Il caso Gervasoni-Cis arrivato al «lieto fine»

GIUSTIZIA.Potrebbe essere l'ultimo atto di una lunga vicenda penale
Una casa al centro della battaglia legale tra la donna e l'avvocato iniziata 12 anni fa
04/02/2012
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Lino Gervasoni, in cambio di denaro, ha rinunciato a causa e immobile

Comunque la si voglia vedere, è innanzitutto la fine di una vicenda giudiziaria che si trascina da 12 anni. L'accordo stragiudiziale raggiunto ieri dall'avvocato Lino Gervasoni e dalla famiglia dell'impenditrice Maria Laura Cis rappresenta l'epilogo di una lunga battaglia giudiziaria nel corso della quale ci sono state condanne per usura, poi prescritte, e condanne per calunnia passate in giudicato. Al centro dell'accordo di ieri un immobile, ma anche la rinuncia al proseguimento della causa civile di risarcimento danni intentata dall'avvocato Gervasoni nei confronti dell'imprenditrice che lo accusava e, per questo, era stata condannata in appello a un anno e 4 mesi per calunnia, sentenza confermata il 26 maggio 2010 dalla Cassazione. TUTTO INIZIÒ con la denuncia per usura di Lino Gervasoni e Santo Galeazzi da parte di Maria Laura Cis. Secondo l'imprenditrice l'avvocato e l'imprenditore le avevano prestato denaro a un tasso d'interesse variabile tra il 59 e il 620 per cento. I giudici di primo grado le avevano creduto e avevano condannato i due imputati a 4 anni e sei mesi di reclusione. Poi, però, il processo d'appello ha stabilito che, stante l'avvenuta prescrizione, non era più possibile procedere. Ma anche l'avvocato Gervasoni nel frattempo aveva agito legalmente contro la Cis, che non riconosceva le firme sugli atti in base ai quali doveva 3,5 miliardi di lire a Gervasoni: «Non sono mie: sono state contraffatte», sosteneva la signora. L'immobile era stato ceduto all'avvocato in quel contesto. Per questo Gervasoni aveva denunciato l'imprenditrice per calunnia. In primo grado Maria Laura Cis era stata assolta, ma in appello era stato poi condannata a un anno e quattro mesi, pena sospesa. E confermata in Cassazione. La Corte d'appello di Brescia aveva anche stabilito che a Gervasoni andavano risarciti i danni. IERI È STATO raggiunto un accordo stragiudiziale tra le parti. Il legale ha ottenuto quella che ritiene essere un'adeguata soddisfazione economica. Il che comporta da parte sua la rinuncia alla rimanente azione legale e contestualmente il riconoscimento della proprietà dell'immobile all'imprenditrice e al marito. A questo punto sembrano esclusi ulteriori strascichi a una vicenda complessa, nel corso della quale si sono vissuti momenti anche molto delicati, e che ora può finalmente celebrare il lieto fine.

Mario Pari