«Responsabilità civile diretta? Magistratura sotto ricatto»

L'INTERVISTA. Il presidente della Giunta provinciale dell'Associazione magistrati boccia la legge approvata alla Camera
Claudia Moregola: «I giudici sono già responsabili di ciò che fanno La nuova norma rischia soltanto di minare terzietà e indipendenza»
04/02/2012
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In gioco, secondo l'Associazione nazionale magistati, c'è l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge

La Camera dei Deputati giovedì ha dato il via libera alla norma che introduce la responsabilità civile diretta dei giudici. Un voto storico, arrivato dopo 25 anni di dibattito politico, e nonostante il parere negativo del Governo, battuto dall'emendamento presentato dal deputato leghista Gianluca Pini, approvato con 264 voti favorevoli grazie anche allo scrutinio segreto (e a qualche «franco tiratore»). L'emendamento Pini amplia quanto stabilito dalla legge 117 del 1988, meglio conosciuta come legge Vassalli, che prevede la responsabilità civile dei giudici soltanto per i casi di «dolo» e «colpa grave», e non per i casi di mancata o scorretta applicazione della legge,con la sola possibilità di fare causa allo Stato e non direttamente al magistrato. La nuova norma invece stabilisce che «chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento di un magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell'esercizio delle sue funzioni o per diniego di giustizia, può rivalersi facendo causa sia allo Stato che al magistrato per ottenere un risarcimento». Le novità rispetto alla legge Vassalli sono dunque due: l'estensione della responsabilità alla manifesta violazione del diritto e la possibilità per il cittadino di citare in giudizio direttamente il magistrato. Contraria alla nuova legge gran parte della magistratura. Anche a Brescia, come spiega il presidente della giunta bresciana dell'Associazione nazionale magistrati, la pm Claudia Moregola. Dottoressa Moregola, come giudicate la «rivoluzione» approvata dalla Camera dei Deputati? «Con grande preoccupazione, soprattutto per le modalità con cui la questione è stata diffusa dai media ai cittadini con un occultamento e una mistificazione della verità. Occultamento, perchè si cerca di nascondere il fatto che il giudice già oggi risponde del suo operato davanti alla legge. in maniera diretta, sia sul piano penale sia a livello disciplinare: l'Italia è addirittura la nazione europea con il sistema disciplinare più efficiente e quella che applica più sanzioni nei confronti dei suoi giudici. Altro che casta intoccabile, come spesso veniamo definiti! Esiste inoltre una responsabilità di tipo contabile, e in proposito faccio subito un esempio: se un giudice sbaglia la liquidazione di un consulente tecnico. la Corte dei Conti si rivale direttamente su di lui per rivalersi del danno erariale. Altro caso: se un giudice "dimentica" un'autovettura sottoposta a sequestro, cosa che può capitare considerata la mole gigantesca di fascicoli che ogni magistrato deve gestire e visto che in molti uffici non vi sono sistemi informatici per gestire i beni sequestrati, anche a lui la Corte dei Conti chiederà di rifondere il conto». E la responsabilità civile indiretta? «Il cittadino che si ritiene danneggiato cita a giudizio lo Stato e dallo Stato verrà risarcito, con garanzia di adempimento che non avrebbe citando a giudizio un magistrato, che potrebbe essere incapiente rispetto al danno cagionato. Poi, però, lo Stato si potrà rivalere sul magistrato, anche trattenendosi parte dello stipendio. Dunque la responsabilità civile del magistrato esiste già da molti anni ed è per questo che molti colleghi pagano ogni anno un'assicurazione per la responsabilità civile. Non bastasse, si procede a mistificare la norma facendola passare per un adeguamento alla normativa europea, quando è l'esatto opposto». In che senso? «Anzitutto in nessuno Stato europeo è prevista la responsabilità civile diretta del magistrato. Inoltre la Corte di giustizia si è già espressa negativamente su questa previsione e, dunque, se una legge del genere entrasse in vigore la magistratura farebbe certamente ricorso all'organo di giustizia europeo per farla dichiarare illegittima e tutelare la sua autonomia e indipendenza. Anche il Consiglio d'Europa, con la raccomandazione del Comitato dei Ministri agli Stati membri sui giudici numero 12 del 2010, adottata dal Comitato dei Ministri il 17 novembre 2010, ha escluso l'ammissibilità di qualsiasi forma di responsabilità civile diretta dei magistrati. In questa raccomandazione si dice, testualmente, che "l'interpretazione della legge, l'apprezzamento dei fatti o la valutazione delle prove effettuate dai giudici per deliberare su affari giudiziari non deve fondare la responsabilità disciplinare o civile, tranne che nei casi di dolo e colpa grave". E si aggiunge che "soltanto lo Stato, ove abbia dovuto concedere una riparazione, può richiedere l'accertamento di una responsabilità civile del giudice attraverso un'azione innanzi ad un tribunale". Si sottolinea, infine, che "i giudici non devono essere personalmente responsabili se una decisione è riformata in tutto o in parte a seguito di impugnazione». Cosa significa, dunque, secondo l'emendamento Pini che il giudice dovrà rispondere civilmente? «Significa che il cittadino potrà cambiare il giudice a suo piacimento perché intentandogli causa lo costringerà ad astenersi dal processo in corso. Il lavoro del magistrato, per sua natura, consiste nel dare torto a una parte e ragione all'altra. Così, ci sarà sempre qualcuno scontento della decisione e questi, anziché impugnare la sentenza, potrà fare causa al giudice che l'ha emessa, tra l'altro contribuendo a intasare ancora di più la giustizia civile, che già è soffocata da milioni di cause pendenti». Quali sono i rischi per la giustizia italiana e per la democrazia? «I rischi sono molteplici, in primis quello di avere una magistratura sotto scacco e sotto perenne ricatto di una possibile e continua azione giudiziaria diretta. Questo mina irrimediabilmente la terzietà, l'indipendenza e l'autonomia dei magistrati e, quindi, il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. In questo modo il giudice non sarà più autonomo indipendente e, quindi, equidistante dalle parti, nell'esprimere il proprio giudizio, ma sarà esposto e condizionato soprattutto da chi ha i mezzi politici ed economici per intraprendere contenziosi contro i magistrati. Il giudice necessariamente deve distribuire torti e ragioni, scontentando una parte o, se necessario, entrambe a tutela della collettività. Ma un giudice esposto alle azioni dirette delle parti scontentate non sarà più libero, non sarà più un giudice, e a farne le spese saranno i cittadini». Come categoria, cosa avete intenzione di fare in vista del vaglio della norma da parte del Senato? «Il nostro consiglio nazionale ha indetto per martedì prossimo una rinunione per valutare le iniziative che saranno intraprese nelle prossime settimane».

Federica Malvicini

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