Broletto unito sul D'Annunzio: «Non solo cargo»
IN COMMISSIONE. Plauso all'intesa veronese. Con un po' di cautelaIl presidente: «Passeggeri, partiamo con il turismo L'ingresso di Sea? Prima dobbiamo strutturarci» DIEGO INVERNICI
I consiglieri del Broletto plaudono convinti all'intesa siglata dal presidente Daniele Molgora e dall'assessore Giorgio Bontempi all'Hotel Veronesi La Torre la scorsa settimana, che prelude ad un'unica società di gestione per il Catullo e il D'Annunzio. Chiedono però a Molgora che si faccia garante dello sviluppo dello scalo bresciano, affinchè il traffico passeggeri non sia trascurato.
«TERZA PISTA». L'occasione è stata l'audizione di ieri nella commissione Bilancio presieduta da Pier Luigi Mottinelli. In apertura Bontempi ha evidenziato che il risultato negativo di bilancio della Catullo, nel cui consiglio di amministrazione siede, è frutto anche di eventi congiunturali come le guerre che hanno tagliato i collegamenti con l'Egitto o la nube islandese. Ma confida che a livello operativo un miglioramento nascerà grazie alla migliore diversificazione dell'handling dall'operatività.
Il presidente del D'Annunzio Vigilio Bettinsoli ha invece sottolineato che il risparmio di 1,4 milioni (su un «rosso» che supera i 4 milioni) è derivato dalla razionalizzazione delle spese e dell'utilizzo del personale, tema su cui il sindacato ha offerto la sua collaborazione. Il 1 giugno - ha ricordato - è diventato realtà il rifornimento dalla pipeline che ha origine a La Spezia, e che consente un prezzo quasi a livello di Malpensa. E a proposito di Malpensa, nell'apprendere che la terza pista è a rischio Bettinsoli ha ricordato che «più volte abbiamo insistito con Verona sull'importanza di entrare a far parte del sistema di scali del Sud Europa, magari giocando noi questo ruolo».
Qualunque sia, la strada da percorrere per rilanciare l'aeroporto di Montichiari è ancora lunga e lo stesso Molgora ha ammesso che l'accordo veronese è il primo tempo della partita. Il secondo sarà la redazione del piano industriale da approvare all'unanimità nel quale la vocazione di Brescia sarà chiarita.
CARGO E PASSEGGERI. Se per il cargo infatti la competitività sul rifornimento rende Montichiari appetibile, «sui passeggeri - per Molgora - la questione è più complicata perché le compagnie si spostano sulla base della convenienza». E «non possiamo inventarci di coprire la rotta per la luna se non interessa a nessuno, dovremo attenerci a quanto ci proporranno i tecnici». Comunque Molgora di alcune cose è convinto. Primo, il progetto industriale dovrà in qualche modo lasciare spazio anche al traffico passeggeri per Brescia. Secondo, non potrà essere una guerra tra poveri con gli altri scali (Bergamo e Verona). Cioè, «non potremo rubare traffico ma se mai dovremo inventarcene di nuovo». Pensa al bacino trentino con le nuove strade della Valsabbia o «in primis a partire soddisfando le richieste turistiche».
La destinazione del nostro scalo preoccupa i consiglieri provinciali. Che non sia solo cargo lo chiedono il capogruppo Pdl Diego Invernici (che plaude al raggiungimento di un'intesa «punto qualificante» del programma elettorale), ma anche Fabio Ferraglio del Partito Democratico (in rappresentanza del gruppo è intervenuta anche Antonella Montini) secondo cui «non è tema da poco per i riflessi sull'alta capacità ferroviaria e sullo sviluppo turistico».
L'ALTRO SOCIO. Su richiesta di Giulio Arrighini (Lega Padana), Molgora ha poi chiarito che corrisponde al vero la perplessità sull'ingresso futuro dei milanesi di Sea nella nuova compagine azionaria ma solo perché ritiene attualmente prioritario «strutturarci» e «non è detto che per fare accordi commerciali una società debba diventare socia». Se comunque Brescia dovesse calare sotto il 25% previsto nella neonata Aeroporti del Garda (il 50% a Verona e il 25% a Trento) i nuovi soci «dovranno rispettarne il ruolo», e lo faranno necessariamente perché sarà il piano industriale a stabilirlo.
IL RUOLO DEL BROLETTO. L'aspetto finanziario è stato invece al centro della richiesta di chiarimento dell'Udc Roberto Gitti. Il presidente ha spiegato ai commissari che secondo lui la Provincia, attualmente detentrice del 4,2%, dovrà avere una percentuale tale da poter essere garante e, in ogni caso, il ruolo pubblico è soprattutto quello di coordinare e porre le basi perché tutto funzioni a dovere. Molgora ritiene comunque che la parte pubblica potrà essere coperta anche dai comuni contermini che «sono ancora da incontrare per capire la disponibilità». Un pilastro economico comunque c'è: «Centomila tonnellate di traffico comportano 600 posti di lavoro. E quei posti dovranno necessariamente essere per i bresciani».
Natalia Danesi
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