«Ora di religione? No, l'ora delle religioni»
IL CONVEGNO. A San Cristo l'appuntamento promosso dal Centro mondialità sui cambiamenti da apportare all'insegnamento della fede negli istituti scolasticiLa sociologa: «Dai laici un taglio più culturale, i religiosi continuano la pastorale delle parrocchie» Il Cem lancia la «Carta di Brescia» BRUNETTO SALVARANI
Tutte le principali religioni devono avere spazio in classe. La società è cambiata, la scuola sta cambiando ed è frequentata da percentuali sempre più consistenti di alunni appartenenti a culture diverse. «E l'insegnamento della religione non può restare com'è ora».
DA QUESTO CONVINCIMENTO è partito il Cem, centro mondialità, per stendere la «Carta di Brescia», proposta di rinnovamento nella certezza, espressa da Brunetto Salvarani direttore della rivista del Cem, che «le credenze religiose costituiscano una chiave indispensabile per capire i grandi processi sociali e politici in atto su scala mondiale, e quindi vadano conosciute senza stereotipi». Della «Carta di Brescia» si è dibattuto ieri nella chiesa di San Cristo dei saveriani fra un nutrito gruppo di relatori in un convegno patrocinato dalla Sapienza di Roma e alla fine è uscito il documento sintetico rivolto al mondo della scuola e dell'università, al Parlamento.
Pur se non è più possibile che sui banchi si studi appena il cattolicesimo, si dice, l'ora oggi dedicata non viene messa in discussione, legata alle norme del Concordato. Accanto però vanno presi in considerazione almeno l'islamismo, l'ebraismo, l'induismo, il buddismo, il sikhismo. Sperimentazioni esistono nel Paese; il problema, secondo il Cem, sono le resistenze dello Stato e della Chiesa che teme una perdita. L'intenzione quindi è quella di suscitare interesse su un tema trascurato ma non più dilazionabile. «Da parte nostra cercheremo di fare informazione, di coinvolgere l'associazionismo, di documentare le buone pratiche» ha detto in sala Enzo Pace.
Le possibilità concrete di introduzione nell'orario della materia «cultura religiosa», lasciando ferma l'ora di religione attuale, sono tre, a detta della sociologa Carmelina Chiara Canta che già nel 1999 scrisse «L'ora debole» riferita alla cosiddetta alternativà scelta nell'obbligo da una media del 9%, con qualche punto in più solamente alle superiori.
IL PRIMO SCENARIO divide in due l'alternativà: chi vuole fa altro come ora, in una visione agnostica, ma viene data anche la possibilità di studiare le principali confessioni. La seconda introduce nell'ora di cattolicesimo anche l'attenzione alle religioni mediterranee. La terza vi introduce solo la islamica che è la più diffusa fra i nostri immigrati. Non viene invece ritenuta applicabile per adesso la proposta Melandri di un'ora aggiuntiva di storia delle religioni. Il problema diventa quello dei docenti e qui entra in causa l'università. «Gli insegnanti laici tendono a dare un taglio culturale all'ora di religione, mentre i sacerdoti spesso la intendono come continuazione della pastorale delle parrocchie», riferisce la sociologa.
Il Cem segue alcune esperienze a Udine e Foggia tramite il metodo Bradford, ritrovabile sull'apposito manuale. È il «Cooperative learning» basato sulla cooperazione tra gli studenti. «Cercare la verità non da soli ma condividendo idee, dubbi e imparando gli uni dagli altri», come spiegato al convegno da Marco Del Corso e Marialuisa Damini.
E nel mondo com'è? Raccomandazioni sul piano teorico sono giunte dalla Ue e dall'Ocse. Ci sono in Svizzera due comuni del Canton di Lucerna in cui si insegna l'Islam. Negli Usa l'insegnamento religioso è bandito dalle scuole pubbliche ma ci rientra connesso ad altre tematiche. Nel Quebec francofono e cattolico esisteva fino al 2005 l'opzionalità come da noi. Da quell'anno è partito fra polemiche e ricorsi il programma comune di «Cultura etica e cultura religiosa» che prevede la conoscenza, non solo di cattolicesimo e protestantesimo, ma anche di altre tradizioni da lontano.
Magda Biglia
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