Giudici di pace all'osso «Espulsioni a rischio»

L'ALLARME. Il coordinatore Nicola Nesi avanza una serie di preoccupazioni sull'attuazione del «pacchetto sicurezza»
Da lunedì al via i processi ai clandestini, ma l'organico fa acqua: «Siamo in otto dovremmo essere in 25»
19/09/2009
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Il coordinatore dei giudici di Pace Nicola Nesi teme che l'ufficio non reggerà il carico delle espulsioni

Immigrati irregolari in aula per rispondere del reato di clandestinità davanati alla giustizia. Lo prevede il pacchetto sicurezza entrato in vigore l'8 agosto scorso, diventerà realtà anche negli uffici giudiziari bresciani a partire da lunedì prossimo, data in cui sono state fissate le prime udienze, di competenza dei giudici di pace.
È proprio il coordinatore delle toghe bresciane, Nicola Nesi, a lanciare l'allarme: «Come possiamo affrontare con efficienza anche questo compito se a mala pena siamo in grado di tenere il passo con le cause civili e penali assegnate ai nostri uffici?». La sottostima del personale non è una novità, ma a questo punto le cose si complicano, e la macchina della giustizia bresciana rischia di impallarsi ulteriormente.
«Non so nemmeno con precisione che mole di lavoro dobbiamo aspettarci, quanti clandestini andranno a processo nessuno lo ha comunicato con precisione - si rammarica Nesi - sul tavolo della Procura dovrebbero esserci un centinaio di incartamenti. Da lunedì dunque, potrebbero già essere in calendario cinque udienze: un processo per direttissima e altri tre o quattro con procedimento ordinario».
Detto questo, il punto è che nelle aule di via Vittorio Emanuele mancano i cancellieri. Otto giudici (l'organico ne prevede 25) per due sezioni (cinque per quella penale e tre per la mista) e nessun cancelliere qualificato che possa presiedere le cause penali, tra cui rientrano i procedimenti per il reato di clandestinità.
IN PRATICA, mancano all'appello i così detti B3, cancellieri autorizzati ad entrare in aula e affiancare giudici e magistrati nelle cause penali. Va da sè che con questa premessa, lasciando da parte per un attimo il capitolo clandestini, nessun processo penale potrebbe essere celebrato davanti ai giudici di pace bresciani. Per risolvere temporaneamente la situazione ed evitare lo stallo, è stato proprio il coordinatore Nicola Nesi a firmare un'ordinanza con cui conferisce ai cancellieri B2 (con qualifiche inferiori a quelle richieste) l'incarico di presiedere alle udienze.
«Li ho praticamente obbligati - spiega Nesi - non avevo alternative». Una scelta però che corre sul filo del rasoio: «La responsabilità di chi entra in aula ovviamente ricade su di me: paradossalmente, questi funzionari giudiziari potrebbero fare ricorso al Ministero per chiedere un riconoscimento sia economico che di ruolo. La legge, peraltro, vieterebbe al coordinatore di attribuire competenze straordinarie rispetto al grado di qualifica».
Solo due giorni alla settimana, ma fino a metà ottobre, le udienze sono coperte: «Il lunedì e il martedì arrivano due cancellieri B3, uno da Montichiari e uno da Chiari: aiutano certo, ma il problema resta. Resta dal mercoledì al venerdi, e non so come si metteranno le cose quando, a metà del prossimo mese, scadrà il loro mandato di sei mesi».
A LUGLIO SCORSO le acque sembrano muoversi: all'ennesima sollecitazione di Nesi il Ministero assegna un funzionario agli uffici del giudice di pace di Brescia. «Sì ma non si tratta di un trasferimento diretto». Da Roma a Brescia passando per Palazzo Loggia.«Il Ministero ha autorizzato e delegato il Comune affinchè ci mandasse qualcuno.. L'aspetto grottesco della faccenda sta nel fatto che, dopo un iter burocratico tutt'altro che celere e dopo una voce che finalmente si alza dalla Capitale, qui non si è ancora visto nessuno». Non solo. Pare che un'impiegata della Loggia con le qualifiche necessarie abbia fatto domanda per il trasferimento, ma che dal Comune abbiano risposto picche. «Anche se questa persona fosse trasferita -continua Nesi che ovviamente ci spera - non sarebbe comunque facile: dovrei affiancarla, insegnarle il mestiere». Se la partita sia definitivamente chiusa non è certo, soprattutto alla luce delle udienze che vedranno al banco degli imputati i clandestini arrestati a Brescia.
«SI È MOSSO anche il presidente del Tribunale Mazzoncini che ha sollevato il problema dell'organico nei nostri uffici al vicesindaco Rolfi, vedremo che cosa succederà».
«Non faccio altro che sollecitare magistrati e autorità, sono stanco». Lo sguardo di Nesi si abbassa per un attimo, ma almeno una cosa l'ha ottenuta: che i tecnici del Comune si mettessero al lavoro per verificare l'agibilità della sede di via Vittorio Emanuele. «Se non saremo trasferiti al Palagiustizia o nelle vecchie sedi di Corti e Tribunali, voglio essere sicuro che questa struttura sia a norma».
Mara Rodella

Mara Rodella