A2A, nel Pdl confronto sulla linea-Saglia
IL FUTURO DELLE PARTECIPATE. Fa discutere la proposta della Lega sullo spinoff ma c'è pure il nodo dismissione, anche alla luce delle riforme del governo BerlusconiL'ex sottosegretario ha le idee chiare: «Lo spin-off è da tempo una mia idea, vendere non sia un tabù» Il sindaco: «Discorso aperto al contributo di tutti»
Più che lo «spin off ambiente» ad animare il dibattito interno al Pdl è il tema «dismissione» di parte della partecipazione del Comune di Brescia in A2A. La Lega anche su questo si è già espressa: per Fabio Rolfi: «non è un tabù la vendita di parte delle quote». Lo schema immaginato è: recupero di redditività almeno per la parte più vicina alla vocazione dell'ex Asm, poi valutazione sul da farsi. Incombe anche una scelta: concessioni o partecipazione pubblica oltre il 50% imposta dal governo Berlusconi e già dibattuta dopo l'estate. DA UNA PARTE il primo cittadino non pare affatto propenso ad immaginare un Comune meno «pesante» nell'azienda, dall'altra l'ex sottosegretario Stefano Saglia, che da componente di governo ha seguito in prima persona le politiche energetiche, invita ad aver coraggio ed a pensare alle prospettive più che all'impatto politico di una scelta che può apparire come disimpegno. «A2A - spiega Saglia - ha le caratteristiche per andare a vincere concessioni di servizi ovunque. Voglio far passare il concetto che se anche si scende nel capitale le possibilità di mercato dell'azienda rimangono inalterate». Lo spinoff non sembra sollevare opposizioni formali, tutt'altro. Dal Pdl fanno notare soprattutto come l'idea non sia un'originale elaborazione della Lega. «La proposta ricalca alcune mie opinioni che ho espresso da tempo. Giusto comunque che si avvii un dibattito». Detto questo Saglia ricorda due paletti: «Il patto di sindacato con Milano è l'orizzonte entro cui muoversi, per il resto non è sbagliato riflettere sulle diverse tradizioni, ma l'integrazione delle realtà rimane un obiettivo: la stagione Asm è superata dal '98 e dall'ingresso in Borsa prima ancora che dalla fusione con Aem». Ufficialmente, per ora, il Sindaco si pone come arbitro di una situazione in evoluzione e ieri si è limitato a sottolineare che «Il momento è delicato, da un lato è importante tenere un tono basso e costruttivo, dall'altro il dibattito è aperto dentro la maggioranza e con l'opposizione: tutte le proposte e sollecitazioni potranno essere utili». TRA I CONSIGLIERI il dibattito deve ancora decollare. Un incontro nei prossimi giorni partorirà una linea comune che - stando a quanto riferito dal capogruppo Achille Farina - non c'è ancora. Alcune idee in ordine sparso, tuttavia, ricostruiscono un quadro favorevole allo spin-off e votato alla difesa della partecipazione. Marco Toma chiede: «La massima condivisione di un piano, anche con l'opposizione, trovando principi che valgano per tutte le partecipazioni». Roberto Toffoli considera ancora l'azienda una risorsa per la città, ricorda alla Lega che lo spin-off «era proprio ciò che Tarantini prefigurava il giorno che venne invitato ad andare fora dai bai dal capogruppo Gallizioli» e rilancia: «Brescia ha offerto servizi grazie ad Asm, è palese che la direzione da dare sia quella di ritrovare un ruolo chiave bresciano nell'azienda». Ma tutti sono in linea con Angelo Piovanelli che sintetizza: «non si venda per fare cassa, se c'è la necessità il patrimonio va valutato nell'insieme». Posizione autonoma e netta quella di Ali, per Luigi Recupero: «è possibile immaginare una dismissione totale, in un percorso condiviso con Milano, e reinvestendo in una direzione diversa il ricavato».
Giovanni Armanini
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