«Ma Brescia ha un Dna diverso»
LA TAVOLA ROTONDA. Le aziende bresciane sono scettiche sull'utilizzo delle tecnologie offerte da Internet per migliorare il businessDopo la prima fase di passaggio ai sistemi informatici gestionali si è creata una barriera culturale che resiste nelle organizzazioni
Internet favorisce la competitività, sostiene la crescita aziendale, creare nuovi posti di lavoro. Ma Brescia è ancora ben lontana da un approccio organizzativo che sfrutti le potenzialità del web nell'organizzazione aziendale, nel management, nella definizione strategica. Lo ha dimostrato ieri, con fiera ed apprezzabile sincerità, la tavola rotonda tra tre imprenditori bresciani.
I NUMERI dell'Ocse parlano di incrementi di ricerca esponenziali nelle aziende. In Francia, ad esempio, tra il 2009 e il 2010 il digitale ha contribuito per il 25% alla crescita ed ha generato 1,1 milioni di posti di lavoro. «Ma quello di Brescia è un dna diverso» è la risposta che emerge dagli interventi in particolare di Paolo Streparava (Gruppo Streparava) e Angelo Baronchelli (Ab Energy). Più aperto invece l'approccio di Luca Pedrotti (Innova group). Sandro Mangiaterra nel suo libro «Creatività high-tech» non ha incluso casi bresciani tra quelli più interessanti. Come mai? «La meccanica bresciana - spiega lui semplificando - ha una genesi dipendente dalla grande impresa, mentre quella del Nord Est, la vicentina ad esempio, era più indipendente più dinamica». Una risposta generalizzabile: l'economia bresciana sarebbe più strumentale e più vincolata. Ma una risposta migliore l'hanno data indirettamente le stesse aziende, rappresentando un mondo in cui l'informatica aziendale (quando c'è) è legata ai sistemi informativi interni, e nel quale l'utilizzo degli strumenti del web 2.0 a fini aziendali è considerata «una perdita di tempo che svia dagli obiettivi» come sostiene Streparava. Baronchelli ha raccontato l'adozione di software per l'elaborazione di informazioni interne, ma spiegando che «vent'anni di lavoro sono un patrimonio che tengo ben stretto, non ho fatto una analisi approfondita ma le aperture del cloud computing non fanno per noi». Streparava ha parlato delle resistenze all'arrivo dei sistemi informatici in azienda, quando lui diceva - non capito - «che la mail sarebbe stata utile». Oggi però è dalla parte opposta nel dibattito innovatori conservatori e spiega: «le differenze le facciamo in casa nostra - ha detto -, i costi li abbassiamo perchè abbiamo visione e conosciamo i materiali». In altre parole: una volta ottimizzati i processi e i prodotti resta poco da fare. La managerialità, l'amministrazione, il valore aggiunto in termini di servizio ai clienti, non sono ancora percepiti come ambiti ottimizzabili.
DIVERSO l'approccio di Pedrotti. Che arriva tangenzialmente a uno dei problemi chiave. Lui una volta ridisegnata sul piano funzionale l'azienda, verticalizzate le produzioni e specializzate le unità ha dovuto connettere i vari cluster: «Ma sull'asse della Serenissima da Brescia verso il Nord Est ci siamo accorti che le infrastrutture tecnologiche non sostenevano la complessità delle nostre elaborazioni, non c'era una rete internet sufficientemente capace». Chiedere la banda larga, insomma, non è un capriccio per giocherelloni del web ma una precisa necessità in grado di creare valore in sè. E diventa assai difficile spiegare alle aziende il valore economico di una cosa dove questa non esiste.G.A.
Tweet