola – accusa Franceschini -, anche con le ultime dichiarazioni la maltratta sempre di più e offende chi ci lavora. La priorità è risparmiare, e il sistema formativo diventa solo un problema di spesa».

Mimmo Varone