Rossi rincara la dose: «Clima da censura»
LA POLEMICA. Continua la contrapposizione tra gli assessori e il presidente di Bresciatourism, che rimane sulle sue posizioni nonostante la giunta l'abbia "sfiduciato"La replica a Labolani: «E se non chiedo scusa cosa pensa di fare? Vuole forse mandarmi al confino?» Ad Arcai: «Promozione Unesco: 7 mesi bastavano» PAOLO ROSSI
Non si scusa, Paolo Rossi. Anzi, dopo le dichiarazioni venute dalla Loggia in risposta alle sue critiche sulla mala gestione di Santa Giulia patrimonio Unesco, il presidente di Bresciatorism si dice addirittura preoccupato per il «clima da censura». Rossi, che martedì ha espresso il suo disappunto per le «tante occasioni perse» dall'amministrazione comunale rispetto alla promozione della città, non si rimangia una sola parola:«Ho letto che la Giunta mi sfiducia e, francamente, mi fa un pò ridere e non so cosa significhi - ha dichiarato -. Mi stupiscono i toni usati nei miei confronti, come a dire “o sei con noi o senza di noì ». A Rossi è sembrato particolarmente accanito l'assessore Mario Labolani che, in appoggio al collega Andrea Arcai, lo ha intimato di chiedere scusa al più presto:«Se non lo faccio cosa succede? Labolani mi manda al confino?» ironizza Rossi. IL PRESIDENTE di Bresciatourism dice di essere riuscito nel suo intento, ovvero sollevare il dibattito:« Volevo aprire un confronto, buttare un sassolino nello stagno e smuovere le acque, e mi sembra di esserci riuscito - spiega -. Si tratta di discutere su una cosa mi sta molto a cuore, la nostra città, che merita ogni attenzione. È giusto avere uno scambio libero su questi argomenti». Rossi ha ribadito le critiche sulla mancata comunicazione che avrebbe permesso a Brescia, città Unesco, di diventare meta ambita:«Andava sbandierato letteralmente ai quattro venti; capisco che sono state fatte delle cose, ma fino a che ce le raccontiamo fra di noi non cambia nulla». Ma è possibile farlo in soli sette mesi, considerando che la notizia dell'inserimento nella lista Unesco è arrivata in giugno 2011? Secondo Arcai no, anzi, l'assessore ha dichiarato di aver già fatto il massimo. Non è d'accordo Rossi:« Per chi fa il mio mestiere sette mesi sono fin troppi - ribadisce -, forse non conosco i tempi della politica, ma se guardo quello che è successo in Italia negli ultimi tre mesi vedo un paese cambiato. E noi?». Rossi è soddisfatto del lavoro dell'ente che presiede e non crede di aver usato un occhio di riguardo nella promozione della provincia a sfavore della città:«Bresciatourism è un ente che promuove Brescia nel mondo e per farlo deve poter contare su progetti qualificanti. Si tratta di capire chi fa cosa». E sulla mancata cultura dell'accoglienza, che Arcai ha individuato come uno dei problemi di fondo per Brescia? «È vero, manca. Ma è compito dell'amministrazione favorirla, aprire una concertazione seria. Altre città ci sono riuscite. Mi spiace citare sempre Verona o Bergamo, ma la differenza è innegabile». Rossi torna sul fatto che chi va in Santa Giulia non trovi nemmeno un caffè:« È un simbolo, ma fa capire le cose. Non è normale che in un museo così non ci sia un bar. In tutti i musei del mondo c'è». ROSSI RIBADISCE di amare profondamente la sua città e spera che questo dibattito porti una sferzata di aria nuova. «Brescia può farcela, non è vero che vivrà sempre di luce riflessa dal lago. Non mi pento di aver detto quello che ho detto: non ho elezioni da vincere e sono libero di esprimere la mia opinione». COPYRIGHT
Michela Bono
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